Sanità: basta sprechi sulla pelle dei malati. Cosa fare?

10 Mag

Quando si parla di sprechi in Italia, la Sanità è sempre al primo posto, addirittura davanti alla Casta, se vogliamo prestar fede ai drammatici dati che sono riportati in commissariamenti, cessioni del credito, (s)vendite di strutture, vertenze sindacali.

Sprechi, ancor maggiori, se, invece di conteggiare ciò che “viene buttato”, si va a considerare quello che “dovrebbe essere ma non è”.

Il dato più impressionante della Malasanità italiana è nella condizione del personale infermieristico e del personale tecnico-scientifico.

Gli infermieri guadagnano 3-4-5 volte in meno dei medici, pur sottoponendosi a lavoro notturno e festivo per incrementare il magro bilancio e non possono svolgere alcuna attività professionale esterna, neanche una puntura ad un vicino di casa. Inoltre,  i regolamenti universitari e le statistiche ci dicono che è praticamente impossibile, per loro, diventare medici o, peggio, specialisti ed, ancor meno, far “carriera interna”.

I tecnici, in particolare i biologi, sono gestiti come “uno strumento”, nonostante le poche (scarse?) conoscenze che le università italiane forniscono ai medici nel campo della chimica e della biologia. Al giorno d’oggi, la “diagnosi” viene emessa (proposta?) dal biologo od dal tecnico radiologo – se non addirittura “dalla macchina” come sembra dai primi prototipi realizzati dal prof Veronesi e le sue equipe – ed al medico consta di determinare la clinica, la terapia, la gestione del malato. Non può essere altrimenti se per ogni sintomo ci prescrivono puntualmente accertamenti biomedici o radiologici senza i quali, altrettanto puntualmente, ci rispondono che “bisogna attendere il responso prima di parlare”.

Medici “ingombranti”, “oligarchici”, ma bravi?

No, non sempre almeno, fosse solo perchè i nostri dottori sono dei dirigenti “amministrativi” – lo dice la legge – e, in quanto tali, combinano un ordalia di irregolarità nel compliare modulistiche, cartelle cliniche, certificazioni e … ordinativi. Non è un caso che nessuno sia in grado di fornire informazioni certe sulla spesa per farmaci e dotazioni sanitarie, come non è un caso che la cessione dei crediti maturati dalle ASL o dai Policlinici sia un settore finanziario “ad alto rischio”.

Fatti, numeri, soldi, non parole.

Se questo è il problema “all’origine”, c’è, poi, l’elemento strutturale a caratterizzare negativamente il bilancio finanziario ed i servizi resi ai cittadini.

Ad esempio, le strutture obsolete, fatiscenti e mal dislocate come un noto ospedale pugliese presso il quale, dopo due giorni di ricovero in urgenza, chiesi di essere dimesso perchè era spaventosamente caldo. Un anno dopo, ovvero pochi mesi fa, quell’ospedale ha entusiasticamente annunciato di essersi dotato della climatizzazione.
Domanda: Quell’ospedale era agibile quando mi recai io? Quanti malati hanno sofferto o visto le proprie condizioni peggiorare stando in camerate a sei posti con temperature sotto i 40 gradi? Quanti ospedali fatiscenti od inadeguati, restano aperti pur essendo potenzialmente dannosi alla salute, grazie a qualche comitato di zona “interessato” ed alla voglia della Politica di non programmare o “governare” assolutamente nulla?

La maggior parte degli ospedali  non offre “ospitalità” per i malati a consulto ed i loro familiari, che son costretti a ricorrere ad alberghi e pensioni non sempre viciniori, se non, peggio, al mercato nero degli affittacamere che qualche “solerte” ospedaliero indica.
Domanda: perchè non garantire diritti, decenza e ricavi? Perchè “tutti” gli ospedali pubblici italiani rinunciano ai “servizi alberghieri”, mentre quelli privati lucrano anche oltre il necessario?

Dopo anni di “vacche grasse”, è diventato molto difficile ottenere la concessione delle invalidità “gravi” e delle inidoneità al lavoro, come anche gli scivoli pensionistici e dei part time o del telelavoro. Così accade che negli ultimi tre anni (ndr. giusto per ragionare su un tempo “lungo”) decine e decine di migliaia di lavoratori italiani, malati rari o cronici, hanno dovuto usufruire di permessi per L. 104 sul lavoro, si sono assentati con una certa frequenza, sono ricorsi a costose o costosissime cure e terapie più frequentemente, hanno fornito una produttività limitata. In tutto ciò, nonostante il 5xmille, hanno coinvolto intensamente i propri familiari, dato che quasi non esistono organizzazioni per il supporto o l’accompagno.
Domanda: quanto sarebbero costati in meno in termini di spese di personale questi lavoratori se fossero stati prepensionati o collocati in part time/telelavoro? E quanto sarebbero costati in meno, se, avendo qualche tutela e minore stress, fossero ricorsi in misura minore a cure e terapie? Quanta parte del 5xmille si “trasforma” in servizi effetti per i malati e quanta minor spesa dovrebbe ricadere sugli Enti Locali per sussidi e supporto? Perchè le stesse patologie e gli stessi sintomi vengono considerati molto, molto diversamente dalle diverse commissioni mediche e dalle differenti regioni?

Chiunque (parente o malato) si sia cimentato con la gestione di malattie croniche o complesse sa che i medici ospedalieri, specialmente se universitari, raramente consultano altri colleghi e raramente accedono alle documentazioni scientifiche in inglese (cioè tutte). Ogni specialista cura la propria specialità e bisogna essere fortunati a non avere sintomi sovrapponibili o concomitanti, caso mai si fosse malati di più di una patologia. In tutto ciò, se parliamo di malattie rare (ndr. rare per modo di dire visto che sono croniche e che sono almeno 4 milioni i malati affetti), la libertà di scelta è inficiata dato che spesso i farmaci sono erogati in pochi ospedali ed i malati sono costretti a percorrere anche centinaia di chilometri sia per le cure ordinarie sia per le urgenze, inclusi i trattamenti “salvavita”.
Domanda: con tutti i soldi che spendiamo per network e congressi medici, per quale motivo accade questo? Chi è il folle legislatore che ha imposto i Centri Regionali per le Malattie Rare, attivi secondo discrezionalità delle Regioni (ndr. ergo molte non li hanno istituiti), dove devono recarsi malati che hanno necessità terapeutiche e di monitoraggio diagnostico anche molto frequenti? Perchè qualunque medico fa sempre ripetere tutti gli esami presso un “laboratorio di fiducia”? Perchè l’uso di molti farmaci salvavita è consentito solo presso gli ospedali pubblici, obbligando milioni di malati a non potersi recare presso strutture convenzionate (o private) per un qualsiasi intervento chirurgico?

Che dire, poi, dei medici di base, a volte demoni poco competenti e distratti, a volte angeli acuti ed obiettivi resi impotenti dalla burocrazia, ma tutti accomunati dalle lunghe attese a studio e dall’indisponibilità fuori dall’orario di apertura.
Domanda: Cosa si fa se siamo un paese di vecchi privo di centri per anziani e di assistenza domiciliare adeguati (ndr. non il fai da te dei “comitati di zona” o delle parrocchie) e poi accade che i “vecchietti” assediano con pretesti ridicoli lo studio del medico di base? E’ mai possibile che un lavoratore che sta male si debba recare a studio ed attendere ore per ottenere un certificato “regolare” per il lavoro e … poco più, visto che senza le indicazioni di uno specialista i medici di base possono prescrivere solo le aspirine ed il buscopan?

Dulcis in fundo, gli accertamenti biomedici e il sistema di prenotazioni degli URP ospedalieri e delle ASL, che vengono svolti con mesi di ritardo rispetto all’evento patologico e, soprattutto, non vengono svolti in modo coordinato se non “simultaneo”, con il risultato che diventa un bel puzzle riconoscere una malattia “seria”, se gli esami del sangue standard sono di febbraio, il sintomo è di gennaio, il test allergologico è di giugno, quello ormonale o enzimatico di aprile eccetera. Per non parlare dei cardiopatici ed i diabetici, che dovrebbero essere riconosciuti con “facilità” e che non di rado vengono “salvati per i capelli”, visto che in Italia, il rapporto medico-paziente, evidentemente, non prevede “l’alto là” per bevitori, fumatori, pigri e mangioni … basti vedere quanti uomini over50 sono consapevoli e monitorati per il rischio coronarico.
Domanda: ma il gioco d’azzardo non era vietato?

Un vero disastro, oltre che una sanguinolenta e purulenta cambiale da pagare, che qualunque Ordine dei Medici non esiterebbe a risanare, ma non, a quanto sembra, nel paese del Dottor Balanzone, dei Dottori del buon Pinocchio e … dei miracoli.

Una vergona epocale che si sostanzia su un unico dato: quasi la metà degli italiani non ha un diploma e dei restanti solo un risicatissimo 15-20% ha una sufficiente cultura scientifica. Come pensare che costoro non siano del tutto in balia di questa Sanità impazzita e che non siano ampiamente disposti a credere nei “santi”, nella “fatalità” e nei “miracoli”, come tante fanzine ospedaliere citano di frequente ancor oggi?

Di sicuro, non è semplicemente ope legis od appellandosi alle “best practices” che si potrà risanare questo serraglio, che ci uccide e ci salassa. E non prendiamocela con le farmaceutiche, i cui bilanci periodicamente sussultano a causa di crediti per forniture andate disperse, nel caos di cui sopra, o di pagamenti degni di aggettivazione biblica.

Cosa fare, allora, se vogliamo evitare che al “risanamento italiano” sfugga proprio la Sanità, protagonista “storica” dell’emorragia finanziaria del denaro pubblico, visto che, prima della “deregulation” e del “decentramento” degli Anni ’90, i bilanci ospedialieri venivano bloccati di anno in anno per irregolatità diffuse riscontrate dagli allora “famosi” CoReCo, con tanto di massivi arresti e processi?

Poche cose, ma molto radicali.

  1. Rimappare la distribuzione dei siti ospedalieri in funzione della densità demografica, specialmente nelle grandi città che vedono le periferie del tutto sguarnite. Capisco che i “salotti buoni” vivano tutti nei centri storici e che potrebbero sentirsi “defraudati”, ma i fatti dicono che nel centro di Roma ci sono decine di ospedali, mentre nella fascia del GRA (dove vivono circa 3 milioni di romani) ce ne saranno 3-4.
  2. Aggiornare i servizi di pronto soccorso, DH per terapie “ambulatoriali” e guardia medica incrementandone la presenza sul territorio. Altrove i pronti soccorsi e la clinica per le urgenze sono gestiti a parte, rispetto al sistema ospedaliero, spesso da un apposito “servizo emergenze” che include anche i pompieri e la “riserva” (in caso di calamità o inquinamento grave). La vita delle persone non ha chilometri da percorrere in eccesso.
  3. Prevedere per i medici di base l’apertura dello studio per cinque ore quotidiane e la reperibilità nelle ore diurne, la gestione dell’attesa (ndr. certe ASL non contemplano le urgenze) a studio e la gestione del percorso di accertamento biodiagnostico e della clinica per le patologie croniche
  4. Attribuire all’Istituto Superiore di Sanità le competenze di legge in materia di regolamenti e classificazioni delle malattie e delle condizioni invalidanti
  5. Prevedere, per l’accesso alla dirigenza medica, lo stesso tipo di prove richieste per gli altri dirigenti riguardo il diritto, le procedure, la governance, il management, la gestione dei lavoratori ed il customer care
  6. Incrementare gli studi di medicina generale, di biologia e di farmacologia, di management nelle facoltà di medicina. Facilitare l’accesso alla professione medica per infermieri e biologi che operano all’interno di strutture ospedaliere
  7. Obbligare che i finanziamenti 5xmille siano destinati almeno per il 50% a servizi per i malati e le loro famiglie. Ma soprattutto verificare (sono anni che dovrebbe esser fatto) che il 5xmille non vada utilizzato per servizi istituzionali da parte degli ospedali, che sarebbero quelli costituzionalmente garantiti, o peggio ancora per scopi privati (ndr pagare i rimborsi degli associati …)
  8. Diritti per lo Stato su quei farmaci o quelle tecniche, che vengano sviluppati grazie al 5xmille od a donazioni comportanti sgravio fiscale, e che, viceversa, ci vengono rivenduti a caro prezzo
  9. Istituire Centri nazionali di coordinamento per la Malattie Rare (anche in joint venture tra diversi ospedali) e trasferimento di tutte le gestioni per questi malati (che spesso sono soggetti a problematiche continue od imprevedibili e serie) negli ospedali generali e nei presidi ambulatoriali delle ASL
  10. Introdurre un maggiore coordinamento per la biodiagnostica, introducendo sanzioni per i medici e gli ospedali che non operano in network o che lo fanno con modalità poco efficienti. Eliminare tutte le sale d’attesa che abbiano una capienza maggiore di 4-5 persone, come nel resto d’Europa: gli appuntamenti e le tempistiche vanno rispettati, le astanterie appartengono ad un poco scientifico e incivile passato. Tra l’altro, lo spazio ha un costo ed una utilità ed utilizzarlo per ammassare persone a causa della propria disorganizzazione è uno spreco talmente vistoso che riusciamo a non vederlo.

Richieste impossibili, vero?

Ma allora, se garantire un Servizio Sanitario Nazionale “normale” è impossibile, perchè non interviene la Magistratura, sia come Corte dei Conti sia come Presidenza della Repubblica?

Quanti cadaveri e quanti sprechi dovremo ancora subire per la ‘pazza’ governance sanitaria (il cosiddetto “buco nero”) e per l’intoccabilità dei medici – le statistiche professionali dimostrano” che, da noi, sono infallibili – visto che gli ospedalieri ed i sanitari sono stati, finora, degli ottimi collettori di voti per l’imperante cleptocrazia italiana?

E, soprattutto, perchè il Vaticano – notevolmente ed eticamente involved nella sanità e nella farmaceutica – tollera tutto questo, dimenticando che “di buone intenzioni è lastricata la strada per l’Inferno”?

N.B. Le immagini sono tratte da inquadrature del clip originale  “Natural Blues” di Moby, la canzone che fu utilizzata dalla RAI durante gli europei di Calcio di Euro 2000 come sigla iniziale dei programmi sportivi.
Bene, giusto per “visualizzare” quanta disattenzione vi sia in Italia verso la salute e la dignità della persona, guardatelo e, per piacere, chiedetevi come sia stato possibile per la RAI, televisione di stato, abbinare “questa canzone” ad una manifestazione sportiva dedicata a fiorenti e salubri atleti.


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Leggi tra i commenti l’aggiornamento.

originale postato su demata

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11 Risposte to “Sanità: basta sprechi sulla pelle dei malati. Cosa fare?”

  1. jechil maggio 10, 2012 a 11:12 pm #

    Ottimo post, concordo pienamente su tutto. Aggiungerei visto il tema che ho trattato sul mio Blog a proposito di malasanità http://www.mondoallarovescia.com/ancora-una-volta-la-malasanita-colpisce-e-ancora-nessuna-giustizia/, una giustizia “giusta” nei casi di errori medici verificati. Perché e’ una vergogna rovinare la vita di una famiglia e non aver giustizia o risposte dalla sanità.

    • demata maggio 11, 2012 a 2:35 pm #

      Infatti, è incredibile che anche ottenendo una sentenza per diagnosi errata (che ci voglio anni e soldi) non scatti automaticamente sanzione e danno. Come se i malati avessero più tempo degli altri …

    • Salvatore Memeo ottobre 1, 2016 a 3:22 pm #

      Un rimedio a tutto lo si trova sempre: in questo caso bisogna togliere le mele marce dal “cesto”. Non posso che affermare quanta intelligenza e bravura esistono nel nostro sistema sanitario e ne esisterebbero ancor di più senza l’oligarchico, indecente, indecoroso, sfacciato potere dei mammut, dai sederi appesi.

  2. demata maggio 11, 2012 a 7:38 am #

    Segnalo al fine della massima libertà di confronto che un altro blog ha commentato questo post piuttosto negativamente. http://www.unradiologo.net/falso-e-tendenzioso

    Rispondo qui ai commenti del blogger:

    1- Ho diversi infermieri come amici o conoscenti. Ebbene, pur essendo dei laureati, non superano i 1600-1800 euro pur facendo due notti al pronto soccorso e turni feriali.

    2- Un infermiere o un biologo che lavorano da anni in un ospedale hanno circa “un anno di crediti riconosciuti”: decisamente poco. Anzi, zero se si è studenti lavoratori. Tra l’altro il blogger stesso specifica che “l’infermiere può diventare caposala”. No comment.

    3- Il programma di Chimica per la Facoltà di Medicina equivale a quanto studiano alle superiori gli alunni di un buon istituto tecnico. Decisamente poco.

    4- I medici oggi non danno diagnosi senza l’accertamento biomedico (la radiologia è un’altra cosa) e, ripeto, Veronesi ha annunciato che ormai siamo pronti per le macchine “per la diagnostica”. Sarebbe il caso di informarsi.

    5- Un medico ospedaliero che gestisce risorse umane e materiali è un dirigente “amministrativo” prima che “medico”. E’ una questione di erario … e di soldi dei cittadini. Difficile comprenderlo?

    6- i medici ospedalieri raramente consultano gli altri colleghi. Certo è al limite della querela … ma la mia: posso ampiamente documentare fatti e, probabilmente, anche i danni. Peccato che per “errata diagnosi” accada ben poco al medico colpevole …

    7- I “medici di diverse specialità discutono i singoli casi” personalmente non li ho visti. E parlo sempre di fatti documentabili.

    8- Le liste d’attesa sono la prima problematica di cui deve occuparsi un dirigente pubblico che deve garantire un servizio pubblico … flussi, turni, forniture … non so se quasto suggerisca qualcosa alla classe medica.

    Infine, non so che dire riguardo le offese lanciate dal blogger, come “la chiamata alle armi di chi non è informato sui fatti, l’infilata di considerazioni dozzinali da uomo della strada incazzato che nemmeno ha idea di cosa accada in un ospedale e in luoghi analoghi”.

    Leggendo qualche stralcio del mio blog, non credo si trovino “considerazioni dozzinali”, nè che chi scrive sia un “uomo della strada” e soprattutto che “nemmeno ha idea di cosa accada in un ospedale e in luoghi analoghi”.
    Tra l’altro, se il nostro “radiologo” si fosse speso di più a leggere si sarebbe accorto che anche Demata è un “professional” e, forse, di grado più elevato al suo.

    Con un po’ di intuizione avrebbe anche capito che chi scrive è un malato cronico, che in ospedale ci va almeno settimanalmente, che di ospedali e di medici ne ha visti tanti e che, probabilmente, è stato per quasi 30 anni senza diagnosi (capita, ebbene si) e che, magari, anche con la “diagnosi” non sa neanche a quale specialista riferirsi … dato che la diagnosi è in parte errata … e di coordinamento e refertazioni proprio non se ne parla.

    Dunque, l’unico commento che posso apporre è che l’autore di quel post, pieno zeppo di accuse vuote e di latenti offese, è un medico.
    Spero non un medico come quelli da cui attendo “da una vita” di esser prima riconosciuto e poi curato od almeno supportato.
    Ovviamente, di medici “seri” ce ne sono, ma questo l’avevo scritto e qualcuno non sembra essersene accorto.
    Come non si è accorto il nostro blogger medico radiologo che lui (medico) firma i referti radiologici, mica le diagnosi, e che proprio il mio post evidenziava la condizione “di esclusione” dei biologi ma anche dei … radiologi.
    Saluti.

    P.S. Capisco che dal punto di vista di un medico il post possa sembrare “una interminabile filippica”, ma, dal punto di vista del malato, parlerei di “un interminabile bollettino dei caduti” … dato che nel lontano 2004 i morti per malasanità erano ben 90 al giorno, come riportava il Corsera. Praticamente uno per capoluogo di provincia al giorno … a fronte di quante condanne?
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/09_Settembre/17/errorimedici.shtml

  3. studente maggio 12, 2012 a 1:38 pm #

    un piccolo appunto su qualcosa che mi sta a cuore:
    credo che un titolo di studio acquisito in 11 anni sia ben diverso da uno ottenuto dopo 3 anni… ho vinto sia il concorso per il corso di infermieristica che quello per medicina, ho scelto medicina sapendo che le prospettive erano diverse.
    il mio programma di chimica comprende chimica, propedeutica biochimica e biochimica medica (4 esami scritti e 2 orali)… ho studiato su testi universitari, non sui libri di un istituto tecnico…

    • demata maggio 12, 2012 a 3:29 pm #

      Concordo sulla diversa e maggiore durata, che in parte viene ricondotta a riscatto pensionistico, però.
      Il problema, ad ogni modo, è di “democrazia interna” del settore che trova evidenza nel ruolo totalmente subalterno dei biologi, che viceversa sono determinanti per le diagnosi e le cure, oltre ad accumulare più o meno direttamente un’esperienza clinica.

      Riguardo Chimica mi riferivo a “Chimica” del I anno ed … al fatto che buona parte dei medici senior (quelli che contano) hanno sostenuto a suo tempo solo quell’esame (con la regola dell’ottetto …) e quello di biologica.

      Riguardo i suoi studi, immagino che sia una scelta personale o del tipo di specializzazione che ha scelto e mi congratulo.

  4. Massimo gennaio 8, 2013 a 3:02 pm #

    Il problema degli sprechi è quasi sempre legato alle ricche retribuzioni elargite ai dirigenti sanitari, specialmente laddove sono presenti anche i distretti, strutture utili per i pazienti ma che non serve gestire come se si trattasse di una grande banca, con articolazioni gerarchiche del tutto inutili.
    Nel Friuli Venezia Giulia, per esempio, oltre ad esserci tanti distretti sanitari ci sono anche troppi dirigenti super pagati. La Corte dei Conti ha, in un recente passato, aperto un fascicolo su talune apparenti irregolarità amministrative. Credo sia questa la strada da percorrere per recuperare denaro utile per la Sanità e più nello specifico per i pazienti.

    • demata gennaio 8, 2013 a 5:58 pm #

      Concordo. Includerei anche i doppi e tripli stipendi dei medici dei policlinici universitari od i medici di base che fanno studio per tre ore tre al giorno.

  5. Paola febbraio 5, 2013 a 6:12 pm #

    L’errore è considerare il medico un dirigente e non un professionista. In realtà è un dirigente che non dirige niente, neppure nel caso dei primari il cui ruolo è più che altro di cinghia di trasmissione degli interessi politici e universitari. Su tutti gli squilibri impera quello originario che è fonte di buona parte degli altri, l’abnorme numero dei medici che impedisce che la sanità si assesti, anche spontaneamente, su un migliore livello organizzativo e su livelli di spesa inferiori e che le altre categorie vengano riconosciute come meritano sia dal punto di vista economico che professionale .
    Per fare un esempio è grottesco che per le trasfusioni sia obbligatorio che il riconoscimento del paziente (non l’indicazione clinica soltanto) debba per forza essere fatto da un medico, come se l’infermiere fosse meno capace. Tra l’altro, dato che per medici e infermieri è difficile coincidere nei tempi, questa norma assurda impedisce in pratica l’attuarsi dell’unica vera misura di sicurezza, che è il doppio riconoscimento, indipendentemente da chi lo esegue, che ridurrebbe a zero gli incidenti trasfusionali.
    Il medico, più che il dirigente, nel nostro sistema sanitario fa soprattutto l’impiegato e, in minore ma considerevole misura fa anche l’infermiere non professionale, l’assistente sociale, il portantino e il tuttofare. Tutte queste mansioni, che occupano oltre il 50% dell’orario di lavoro, sono pagate con uno sbalorditivo stipendio lordo di 6- 8000 Euro al mese (credo sia il massimo esistente al mondo, non per un medico vero naturalmente, ma per gli altri tipi di lavoro: per es negli USA un assistente medico, le cui mansioni coincidono in gran parte con ciò che fanno la maggior parte dei medici italiani, ha uno stipendio di 18-25.000 dollari all’anno). L’enormità della paga, del tutto fuori mercato, fa sì infine che il nostro sistema sanitario sia in perenne carenza di personale, nel tentativo di supplire con la riduzione del personale all’abnorme costo del lavoro. Ciò comporta e che ai troppi medici rimanga poco tempo per svolgere la vera e propria professione medica, da cui paradossalmente le liste di attesa troppo lunghe e i ritardi di diagnosi e di terapia. Complice è naturalmente anche la burocrazia italiana, per cui almeno parte di queste mansioni impiegatizie potrebbero semplicemente essere soppresse. Infine in un lavoro in cui l’esperienza è importantissima, anche per l’efficienza oltre che per la sicurezza del paziente, l’esperienza reale di un medico italiano è meno della metà di quello degli altri paesi, dato che il lavoro medico vero e proprio è diluito con altri lavori. Vi fidereste di un pilota di aereo che invece di pensare solo a pilotare deve anche controllare i biglietti, redigere la lista dei passeggeri e già che c’è servire il caffè? Io su un aereo del genere non salirei mai.
    Questa situazione si è ulteriormente aggravata con l’informatizzazione. L’interpretazione italica è infatti che il medico, oltre che giovarsene per trovare più rapidamente i dati, come avviene nel resto del mondo, sia anche incaricato di inserire i dati stessi, occupazione che ovviamente richiede tempi enormi . Avete mai visto in un telefilm americano un medico stazionare ore al computer come avviene in Italia?
    Da noi è inoltre impossibile gestire i malati cronici o terminali che hanno bisogno in gran parte di assistenza. L’assistenza infermieristica e fisioterapica in molte situazioni è essa stessa una cura alla pari dei farmaci e permette, se adeguata, di prolungare la sopravvivenza o almeno di migliorare le condizioni. In tutti i paesi del mondo questi pazienti sia in ospedale che a domicilio sono a prevalente gestione infermieristica. In Italia in questo tipo di reparti come minimo c’è un medico ogni due posti letto, che moltiplica ulteriormente le spese chiedendo esami e fornendo prestazioni e terapie inutili, sia per giustificare la propria presenza sia per supplire alla carenza di personale infermieristico (quante nutrizioni parenterali e quante PEG perché nessuno dà da mangiare e da bere! Quanti antibiotici -e quante resistenze batteriche- perché nessuno pulisce e mobilizza il paziente!). Queste strutture divengono così troppo costose e vengono chiuse, Il paziente viene rispedito a domicilio con l’immancabile inutile, strapagato per ciò che fa, medico (in questo caso doppio perché c’è anche il medico di famiglia) , con un’assistenza infermieristica se va bene di un’ora al giorno (esclusi i festivi) e con un’assistenza fisioterapica inesistente. Ma sono solo pochi esempi fra le mille disfunzioni che l’eccesso di medici produce. Un’ altra eclatante è che, in assenza di meritocrazia nei concorsi, l’unico antidoto ai primari incapaci sarebbe l’abbandono da parte dei propri sottoposti, che da noi è impossibile perché una volta ottenuto un posto ciascuno se lo mantiene ben stretto anche se è capitato con un primario incompetente e in un reparto scadente. E’ anche per questo che non si riesce a chiudere strutture che sono dei pericoli pubblici. Infatti se vi fosse un numero normale di medici queste chiuderebbero spontaneamente per fuga dei medici stessi che, se non presi per fame, non rimarrebbero in strutture a così elevato rischio di errore professionale.
    Io penso che la soluzione più attuabile nella nostra sanità sia la suddivisione dei laureati in medicina in due gruppi, il medico vero e proprio, circa 1/400-500 abitanti,(attualmente anche se circolano statistiche fasulle è di meno 1:180 abitanti, 350- 400.000/60 milioni) pagato come adesso data la nostra situazione finanziaria, (in prospettiva naturalmente vi potrebbero essere degli aumenti, anche per potersi pagare l’assicurazione) e un laureato di secondo livello pagato non più di 1500-1800 euro al mese netti e che svolga le mansioni di minore professionalità attualmente svolte dai medici. A questo secondo tipo di laureato, che svolgerebbe prestazioni mediche meno complesse, ma avrebbe comunque buone competenze mediche, potrebbero e essere affidati i compiti di tipo amministrativo per cui sono necessarie tali competenze e, ai massimi della carriera anche compiti di tipo dirigenziale . Infatti vi assicuro che è impossibile avere competenze mediche elevate e aggiornate e nel contempo conoscere anche l’economia e l’amministrazione. Tra l’altro molti giovani laureati credo preferirebbero avere un posto a tempo indeterminato con queste cifre che attendere per decenni di essere regolarizzati. Per le donne vi sarebbe per lo meno la sicurezza della maternità retribuita. Naturalmente quando e come effettuare questa divisione, che dovrebbe essere rigorosamente meritocratica, e come modificare la facoltà di medicina sarebbero temi complessi ma non irresolubili. Agli infermieri professionali andrebbe invece lasciata la parte assistenziale con piena autonomia professionale, abbondante supporto di personale ausiliario (per non ricadere nello stesso errore commesso con i medici) , con stipendi nettamente più elevati di adesso che, ai maggiori livelli di carriera, non dovrebbero essere molto inferiori a quelli attuali dei medici . E’ invece a mio avviso un errore, e ho visto personalmente che non funziona, far diventare medici gli infermieri perché si tratta di due professionalità diverse e per molti versi altrettanto qualificate. E’ meglio che gli infermieri professionali siano incentivati a raggiungere livelli massimi di carriera e di professionalità nel proprio ambito, che andrebbe invece ampliato comprendendo una parte delle attuali competenze mediche. Lo stesso discorso vale per i fisioterapisti e le ostetriche. Un allargamento delle mansioni di altre professionalità come i biologi, i tecnici di laboratorio e di radiologia credo sia anch’esso auspicabile .

    • demata febbraio 5, 2013 a 8:07 pm #

      Letto. Molto interessante. Potrei condividere una gran parte delle osservazioni, ma credo anche che vi siano delle questioni a monte, sul ruolo e sullo status del medico nel III Millennio, come sul sistema sanità-previdenza-welfare italiano: chi è malato sul serio, ha quasi sempre limitazioni lavorative e non di rado ha bisogno di un servizio ‘sociale’.
      Le faccio un esempio al volo. Consideri quanti ultracinquantenni scoprono da un giorno all’altro di avere una malattia cronica. Persone che hanno già versato una trentina di anni di contributi, precisiamolo.
      Queste persone spesso non ottengono un’invalidità superiore al 50-60% e restano al lavoro, cosa che farebbero comunque anche col 100% dato che le pensioni di invalidità sono da fame.
      Ovviamente, questa persona peggiora a causa del lavoro, con il risultato che ci costa molto di più per visite, controlli, terapie, assenze, atti amministrativi, ricadute sulla famiglia.
      Se questa persona potesse negoziare il prepensionamento, probabilmente costerebbe molto meno per tutto il resto e, altrettanto probabilmente, potrebbe continuare a rendersi utile alla società.
      Ma non solo. Nel resto del mondo, i sistemi pensionistici permettono ai professionals di pensionarsi poco dopo i cinquant’anni, grazie al sistema esternalizzato ed al versamento di conributi aggiuntivi.
      Da noi la pensione è solo pubblica e solo a 65-67 anni. Sa quanti malati negozierebbero il TFR pur di essere lasciati in pace?
      Sempre nelle distorsioni pubbliche dobbiamo elencare il sistema delle impegnative, che altrove sono spendibili dove si vuole. I risultati? Specialisti e terapeuti aprono di solito studi nello stesso isolato, come se fosser poliambulatori ‘spontanei’. Le prime e seconde visite si svolgerebbero a studio, evitando di sovraffollare inutilmente gli ospedali, dove tra l’altro andrebbe solo chi ha effettivamente bisogno.
      Ovviamente, se lo slogan è ‘salviamo la sanità pubblica’, noi malati sappiamo che non avremo mai altra scelta che percorrere chilometri e corridoi in quelle geografie escheriane che sono gli ospedali, dimesioni post ottocentesche dove – l’antropologia ci insegna – è inevitabile lo strutturarsi di un sistema, per l’appunto, baronale.

      Andando velocmente al resto:
      credo che qualunque medico che voglia lavorare in una struttura organizzata debbe assolutamente superare un concorso dove deve dimostrare di conoscere i fondamenti del diritto amministrativo, del management delle risorse umane, della comunicazione pubblica
      riguarod i medici di base il problema è che sono dei pubblici impiegati e nessuno li controlla, mentre guadagnano tanto e troppo per tre ore di studio tre
      tanti deficit della gestione sanitaria e dell’interelazione tra medici, infermieri eccetera si basano su una questione elementare: quanti di voi hanno mai denunciato un altro lavoratore, anche solo per infrazioni banali, e, se non l’hanno fatto, come fanno a stare a posto con la coscienza?
      Saluti

  6. Ulysses dicembre 29, 2013 a 2:22 pm #

    Your personal post, “Sanità: basta sprechi sulla pelle dei malati.
    Cosa fare? | demata” was indeed very well worth writing a comment down here in the comment section!
    Basically wished to state you actually did a terrific
    work. Thank you ,Lily

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