Il golpe bianco di Mario Monti

21 Mar

La Ragioneria Generale dello Stato ha formalizzato che cinque norme del Decreto “Liberalizzazioni” non hanno copertura finanziaria, pur essendo “passate in Senato ed avendo avuto l’approvazione della Commissione Bilancio.
Norme “Incostituzionali”, dato che non c’è certezza di risorse, per le quali il Governo Monti ha deciso di porre il voto di fiducia in Parlamento, sicuro che l’ammucchiata che funge da maggioranza farà di tutto per mantenere seggi e prebende.

Non è un caso che Gianfranco Fini, qualePresidente della Camera, abbia espresso «rammarico per l’insensibilità mostrata dal Governo» che non ha fornito all’aula «ulteriori elementi di valutazione» su una questione che «oggettivamente ha una sua fondatezza», pur essendo e leader di Futuro e Libertà, ovvero di un partito che sostiene Mario Monti.

Un Governo insensibile alle fondate richieste della Camera dei Deputati … uno specchio di democrazia e rispetto delle regole, nevvero?

Purtroppo, accade di peggio.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha precisato, intervenendo indirettamente nella diatriba, ribadendo che “oggi più che mai occorre un diritto del lavoro ‘inclusivo’ ed equo, attento alla tutela dei diritti della parte più debole contrattualmente e alla riaffermazione rigorosa dei relativi doveri per salvaguardare insieme crescita economica e coesione sociale”.

“Tutela dei diritti della parte più debole contrattualmente ” e “coesione sociale” significa che la trattativa non va risolta a colpi di decreto votato con imposizione della fiducia da un’informe ammucchiata di maggioranza. Almeno questo sembra evidente per quanto relativo il “fatidico 23 marzo” annunciato da Fornero quasi fosse un oroscopo delfico.
Come è evidente che Giorgio Napolitano intendesse richiamare i tre sindacati confederali allo spirito di unitarietà indicato dalla costituzione, quando chiedeva, nello stesso messaggio, di “rafforzare l’indispensabile capacità di rappresentanza unitaria del mondo del lavoro”.

A fronte di tutto questo, un laconico Mario Monti non riesce a dir altro che “si terrà giovedì 22 marzo, alle 16, l’incontro finale tra governo e parti sociali a palazzo Chigi con i testi e si stenderà il verbale”.

Un Esecutivo, dunque, non super partes, ovvero tecnico, ma super e basta, che può permettersi di ignorare il “rammarico” del Presidente della Camera, il “messaggio” del Presidente della Repubblica ed il “dissenso” del maggiore sindacato italiano (la CGIL).

Se fossimo in America Latina, con dei tecnocrati scelti dalla finanza mondiale come governanti e con un sistema partitico ridotto ad una grosse koalition invertebrata, parlereste voi di “golpe bianco”, se la riforma del lavoro passasse in parlamento senza un se e senza un ma?

 

originale postato su demata

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