Mario Monti, un curriculum da conoscere

25 Mar

Tempo addietro, allorchè si parlò della prodigiosa carriera di Silvia Deaglio, Elsa Fornero ebbe a dire che “i curriculum parlano da soli“.
Affermazione ineccepibile, visto che proprio del curriculum si ponderava e proprio dei curriculum dovremmo pre-occuparci, prima di mettere qualcuno a capo di qualcosa.

Dunque, tra un Milan-Roma ed un Juventus-Inter, mentre il Napoli affronta il Catania in casa, raccogliamo l’invito del nostro ministro del Welfare e vediamo cosa “racconta” il curriculum di Mario Monti, limitando le ricerche a Wikipedia, per snellezza ed attendibilità.

N.B. La “lettura” di questo curriculum si articola in un’ottica di “elegibilità teorica” di un premier, espressione della sovranità e dell’interesse nazionale e frutto del consenso di una pubblica opinione informata.
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Dal 2005 al 2011, l’economista Mario Monti è International advisor per Goldman Sachs, una banca che, il 16 aprile 2010, venne incriminata per frode dalla SEC, l’ente governativo statunitense preposto alla vigilanza della Borsa valori: tramite il titolo Abacus 2007-AC1 la banca d’affari avrebbe di fatto “truffato” i propri clienti, tra i quali figurano anche grandi istituzioni finanziarie internazionali.

Cose che capitano con i titoli, ma la Goldman Sachs ha anche suscitato forti polemiche, in USA e UK,  per il fenomeno conosciuto come revolving doors (in inglese: “porte girevoli”), per cui determinate persone passano da responsabilità pubbliche a ruoli di vario genere all’interno della banca d’affari e viceversa, configurando un potenziale conflitto di interessi.
Anche Mario Draghi, oggi a capo della Banca Centrale Europea, ha lavorato per Goldman Sachs, dal 2002 al 2005, come vicepresidente e membro del Management Committee Worldwide.

Un problema, quello delle “revolving doors”, che sembra essere del tutto sconosciuto in Italia.
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Dal 2010 al 2011, il “supertecnico” Mario Monti è stato il Presidente europeo della Trilateral Commission, un’organizzazione di orientamento neoliberista, al centro di gran parte delle teorie cospirazioniste, fondata nel 1973 da David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank.
Utile ricordare che le origini delle fortune investite nella Chase Manhattan Bank ed i rapporti con la Germania ed il gruppo Thyssen-Krupps risalgono alle speculazioni finanziarie della repubblica di Weimar ed alla nascita del Nazismo.
Della Trilateral Commission fanno parte anche Enrico Letta, attuale vicesegretario del Partito Democratico, e Luigi Ramponi, senatore del Popolo della Libertà.

A riguardo Wikipedia cita Gilbert Larochelle, in «L’imaginaire technocratique» (Montreal, 1990), che scrive: «Il maggiore benessere deriva solo dai migliori che, nella loro ispirata superiorità, elaborano criteri per poi inviarli verso il basso”. Un atteggiamento che ritroviamo anche in Mario Monti ed alcuni dei suoi ministri …
Lo scrittore francese Jacques Bordiot racconta, sempre riguardo la Trilateral Commission, che “il solo criterio che si esige per l’ammissione, è che i candidati siano giudicati in grado di comprendere il grande disegno mondiale dell’organizzazione e di lavorare utilmente alla sua realizzazione” e che “il vero obiettivo della Trilaterale è di esercitare una pressione politica concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomettersi alla loro strategia globale”. (“Présent”, 28 e 29 gennaio 1985).

Una “loggia” dei tecnocrati della politica e della finanza? Forse.
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Sempre dal 2010 al 2011, il Premier Mario Monti è stato anche membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, fondato nel 1954 per iniziativa di diverse persone tra cui il principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld, il primo ministro belga Paul Van Zeeland, della nota famiglia di gioiellieri, l’olandese Paul Rijkens, CEO della Unilever, e Walter Bedell Smith, capo della CIA.
In violazione del Logan Act, il Bilderberg non ha mai rese note le proprie riunioni e ne ha secretato i verbali. Quello che è noto è che, tra gli scopi dichiarati del Bilberger Group, c’è  “il controllo americano sul Medio Oriente”, la “creazione di un’Europa regionale”.
Vale la pena di notare che, 3 anni dopo la nascita del Gruppo Bilderberg, il 25 marzo 1957, venne firmato a Roma il trattato istitutivo della Comunità Economica Europea. Nel Gruppo Bilderberg figura anche Franco Bernabè, Chairman and CEO di Telecom Italia e ne hanno fatto parte anche Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa.

Difficile commentare riguardo l’appartenenza ad un’organizzazione che non ha un logo, non rende note le proprie riunioni e ne secretata i verbali.
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Il fondatore del Gruppo Bilderberg, il principe Benno van Lippe-Biesterfeld, è menzionato negli atti del processo di Norimberga per attività filonaziste ed è stato l’incontrastato presidente del Gruppo fino al 1976, quando dovette dimettersi per una tangente da 1,1 milioni di dollari versata dalla Lockheed Corporation per l’acquisto di aerei da parte dell’aereonautica militare olandese.
Dal 1990 al 1998, il Presidente del Bilderberg Group è stato Peter Alexander Rupert Carington, VI Barone Carrington of Upton, già Segretario Generale della NATO dal 1984 al 1988.

Prendiamo atto che uno dei primi atti di governo di Mario Monti è stato il notevole incremento della commessa di cacciabombardieri F-35.
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Inoltre, da 14 anni, il Gruppo Bilderberg è presieduto dal visconte Étienne Davignon, un uomo dal “curriculum che parla da solo”.
Infatti, dal 1969 al 1984 l’economista Davignon gioca il ruolo di “padre fondatore” europeo in quota socialista, ricoprendo cariche importantissime – e molto delicate se si guarda ai conflitti di interessi – come primo presidente dell’Agenzia internazionale dell’energia, commissario europeo per il mercato interno, l’unione doganale e gli affari industriali europei, vicepresidente e commissario per l’energia e gli affari industriali europei.
Dal 1985, il visconte Étienne Davignon diventa il dominus della finanza belga, prima con la presidenza di Société Générale e, poi, come vicepresidente della super-multinazionale SUEZ che rifornisce di acqua almeno 120 milioni di persone in tutto il mondo, e che – dopo la fusione con Gaz de France, nel 2006 creando GDF Suez S.A. – è la prima società al mondo nella gestione del gas naturale liquefatto.

Utile ricordare che l’Italia è una delle ultime roccaforti dell’acqua pubblica, pur essendo la patria delle “acque minerali”, e che, riguardo il gas, possiede un’azienda di Stato, l’ENI, che ha sviluppato rilevanti rapporti commerciali nelle ex-repubbliche sovietiche.

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Mario Monti è stato anche uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” del Consiglio Atlantico, il cui scopo è “promuovere la leadeship americana e promuovere accordi internazionali basati sul ruolo centrale della comunità atlantica nell’affrontare le sfide del 21° secolo”.

Allora, se sono gli USA che vogliono promuovere la loro leadership, sostenendo il proprio “complesso industrial-militare”, perchè i soldi, i brevetti (Alfa Romeo) e la disoccupazione deve metterceli l’Italia?.
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Venendo all’attività accademica del professor Mario Monti, il masterpiece dell’attività di ricerca in campo economico fu (eravamo ai primi Anni ’70) il cosiddetto “modello di Klein-Monti”, che regola il comportamento di una banca che riesca a porsi in regime di monopolio …
Inutile precisare che il regime di monopolio bancario sarebbe vietato in/da qualunque stato esistente e che, in questo “modello”, i titoli rappresentano una sorta di “variabile buffer”, da “riempire”, quando si vogliono raccogliere risorse in eccesso tra i risparmiatori, e da “svuotare”, se servono risorse cash da investire altrove.

Questo era il “mondo futuro” che occupava i pensieri di un Mario Monti non ancora trentenne.
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I curriculum parlano da soli, non c’è che dire.

Aggiornamenti: Le colpe di Mario Monti e Dittatura Monti

N.B. Mario Monti è certamente un uomo onesto, animato da buone intenzioni e di grandissima competenza, ma questo non esclude che non sia anche un convinto fautore di un “ordine mondiale”. Come anche, va sottolineato che la Trilateral Commission ed il Bilderberg Group sono associazioni legalmente costituite e perseguono – nota bene, secondo il proprio punto di vista – l’intento di un futuro di crescita e pace.

originale postato su demata

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4 Risposte to “Mario Monti, un curriculum da conoscere”

  1. Sgrizio Fab marzo 30, 2012 a 3:03 pm #

    premesso che è doverosos avere nei confronti di qualsiasi uomo di potere un atteggiamento critico, la tesi di Monti sostenitore di chissà quale ordine mondiale non mi convince .
    il curriculum di Monti indica che il presidente del Consiglio italiano è persona di sicura competenza in campo economico e finanziario, e per questo ha lavorato per le istituzioni e le banche più importanti.
    il modello Klein Monti descrive un comportamento monopolistico. C’è una bella differenza tra l’analisi descrittiva operata da Monti in quanto studioso e la promozione quel modello E difatti Monti ha fatto buon uso di quanto studiato per contrastare proprio contro gli atteggiamenti monopolistici da commissario europeo prima al Mercato interno e poi alla Concorrenza comminando ad esempio per violazione della normativa comunitaria sull’antitrust ( particolare non privo di importanza ma non citato nell’analisi del curriculum)

    • demata marzo 30, 2012 a 6:36 pm #

      Non “sostenitore”, di sicuro un consulente o qualcosa di simile ad un supertecnico spesso utilizzato od apprezzato dalle oligarchie. Chi non vorrebbe esserlo, specialmente se si tratta dei “buoni” e non dei “cattivi”?
      Ma il modello “Monti-Klein” riguardo i monopoli bancari è una “visione” del mondo della finanza e degli scambi, ma anche del rapporto con gli investitori.
      Una visione di una mente giovane, risalente al 1972, poi “avveratasi”, anche se all’inizio della storia il denaro era degli Stati ed alla fine è passato nelle mani delle banche, in soli 30-40 anni.
      La questione dell’Antitrust non è stata menzionata, dato che le sanzioni furono prevalentemente a carico di Microsoft, il cui fondatore, Bill Gates, anche se statunitense, ultraricco e monopolista in un settore strategico, non sembra essere invitato agli stessi tavoli cui partecipa MM, come non lo è Murdoch, anche lui bersagliato da sanzioni e balzelli europei. Una storia discutibile, insomma.

      Forse anche Mario Monti, come Vinfriedo Pareto, esprimerà rammarico su “visioni”, metodi e scelte fatte. E’ un onest’uomo ed è possibile che accada. Del resto, è un uomo di scienza, o comunque un uomo saggio, e presumo agisca sempre in base ai dubbi e non per affermazioni.

  2. Franklyn aprile 21, 2013 a 2:58 pm #

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