Tienanmen, un anniversario proibito (video rari)

4 Giu

Liberamente tradotto e adattato da ‘Rue89 Le Nouvel Observateur‘,

Come da ventitré anni, il 4 giugno è il giorno più teso dell’anno in Cina popolare: ricorre l’anniversario tabù della sanguinosa repressione di Piazza Tiananmen, nell cuore di Pechino, la frantumazione della “Primavera”, il movimento democratico cinese in quell’anno cruciale, il 1989.

Il blogger cinese ‘Zola’, ben noto in Cina per il suo “citizen journalism” e per i suoi guai con la polizia, ha pubblicato sul mirror estero) e sul suo account Twitter (inaccessibile in Cina) tre foto vietate.

Ingiallite come se avessero un secolo.

Queste foto hanno un valore inestimabile per coloro che sono stati educati omettendo quei pochi giorni fatidici del 1989, che ancora pesano fortemente nella memoria collettiva cinese.

Ventitré anni dopo, resta il tabù, ma i difensori della memoria di Tiananmen hanno imparato a giocare con la censura del “Grande FireWall”, la muraglia cinese della censura digitale.

Questo raro video, ad esempio, documenta i fatti di quei giorni.

Inutile dire che, i giovani cinesi non hanno mai visto queste immagini e qualsiasi riferimento al massacro del 1989 è stato vietato su internet come nel mondo reale.”

Aggiungere che è anche inutile chiedersi perchè, a parte la BBC, le televisioni europee poco e nulla ricordino con eloquenti immagini e testimonianze il massacro di Tienanmen, che, ricordiamolo, fu un crimine contro l’umanità e non fu mai perseguito.

Come vale la pena di ricordare che Li Peng, il ‘macellaio’ di Tienanmen di ieri, è il premier cinese di oggi, che, dopo la recente visita in Cina Popolare di Mario Monti, incoraggerà gli investimenti cinesi sia pubblici sia privati in Italia.

Liberamente tradotto e adattato da Madeline Earp- Senior researcher for CPJ’s Asia Program

Una Cina Popolare dove, con il cambio di leadership atteso alla fine di quest’anno, la pressione sui critici del regime potrà solo aumentare. Tra i tantissimi casi di violazione dei diritti civili, ricordiamo Chen Guangcheng per 19 mesi agli arresti domiciliari o il documentarista Ai Weiwei, tenuto in isolamento per 80 giorni lo scorso anno.

La loro colpa? Aver denunciato in rete le vittime degli aborti forzati, i bambini uccisi dal crollo delle scuole, costruite con materiali scadenti, durante il terremoto del 2008 nel Sichuan, i metodi inquisitori della polizia e cosa accade se si tenta di esprimere una opinione.

Infatti, lo Stato cinese ritiene che questi individui rappresentino una minaccia alla “stabilità”, come lo scrittore Yu Jie esilio delinea in un articolo sul Washington Post di questa settimana. In realtà, ciò che minacciano è la censura e la persuasione occulta che il Dipartimento per la Propaganda ha usato per nascondere i tanti fallimenti ed orrori del Partito Comunista Cinese, come Tiananmen.

Per difendere questo sistema, la Cina si è dimostrata pronta a tutto. Dai benefit e privilegi dei militari e delle forze dell’ordine, al controllo (ben retribuito) che vicini di casa e colleghi devono eseguire su persone attenzionate dal ‘sistema’.

Intanto, l’economia cinese rallenta sempre di più ed il debito pubblico locale è corre verso il miliardo e mezzo di Euro, secondo la Reuters. Se la flessione continua, le difficoltà finanziarie alimenteranno malcontento e disordini.

Il silenzio non equivale alla stabilità.

Una Cina Popolare, silente ma forse instabile, dove i ‘soliti furbi nostrani’, ammantati di pragmatico giansenismo e di malcelata e fallace avidità, stanno trasferendo brevetti, risorse e knowhow …

originale postato su demata

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