Tagli alla Sanità: niente trucchi

2 Lug

Arriva, finalmente, un primo, timido colpo d’accetta alla mala pianta della Sanità italiana. Un Sistema, quello Sanitario Nazionale, che ‘vantava’, nel 2004, ben 95.000 morti per cause gestionali (leggasi ‘malasanità’) e che vede, oggi e domani, un ‘bel’ 30% dei malati rari rinuciare alle cure (almeno 300.000 persone) a causa degli ostacoli che gli vengono frapposti.

I tagli ‘alla Salute’, dunque sono effimeri – 8 miliardi di euro di economie nel triennio su 116 di spesa complessiva – dato che il timore generale è che il SSN gestito dalle Regioni tagli ancor più i servizi già limitati per i malati, piuttosto che ridurre prebende, sprechi ed appalti.

Infatti,  le economie richieste dalla spendig rewiev non tocano gli oltre 200 miliardi che potrebbero essere ricavati dal ripristino di una certa correttezza nei bilanci, dela necessaria oculatezza nei preventivi,  della opportuna deotonlogia medica non solo verso i malati ma anche i colleghi. Non è un caso che le associazioni dei malati parlino di ‘incapacità di ascolto del malato’ ed il Wall Street Journal indichi il nepotism come il male che impedisce all’Italia di recuperare efficienza e competitività.

Otto miliardi d euro su centosedici in tre anni sono meno del 5% della spesa sanitaria ed equivalgono ad un aggiustamento – in basso – di circa 1,5% annuo. Tecnicamente non li si dovrebbe chamare neanche ‘tagli’ bensì ‘ottimizzazioni’.
Ottimizzazioni che dovrebbero toccare esclusivamente tre settori: forniture, servizi esternalizzati, premialità del personale.

Ottimizzazioni che, in quanto tali, non dovrebbero ‘colpire’ i malati, riducendone i servizi o le accessibilità ed incrementandone la contribuzione (ticket), ma, purtroppo, accadrà il contrario.

Quello che c’è da aspettarsi da questa ‘ottimizzazione’ del Sistema Sanitario Nazionale è un futuro piuttosto cupo, se parliamo del Lazio e delle altre regioni centromeridionali.
Infatti, si parte dalle famose ‘cattedrali nel deserto’ degli Anni ’60 e ’70, ovvero da quei siti ospedalieri dislocati in aree poco popolate del paese, per arrivare alle ‘assunzioni facili’ degli Ann’ ’80 e ’90, con situazioni dove il personale è ‘da sempre’ in esubero, ma inamovibile e privilegiato, ed agli ‘appalti d’oro’ dell’ultimo quindicennio, quando il Decentramento si trasformò in un flusso inesauribile di commesse, trasferimenti, enti strumentali, servizi esternalizzati.

Accadrà, dunque, che le Regioni più indebitate e che meno hanno migliorato od adeguato il proprio Sistema Sanitario saranno costrette – pur di non scomodare le ‘lobbies di riferimento’ – a scaricare le ‘giuste’ economie sui malati, trasformandole in ‘odiosi’ tagli. Le elezioni politiche ed amministrative sono alle porte per scadenza naturale dei mandati.

Certo, i nostri media potrebbero dare il loro contributo, confrontando costi e servizi da una regione all’altra o pubblicando le tante lettere che ricevono, ma nperchè dovrebbero farlo se finora non l’hanno fatto?

Fatto sta che, se dovesse arrivare un altro salasso per gli italiani al posto della necessaria ‘ottimizzazione’, non sarà solo il Wall Street Journal a prendere atto che in Italia esiste un problema ‘etnico’: il nepotismo.

originale postato su demata

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