Studenti in sciopero, per cosa?

12 Ott

E’ davvero difficile comprendere cosa c’entrino gli studenti con lo sciopero convocato oggi dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza (CGIL Scuola) ed, a seguire, Unione degli universitari e dalla Rete degli studenti medi. Infatti, gli universitari ‘di per se nulla c’entrano’ con la scuola, mentre i/le ragazzi/e delle superiori avrebbero tutt’altro da fare che sostenere delle richieste corporative.

Infatti, La Repubblica stessa riporta che la “Pensavamo di avere già dato – scrive nel volantino la Flc Cgil – ma con la spending review vengono sforbiciati altri 200 milioni di euro. …  Nella legge di stabilità approvata dall’esecutivo Monti ci sarebbe una decurtazione di un miliardo sulla scuola, da concretizzare aumentando l’orario di lavoro dei docenti di medie e superiori per risparmiare sulle supplenze. …  Le retribuzioni sono tra le più basse d’Europa. In più si chiede ai docenti di lavorare più ore 2 senza compenso aggiuntivo”.”

Informazioni che ci raccontano come la sforbiciata della spending review equivalga a due mesi scarsi di supplenze (caso mai di questo si trattasse) od allo 0,4% dell’intero budget dell’Istruzione. Inezie, a confronto con tagli, economie e balzelli che altri comparti stanno subendo.

Quanto all’eventuale norma che porti l’orario di lavoro dei professori a livello europeo, ovvero oltre le 18 ore settimanali, i giovani e gli studenti dovrebbero solo plaudire, visto che questo eviterebbe cambi continui di docenti, nel corso degli anni, e garantirebbe che i supplenti siano i loro stessi docenti, per altro di provata esperienza e ben interlacciati col Piano dell’offerta formativa della scuola.

Arrivando agli stipendi – che saranno i più bassi d’Europa ma anche a causa dell’enorme numero di docenti che lo Stato Italiano ha assunto – è davvero disarmante vedere dei giovani che appoggino richieste di aumenti stipendiali o di compensi aggiuntivi, mentre operai ed impiegati finiscono disoccupati e mentre malati ed anziani son trattenuti al lavoro.

In effetti, gli studenti (ma non i docenti) protestano anche per altre cose.
“In Italia ci ritroviamo ancora con un modello frontale di lezione che non crea alcuna interazione fra studente ed insegnante, con materiali didattici preistorici, con programmi estremamente datati che non tengono minimamente conto dell’evoluzione che il nostro paese e la nostra società ha avuto negli ultimi sessanta anni”. “Ben poche sono le regioni che hanno adottato leggi sul diritto allo studio virtuose. Borse di studio, comodato d’uso dei libri di testo, gratuità dei trasporti pubblici sono solamente un miraggio per la stragrande maggioranza delle realtà italiane”.

Cose che sono al centro delle proteste non solo della Rete degli studenti medi, ma anche del Blocco Studentesco, che oggi non ha manifestato e che chiede attenzione anche per la “privatizzazione scolastica, la sicurezza e l’edilizia scolastica, le riorganizzazioni che non avranno altro risultato se non quello di arricchire le casse dei privati ed impoverire gli istituti pubblici con tagli ai fondi”.

Già, la sicurezza ed il decoro degli edifici scolastici o l’esternalizzazione dell’istruzione professionale da parte degli Enti Locali … di cui nessun sindacato della scuola mai parla o se ne lagna. Come, anche, si protesta sempre e solo contro il Ministero, dimenticando cosa (non) fanno Regioni, Province e Comuni e come spendono le risorse che potrebbero servire alle scuole.

E’, dunque, difficile comprendere degli studenti (e dei docenti) che scioperino con tanto afflato per materiali didattici antidiluviani e non altrettanto per la qualità degli immobili dove trascorrono metà della propria giornata.

E’, anche, difficile condividere l’idea che ad uno sciopero del personale – che pone principalmente mere questioni salariali o di mansionario – si vadano ad associare gli utenti, lamentando ad ogni riforma dei “programmi estremamente datati che non tengono minimamente conto dell’evoluzione che il nostro paese e la nostra società ha avuto negli ultimi sessanta anni”.
Infatti, quello che è datato è – spesso e volentieri – il metodo didattico, visto che per i professori, ad eccezione di quanti provenienti dalle ex-SISS, non sono previste competenze nel campo psico-pedagogico e sociologico, benchè meno se parliamo di nuove tecnologie e multimedialità.

Ed è del tutto impossibile comprendere cosa abbiano da manifestare insieme lavoratori e studenti delle scuole superiori e delle università, visto che le prime sono le neglette del sistema di finanziamento pubblico ed uno dei pochi spazi di ‘democrazia sul lavoro’ esistenti nel paese, mentre le seconde sono  sprecone ed elitarie come solo un sistema baronale può essere.

Ovviamente, se gli studenti manifestassero unitariamente e per conto proprio, sarebbe un’altra cosa. Anzi, un’altra Italia. E, finchè questo non accadrà, finchè gli Italiani saranno ‘spartiti’ in fazioni fin dall’adolescenza, non vi sarò futuro che tenga per loro e per il nostro Paese.

originale postato su demata

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