Il mistero degli F-35 che l’Italia acquisterà

22 Feb

L’ammiraglio Giampaolo Di Paola, attuale ministro della Difesa, ha annunciato a nome del governo Monti che l’Italia acquisterà 90 cacciabombardieri F-35, anziché 131 come programmato inizialmente nel decreto “Salva Italia”.

L’annuncio, dato durante un’audizione al Senato, precisa che la spesa avverrà “nei prossimi anni” e non durante il 2012, come previsto inizialmente, con un risparmio di circa 5 miliardi di euro rispetto alla somma indicata in manovra (circqa 15 miliardi). Il tutto con i nostri media che annunciavano “Italia taglia oltre 40 jet”.

In realtà le cose stanno in modo ben diverso.

Alla data del 1 dicembre scorso, più o meno mentre Mario Monti si insediava, di Finmeccanica F35 Joint Strike Fighter ne dovevamo comprare solo 22 del “tipo B” per l’Aviazione Navale italiana e, sembra, un’altra ventina per l’Aeronautica Militare. Nulla di più e con l’aggiunta che il “tipo B” – quello a decollo verticale da portaerei – non ha ancora superato la fase di prototipo.

La vicenda somiglia alla storia di quel commerciante che va al mercato e triplica i prezzi della propria merce per poi applicare uno sconto del 50% e ricavarci il 150% tra il plauso generale … oltre al fatto ben più rilevante che sarebbe bello poter visionare la copia del decreto “Salva Stati” inviata in Corte dei Conti e conoscere con certezza l’entità esatta, dato che i media hanno parlato di “annuncio” e di spesa “nei prossimi anni”.

Ad ogni modo, tra le commesse di sei mesi fa e quelle di oggi ci sono ben settanta F-35 che questo governo vuole comprare a tutti i costi e che, quarda caso, coincidono – aereo più aereo meno – agli 85 di cui la Koninklijke Luchtmacht olandese ha ritirato la commessa a novembre scorso.

Settanta cacciabombardieri “extra”, circa 8 miliardi di Euro per comprarli e quasi altrettanti all’anno per manutentarli ed aggiornarli; per questi si che ci sono i soldi.
Soldi che andranno in gran parte a Novara, dove la Finmeccanica costruirà ex novo un polo tecnologico in prossimità dell’aereoporto militare “più inutile” d’Italia, visto che ha il record di chiusure per nebbia e che la Francia, da secoli, è un paese “amico”.

Cacciabombardieri, che prima o poi verranno usati contro qualcuno e che servono a mantenere alta l’occupazione e la crescita tecno-industriale del Piemonte.

Non a caso, Maria Luisa Crespi, il sindaco di Cameri, dichiarò, nel 2007, «grazie all’iniziativa della Provincia, da oggi saremo in grado di dare risposte ai nostri cittadini» e, come confermò il sindaco di Bellinzago, Mariella Bovio, «sono importanti le garanzie occupazionali per un territorio come il nostro che vive una grave crisi nel settore tessile». E non c’è davvero da chiedersi perchè non farlo a Grazzanise (CE), dove l’aeroporto militare già c’è, dove la disoccupazione è storica e dove c’è “bisogno di Stato”, visto che è terra di conquista casalese.

Infatti, parliamo di un progetto in cui la Stato ha investito circa un miliardo di Euro, che venne avviato dal Governo Prodi, con i piemontesi Damiano, Livia Turco, Bertinotti e Ferrero ai massimi vertici del potere … come oggi c’è il Gotha della torinese Compagnia di San Paolo.

Cosa potremmo farci – a Sud, per le donne, con i giovani, per disabili ed anziani – con gli 8 miliardi di Euro che il governo Monti spenderà per comprare il triplo dei F-35 “prenotati” da La Russa e Tremonti?

Tanto, tantissimo.
Ma, soprattutto, quale delle due operazioni – F-35 o Welfare – rappresenta un effettivo “moltiplicatore” di risorse, ovvero è un “buon investimento” per gli italiani?

originale postato su demata

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Una Risposta to “Il mistero degli F-35 che l’Italia acquisterà”

  1. silvio febbraio 23, 2012 a 10:18 am #

    Ogni anno lo Stato spende circa 800 miliardi. Di questi meno di 20 riguardano la difesa. Tutta la difesa: stipendi (che assorbono la maggior parte dei fondi), addestramento, acquisto e manutenzione mezzi. Questo per centrare le dimensioni del “problema”. In ogni caso prima si decide quanti fondi destinare alla difesa e poi con quelli si cerca di fare quello che si può. Con i fondi attualmente a disposizione (che ricordiamo sono tra i più bassi al mondo) la scelta di puntare sugli f35 per sostituire gli aerei arrivati a fine vita è discutibile ma ha una sua logica. Se si dice no agli f35 cosa facciamo? Restiamo senza mezza aeronautica o acquistiamo qualcosa di più economico (sì ma cosa?)

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