Riforma elettorale, una nuova legge truffa?

17 Feb

Una buona legge elettorale deve, nell’ordine: rispecchiare la volontà degli elettori, dare stabilità alla nazione, garantire una governance adeguata, premettere il ricambio politico.

Il sistema elettorale che ha retto la Seconda Repubblica (Mattarellum o Porcellum che sia) ha garantito solo una di queste esigenze: garantire stabilità.

Già se parlassimo di “volontà dell’elettorato”, dovremmo avere qualche “difficoltà”, sia per come vanno a costituirsi le liste, primarie e non primarie che siano, sia per le eterne ricandidature di altrettanto eterni big della politica locale, sia per il diffuso fenomeno di affratellamenti tra megapartiti e microliste, quasi fosse un network od un franchising, sia per “l’abisso della democrazia” che palesemente alligna in terra di mafia, sia, infine, per il fenomeno dell’astensionismo e dell’antipolitica che è, ormai, di entità rilevante.

Inutile annotare che “governance adeguata” e “ricambio politico” non sono contemplate nel Bipolarismo all’amatriciana, ma utile ricordare che la Prima Repubblica, con la sua instabilità ed i suoi rimpasti, legiferava ed assicurava un’amministrazione generale del Paese, oltre a rispecchiare la volontà degli elettori, anche se “inquadrati per ideologie”.

Ideologie “del passato”, che, oggi, vedono un Partito Democratico chiamare alle primare i propri elettori … che arrivano in massa per eleggere il candidato di SEL, come sta accadendo un po dovunque. Oppure, sull’altra sponda, che vedono Casini e Formigoni ben felici di “aprire” ad un “Corrado Passera Premier”, quasi si fosse ancora alla Roma dei palazzinari ed alla Milano da bere …

Nel mettersi a tavolino, dunque, i nostri parlamentari dovrebbero partire dal ricambio e dalla governance, unica via per riportare gli elettori alle urne e dar loro una voce.

Da quello che trapela, viceversa, dietro le quinte del vertice Pdl-Pd-Udc-FLi di oggi, i concetti sono d’altro genere. Per capire quali siano l epriorità dei nostri partiti, iniziamo dal “rifermento generale”, che è la cosiddetta «bozza Violante», approvata dalla Commissione Affari costituzionali della Camera nella scorsa legislatura.

Il cambiamento “più vistoso” che la bozza prevede è che, alla Camera, il numero dei deputati, eletti da noi cittadini, scende a cinquecento, mentre al Senato sono i diversi Consigli Regionali  ad indicare gli oltre 300 senatori.

Inoltre, i disegni di legge sulle materie inerenti compartecipazione Stato-Regioni (tutti o quasi) sono di competenza del Senato federale e la Camera dei deputati, che delibera in via definitiva, può apportare modifiche solo a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Non è un bell’inizio, davvero.

Figuriamoci, poi, se si sente parlare di “sbarramento al 10%”, che non ci vuole Di Pietro per chiamarlo “golpe”. Oppure, che si «garantisca il bipolarismo», come chiede Bersani, mentre l’astensionismo è ben attestato al 40% se non peggio.

Per non parlare di concetti decisamente contraddittori, come «restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti», mentre si è «assolutamente contrari al ritorno alle preferenze».

O, peggio, “come salvare capra e cavoli” pur di «evitare la frantumazione della rappresentanza parlamentare e mantenere un impianto tendenziale bipolare», pena l’inabissamento del PdL e del PD:  il doppio sbarramento. Un sistema che sembra un gioco a premi televisivo. La prima soglia è al 2%:  464 seggi proporzionali per i partiti che la superano. Poi, al  10%, scatta il ‘premio di maggioranza’ fissato di 140 seggi. Per i partiti che non raggiungeranno il 2% restano accantonati 14 seggi.

Non a caso l’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi, lancia l’allarme “democrazia”: “man mano che si moltiplicano le indiscrezioni sulla cosiddetta riforma anti Porcellum diventa sempre più chiaro che l’obiettivo principale della trattativa, oltre al ritorno al proporzionale, è quello di rendere ininfluente il voto dei cittadini sulla formazione dei governi, per riconsegnarla ai capipartito in modo che possano esercitare il loro potere, alle loro spalle, dopo il voto“.

originale postato su demata

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