Honduras, nascono le prime ‘città a noleggio’

7 Set

Naomi Klein sta lanciando l’allarme, tramite Facebook, riguardo un allarmante ‘esperimento sociale’ che il governo dell’Honduras sta mettendo in atto: le città privatizzate.

Costruite da zero da investitori privati, le città sperimentali saranno concepite come città d’affari, le cosiddette “zone di libero scambio” come Dubai o Hong Kong, ma con un sistema di governance indipendente, ovvero secondo le regole dettate dalla multinazionale proprietaria o, peggio, da un anonimo fondo finanziario.

Il sogno di qualunque speculatore, monopolista o semplice palazzinaro, che ‘i soliti oppositori’ definiscono “città a noleggio” e “cancellazione della democrazia”, visto che saranno rette da un consiglio di amministrazione e non da un sindaco …
La cosiddetta “chartered city” sarebbe in contrasto con i diritti di tutti honduregni, con impatti negativi sulla popolazione indigena del paese.

Naturalmente, per il governo honduregno, si tratta ‘del progetto del secolo’, ma, per avere ‘conferme’, basta ricordare che il presidente Porfirio Lobo è arrivato al potere con un colpo di stato militare nel 2009 e che a consigliarlo c’è l’economista americano Paul Romer,  laureatosi presso la Scuola di economia di Chicago di economia e attualmente professore alla Stern School of Business della New York University.
E vale la pena di precisare che le città dovrebbero operare al di fuori del controllo del governo honduregno  e avranno “le loro proprie forze di polizia, le leggi, il governo e i sistemi fiscali.”

Secondo Oscar Cruz, ex magistrato che ha presentato una mozione alla Corte Suprema, il progetto è incostituzionale ed è “una catastrofe per l’Honduras”, che “le città comportano la creazione di uno Stato nello Stato e di un ente commerciale con i poteri dello Stato al di fuori della giurisdizione del governo”.  Secondo Ismael Moreno, corrispondente per la rivista nicaraguense Sped, sono elevati i rischi per l’ambiente, in particolare se uno dei siti di sviluppo sarà la valle Sico, una zona di foresta vergine lungo la Mosquito Coast.  “Questa città modello finirebbe per eliminare l’ultima frontiera agricola rimasta” (link).

The Guardian rimarca come “l’idea ha provocato polemiche in un paese già sofferente per uno dei peggiori livelli di disuguaglianza nel mondo” e la stampa USA (Associated Press) ricorda come questo andrà a creare un nuovo paradiso fiscale, dove è possibile aggirare le norme sul lavoro e quelle ambientali.

Considerato che l’Honduras si trova a metà strada tra Columbia e Messico, è altrettanto proponibile l’ipotesi di un forte interesse dei narcos e dei cachicchi dela droga ad investire in queste ‘città privatizzate’ e/o appropriarsene.

Non vorrei drammatizzare, ma sembra che la soluzione liberista ad un mondo che va a rotoli sia quella di andarsi a rintanare in qualche città di cristallo … Oggi, ‘zone di libero scambio’, domani feudi, feudatari, vassalli e valvassori …

La barbarie neoliberista non trova requie.

Post Scriptum (8-9-2012)

Dal Report 2012 di Amnesty International:
Diverse persone sono state uccise nel contesto di continue dispute sulla terra nella regione dell’Aguan. Gli sgomberi forzati (ndr. necessari per creare la città a noleggio?) hanno lasciato senzatetto centinaia di famiglie di campesinos (contadini). È continuata l’impunità per le violazioni dei diritti umani da parte dei militari e della polizia, comprese quelle commesse durante il colpo di stato del 2009. Difensori dei diritti umani hanno continuato a essere vittime di intimidazioni.

Ad aprile, il governo ha istituito una commissione verità e riconciliazione per analizzare gli eventi che portarono al colpo di stato. Nel suo rapporto reso pubblico a luglio, la Commissione ha ammesso che gli eventi del 2009 costituirono un colpo di stato e che si erano consumate molteplici violazioni dei diritti umani, tra cui atti di uso eccessivo della forza da parte dei militari e della polizia. A fine anno, nessuno era stato chiamato a rispondere
per queste violazioni dei diritti umani.

A giugno, l’Honduras è stato riammesso all’Oas, da cui era stato espulso a seguito del golpe del 2009.
Membri della magistratura, destituiti a seguito di procedimenti iniqui sotto il governo de facto, a fine anno non erano stati ancora reintegrati.

Senza parole, vero?

originale postato su demata

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4 Risposte to “Honduras, nascono le prime ‘città a noleggio’”

  1. Roberto Penna settembre 7, 2012 a 9:06 pm #

    Il Presidente honduregno Porfirio Lobo non è salito al potere con un colpo di Stato, bensì è stato regolarmente eletto durante le Presidenziali del 2009, successive alla crisi istituzionale scatenata da Manuel Zelaya, deposto dalla Corte Costituzionale del Paese perché intendeva garantirsi una rielezione non prevista dalla Costituzione dell’Honduras. Le elezioni sono state giudicate regolari dagli osservatori internazionali e il Governo Lobo è riconosciuto da USA, UE e dal resto del mondo, con l’eccezione del Venezuela di Chavez e dei suoi pochi amici. Saluti. Roberto Penna.

    • demata settembre 8, 2012 a 8:18 am #

      Temo che sia proprio una dittatura …

      Dal Report 2012 di Amnesty International:
      Diverse persone sono state uccise nel contesto di continue dispute sulla terra nella regione dell’Aguan. Gli sgomberi forzati hanno lasciato senzatetto centinaia di famiglie di campesinos (contadini). È continuata l’impunità per le violazioni dei diritti umani da parte dei militari e della polizia, comprese quelle commesse durante il colpo di stato del 2009. Difensori dei diritti umani hanno continuato a essere vittime di intimidazioni.

      Ad aprile, il governo ha istituito una commissione verità e riconciliazione per analizzare gli eventi che portarono al colpo di stato. Nel suo rapporto reso pubblico a luglio, la Commissione ha ammesso che gli eventi del 2009 costituirono un colpo di stato e che si erano consumate molteplici violazioni dei diritti umani, tra cui atti di uso eccessivo della forza da parte dei militari e della polizia. A fine anno, nessuno era stato chiamato a rispondere
      per queste violazioni dei diritti umani.

      A giugno, l’Honduras è stato riammesso all’Oas, da cui era stato espulso a seguito del golpe del 2009.
      Membri della magistratura, destituiti a seguito di procedimenti iniqui sotto il governo de facto, a fine anno non erano stati ancora reintegrati.

      Senza parole, vero?

  2. Roberto Penna settembre 10, 2012 a 12:45 am #

    Intanto Amnesty International non è la Bibbia, poi, sottolineare la brutalità della polizia honduregna non è sufficiente per affermare che in Honduras oggi vi sia una dittatura. Un po’ in tutta l’America Latina i corpi di polizia e dell’esercito non sono mai granché teneri con il prossimo, anche perché hanno a che fare quotidianamente non solo con i poveri campesinos, sui quali peraltro viene operata una certa propaganda politica, ma pure con bande organizzate di criminali molto feroci. Ringrazio per lo spazio concessomi nuovamente. Roberto Penna.

    • demata settembre 10, 2012 a 7:05 am #

      Un golpe è un golpe. Gli indigeni sfolalti sono indigeni sfollati. Il rischio che in queste ‘città a noleggio’ si insediono le mafie è quasi una certezza. Amnesty è Amnesty, la Bibbia è la Bibbia.

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