La possibilità di salvarci e di non salvarci

17 Apr

Colaninno stamane su La7: “Noi abbiamo la possibilità di salvarci e di non salvarci”.

Se il “noi” è riferito all’Italia, Colaninno si sbaglia: noi non abbiamo alcuna possibilità di salvarci dopo le misure attuate dal Governo Monti, non almeno se non si verifichi un grande cambiamento prima dell’autunno e della predisposizione della Finanziaria per il 2013.

L’età pensionabile è tra le più elevate del mondo e già nel medio periodo darà i suoi nefasti frutti come l’invecchiamento dell’età media in scuole, università e ospedali e la povertà diffusa per gli over50 rimasti senza lavoro, con maggior costi per il Welfare che si voleva tagliare.

La leva fiscale sui contribuenti è tra le più elevate del mondo e anche nel breve periodo se ne vedranno gli effetti, dato che nessuno Stato può sopravvivere a lungo se preleva dalle tasche dei cittadini onesti anche 2/3 di quanto producono.

La spesa per il rilancio è sotto zero, dato che i tagli lineari incidono su tutto, i soldi per il Sud non si sono mai visti, gli aiuti alle aziende non ci sono e questo non è un “lungo o corto periodo”, ma l’attuale.

Neanche a parlarne del taglio della spesa pubblica, la riorganizzazione della Pubbica Amminstrazione, l’abbattimento dei costi e della intrusività della Politica. Nè arriva, dai “professori” che avrebbero dovuto averla già in tasca, la semplificazione delle procedure civili e penale, onde avere processi e sentenze in tempi utili a fare anche giustizia.

… neanche la legge sugli stadi di calcio, che ridurrebbe costi pubblici e ne porterebbe investimenti rilevanti da privati, con benefici per l’occupazione, l’edilizia, i servizi, il turismo, il mantenimento urbano, migliorando notevolmente gestione e sicurezza. Od una “facile” abrogazione delle attuali norme sui diritti televisivi all’estero delle partite di calcio, attualmente gestiti in modo collettivo, che porterebbe ben altri introiti per le società e per l’erario.
Neanche un briciolo di creatività o di iniziativa.

Eppure, son cose che “non ci vuole una laurea”, basta andare al supermercato per guardare i prezzi, gli scaffali e quanto spendono le persone. Come sarebbe bastato che Mario Monti, Bersani, Alfano e Casini si fossero attenuti al discorso programmatico di insediamento al Senato pronunciato e sottoscritto dallo stesso Monti.

Non sembra che ci siamo salvati e non era il default o lo spread il vero pericolo.

A non salvarci è stata, è e sarà l’avidità, il pressappochismo e l’arroganza dei governanti e dei potenti, che in Italia sembrano proprio non avere le doti adatte al ruolo che vanno a ricoprire. Ed a non salvarci (se accadrà) sarà stata anche l’esitazione o la non incisività di chi poteva o doveva intervenire.

Pessimista? Sta ad altri giudicarlo, ma allo stesso modo andrebbe valutato “l’ottimismo” che i media ed i direttori di testata hanno manifestato e continuano a manifestare, mentre non ve ne erano affatto le premesse.

Fatto sta, infatti, che su questo blog, in data 29 novembre 2011, si poteva leggere sul post Crisi Eurozona, lontana la schiarita:

Oggi, solo oggi, Mario Monti ha completato lo staff di governo, aggiungendo ai 17 ministri iniziali un altro ministro per la Funzione Pubblica, 3 viceministri per l’economia e ben 25 sottosegretari. Sono stati necessari ben 21 giorni dalla caduta di Berlusconi ed ancora non si sa nulla del programma. Per essere un governo tecnico, nato dall’emergenza italiana, europea e mondiale, è un “non sense”. Questo pone dei serie perplessità sull’esattezza e veridicità delle ipotesi, finora fatte, sulle cause e sulle soluzioni della crisi dell’Eurozona tutta.

Il buon giorno si vede dal mattino e si vedeva dall’inizio che “non era un governo tecnico”, ma nenache di programma.
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O come a seguire in Manovra iniqua, le alternative c’erano del 7 dicembre: “Una Manovra ampiamente evitabile, come ricordava ieri sera a Porta a Porta, Roberto Napoletano del Sole24Ore, sottolineando che per non intaccare le pensioni più basse sarebbe bastato tassare i capitali scudati del 3% anzichè del 1,5% come propone il pluriministro Passera, eminenza grigia di questo esecutivo. Per non parlare della patrimoniale “lineare” che sta passando sotto forma di IMU, anzichè “scalare”, ovvero più pesante per i più abbienti e più lieve per i meno fortunati. Una scelta che poteva essere ben più incisiva e con cui si poteva fare molta “cassa”, senza incidere troppo sulla recessione in corso e sulle istanze sociali finora disattese.

Tempo dato a Roberto Napoletano da Bruno Vespa per “aprir bocca” su questo problema? Una manciata di secondi.
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E come, ancora, riguardo il Governo Monti nei sondaggi: un flop del 13 dicembre: “Secondo il 69% degli italiani “è la solita manovra che colpisce quasi esclusivamente lavoratori dipendenti e pensionati”, l’intervento sulle pensioni “è stata una scelta del Governo, ma era possibile concentrarsi su altri capitoli di spesa” per il 60% degli italiani, l’incapacità di colpire i grandi patrimoni “è un’ammissione di sconfitta” per il 68%.”

Utile ricordare i commenti entusiastici di telegiornali, quotidiani e talk show, perdurati mesi, riguardo il quasi unanime consenso dato a Mario Monti dai cittadini, mentre i sondaggi raccontavano qualosa di altro.
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Questioni che trovavano conferme nei fatti se il 16 dicembre era possibile leggere in Fiducia “Salva Italia”? No, salva Euro … che “Purtoppo per noi, anche l’Europa aveva bisogno di mettere le cose a posto, ovvero l’esposizione speculativa delle banche francesi e tedesche verso l’Italia, una montagna di euro, quasi 350 miliardi per le prime ed oltre 100 per le seconde. Sappiamo come va il mondo e, oggi, il nostro Parlamento ha votato la fiducia al “Decreto Salva Italia”, che, però, non contiene una misura una per contenere la recessione, riassorbire la disoccupazione, sostenere le piccole imprese, attirare capitali e risorse.”

Scritto il 16 dicembre 2011, non l’altro ieri. L’avevo detto io?
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Tralaltro, ritornando addirittura a due giorni prima dell’insediamento del Governo, troviamo un post del 27 novembre scorso:o l’Europa di Sarkozy, Merkel e Monti prende atto di un “problema” che si chiama democrazia oppure la  protesta che monterà potrebbe essere molto poco governabile.
Gli (indo)europei non amano le crisi, le risolvono. In un modo o nell’altro.

“Svalutare” l’Euro proprio no, eh?
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O come, il 22 dicembre scorso, dove nel post Aria di inciucio  si poteva leggere, mentre chiunque altro inneggiava al decreto “SalvaItalia” come fosse la Provvidenza divina, che: “Dopo i rumours ed i “mal di pancia” relativi la legittimità dell’azione di governo condotta dal senatore a vita Mario Monti, arriva una prima presa di posizione del Presidente Giorgio Napolitano, che ha precisato come Alfano, Bersani e Casini dovranno fissare un comune percorso di riforme.

Prendiamo atto che quel richiamo cadde nel vuoto, come quelli successivi e sempre più incalzanti ed ormai quasi quotidiani.

E, detto questo, è evidente che, se il Presidente Giorgio Napolitano non interviene rapidamente e con incisività – ovvero ben prima delle elezioni locali e “rimuovendo le cause” – noi italiani non abbiamo alcuna possibilità di salvarci e, con noi, l’Eurozona.

originale postato su demata

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