Articolo 18, ora basta

20 Feb

L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori prevede che nessun lavoratore possa essere licenziato senza “giusta causa”.
Una “giusta causa” che include la ristrutturazione aziendale, se le aziende hanno meno di 15 dipendenti e che la esclude, per le aziende medie e grandi.

Dunque, se c’è crisi o semplicemente flessione, le aziende non piccole devono mantenere al proprio posto i lavoratori in esubero che, grazie ai contratti di lavoro rigidi, continuerebbero a percepire stipendio pieno.

Da questo non-sense nasce la Cassa Integrazione (speciale), che, in poche parole, equivale ad un sussidio di disoccupazione erogato solo ai lavoratori (dis)occupati dell’azienda o del comparto in difficoltà.

Un sistema iniquo, la Cassa Integrazione, che ha permesso per decenni e decenni di sostenere occupazione, produttività e pace sociale al Settentrione, senza, però, dover far fronte, come qualsiasi stato civile, all’enorme mole di disoccupati del Meridione.

Un sistema occupazionale e delle tutele a due velocità, che ha impedito la delocalizzazione delle imprese, da nord a sud, ogni qual volta il mercato ne avrebbe consentito l’operazione; l’ultimo esempio – non a caso – è stata la vertenza FIAT, dove il sindacato pretendeva di legare i destini di Pomigliano (tecnologicamente moderna) con Mirafiori (ormai da dismettere).

Adesso, i nodi sembra stiano venendo al pettine, sull’onda del “rigore”, visto che la Cassa Integrazione (speciale) costerebbe circa 16 miliardi di euro per il 2012.

Sedici miliardi che, però, non verrebbero risparmiati abrogando l’istituo della CIs, dato che sostanzialmente equivarrebbero al sussidio di disoccupazione (o salario minimo) che gli stessi lavoratori “dismessi” percepiranno per un annetto e passa.

Sedici miliardi di Cassa Integrazione (speciale) ai quali andrebbe ad aggiungersi una cifra ben superiore, visto che i disoccupati sono molti di più dei cassaintegrati, ed ai quali andrà ad aggiungersi una cifra ancora più grande, se consideriamo che molti lavoratori tra i 55 ed i 67 anni hanno poche possibilità di restare occupati e di trovare lavoro in caso di licenziamento, per non parlare delle donne e dei neodiplomati o laureati.

L’intervento sull’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori appare, dunque, inevitabile ma, allo stesso tempo, decisamente impegnativo per un paese dove “non c’è una lira”.

Infatti, grazie alla mano libera data a speculatori e grandi trust, appare una chimera l’ipotesi – forse accarezzata da questo governo – di un lavoratore dipendente che si “emancipa” a piccolo imprenditore grazie a TFR ed equo indennizzo, come avveniva negli Anni 70-80 in tanti paesi.

Senza parlare del Meridione, cui accennavamo, dove interi quartieri – dallo Zen di Palermo a Secondigliano di Napoli – avrebbero diritto ad interventi di cui il “salario minimo” sarebbe solo la prima “trance”. Un Meridione che verrà dimenticato “come al solito”, visto che Camusso e Fornero son di casa a Torino?

Non sembra “democraticamente corretto” che una questione del genere, con i costi che possiamo solo immaginare, possa affidarsi non a dibattiti pubblici, bensì a colloqui informali, incontri semisegreti, attacchi mediatici a chi parla, come Veltroni, di tabù, patteggiamenti vincolati ad alleanze elettorali.

E ditemi voi se la parola non dovrebbe andare anche a Regioni e Comuni, nel momento in cui – pur occupandosi dello stesso probema – governo e media  parlassero più correttamente di “disoccupazione e welfare”, anzichè di “cassa integrazione e contratti” …

La questione è, dunque, garantire un “salario minimo” e non, meramente, superare l’Articolo 18. Una scelta di civiltà che l’Italia ha sempre evitato, visto che avrebbe fatto emergere la situazione di assoluta emergenza in cui vivono tanti, troppi meridionali da decenni.

Non credo che il ministro per il Welfare, Elsa Fornero, od il suo collega allo sviluppo, Corrado Passera, abbiano la benchè minima intenzione di sottoporre i conti pubblici italiani al salasso che ne verrebbe riconoscendo una “social security”, minima almeno come in Gran Bretagna, in dei territori dove la disoccupazione è centenaria e  deriva dalle non-politiche messe in atto dopo l’Unificazione italiana.

Leggi anche Salario minimo, quanto costa?

originale postato su demata

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Una Risposta to “Articolo 18, ora basta”

  1. out2protect.com agosto 22, 2014 a 3:02 pm #

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