Monti, Bersani e la guerra contro tutti

12 Lug

All’Assemblea annuale dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) di ieri ha partecipato il Gotha – è il termine più calzante – dell’economia finanziaria italiana. Ad ascoltare i nostri media tutto si sarebbe svolto nella massima coesione, ma, a leggere le dichiarazioni, qualche crepa s’intravede.

Ad esempio, quando Mario Monti  annuncia che “siamo all’interno di un tunnel. I primi risultati arriveranno nel 2013. Il mio successore vedrà risultati. Un percorso di guerra durissimo. Una guerra contro i diffusi pregiudizi sull’Italia, contro le ciniche sottovalutazioni di noi stessi, una guerra contro le eredità, cioè il grande debito pubblico, contro gli effetti inerziali di decisioni del passato e contro vizi strutturali della nostra economia”.

Una ‘guerra’ che un paese allo stremo potrebbe non riuscire a sopportare come ricorda alla platea Giuseppe Mussari, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana: “La pressione fiscale che ha raggiunto livelli insostenibili per imprese e famiglie”. Inoltre, “in media, negli ultimi dieci anni, (ndr. le banche hanno) sopportato quasi 15 punti di pressione fiscale in più rispetto all’Unione europea.”

O come Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, che tiene a puntualizzare come  “l’economia italiana è ancora in recessione e nella media di quest’anno il Pil diminuirebbe di poco meno di due punti percentuali. Al peggioramento dello scenario concorrono l’aumento del costo e il deterioramento della disponibilità di credito indotti dalla crisi del debito sovrano”.

Tradotto in italiano corrente, secondo Bankitalia non è la flessione del PIL a metterci nei guai, quanto il fatto che gran parte dei soldi che girano in Italia siano stati ‘dragati’ dalle aste dei titoli di Stato ad interessi vantaggiosissimi e dalle misure fiscali draconiane attuate da Mario Monti. Vuoi vedere che era (sarebbe) meglio attuare una Patrimoniale?

D’altro avviso sembra essere Giuseppe Mussari (ABI), che auspica il trasferimento – o comuque una loro valorizzazione – delle “quote delle banche nel capitale di Banca d’Italia a enti pubblici”, dato che ne “trarrebbero beneficio i patrimoni delle banche, aumenterebbe la nostra capacità di erogare credito”.

Ovviamente, anche un bambino si rende conto che, così facendo, il peso di Bankitalia diventerebbe pressochè nullo e che l’Italia finirebbe in balia dei Poteri Forti ancor più d’oggi … dato che i cosidetti ‘poteri forti’ sono, per definizione, quelli che detengono quote in Banca d’Italia.

Una giornata di concertazione tra finanza pubblica e privata. Difficile trovare una definizione diversa per l’Assemblea dell’ABI cui hanno partecipato il Presidente del Consiglio italiano (un ex consulente di Goldman e Sachs) ed il Governatore di Banca d’Italia.

Eppure, proprio in una tale sede, Mario Monti è riuscito a dirci che gli “esercizi profondi di concertazione  in passato hanno generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro”.

Ebbene si, il Governo Italiano concerta con le banche, ma non con le aziende ed i sindacati.

Anche se, come ricorda Susanna Camusso, Segretario Generale CGIL, “l’ultima concertazione nel nostro Paese è quella del 1993. Un accordo che salvò il Paese dalla bancarotta, con una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal suo Governo”.

O facendo onore ai debiti contratti dalle pubbliche amministrazioni, ovvero decretando lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione, come sollecita il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, perchè “è un argomento da affrontare con massima urgenza perché nel settore dell’edilizia, ad esempio se si continua in questo modo un numero elevatissimo di imprese sparirà”.

E’, dunque, un dato di fatto che la ‘guerra di Mario Monti’ non intenda ledere alcun interesse del sistema finanziario, mentre – come stiamo assistendo da mesi – si è pronti a buttare alle ortiche la tradizione industriale (imprese o sindacati che siano).
Il sospetto è che sia Mario Monti sia la Mitteleuropa siano convinti che l’Italia vada deindustrializzata e trasformata in un paese agricolo e vacanziero come è toccato a tutti i paesi di tradizione ispanica.

Cosa c’entra Pierluigi Bersani in tutto questo? Tanto, tantissimo e nulla, visto che riesce a dimenticare che Mario Monti doveva salvare l’Italia e non dichiarargli guerra.

Per ora, il segretario del Partito Democratico è riuscito a dichiarare che “la democrazia non si impoverisce se ci si confronta. Anzi, è il contrario”.
Peccato che sia proprio lui il principale (se non unico) sostenitore di questa ‘grosse koalition’, che poco o nulla discute in Parlamento, e di questo ‘governo tecnico’ che – in nome dell’emergenza finanziaria – ha azzerato sui media ogni voce di dissenso e di dibattito sulla bontà della ‘cura Monti’.

Morale della favola?

Con la fuga in massa dell’elettorato da coloro che collaborano o sostengono questo governo, le quotazioni di Silvio Berlusconi ‘candidato premier’ sono notevolmente risalite e chissà come finirebbero le elezioni, se si andasse a votare con il ballottaggio.

Non è improbabile che ‘l’infatuazione’ degli italiani per Mario Monti e le sue pretese sia già finita da un pezzo e che, da un mese a questa parte, i conti presentati nel DEF e nella spending review non abbiano convinto le imprese, i liberi professionisti ed il clero. E, se non è affatto improbabile che la ‘spinta’ sia finita, allora diventa alquanto probabile che, nell’arco di 6-9 mesi, un congruo numero di elettori sarà invogliato a votare qualsiasi cosa purchè non chi (il Partito Democratico) ha sostenuto la nota ‘macelleria sociale’.

E’ inutile che Bersani, D’Alema e compagni continuino a nascondersi dietro i distinguo. Mario Monti ha scelto gli alleati ed ha dichiarato guerra.
O staccano la spina a questo governo, riformano la Casta, attuano una Patrimoniale e ci lasciano votare oppure saranno responsabili – dinanzi agli italiani e dinanzi alla Storia, come lo fu Stresemann per la Germania – di tutto quello che avverrà a seguire.

originale postato su demata

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