Scalfari e l’agenda di governo

8 Gen

Il domenicale di Eugenio Scalfari merita “sempre” di esser letto: è lo specchio delle angustie e delle miserie in cui versa la gerontocrazia che pretende, dopo decenni di flop, di governarci, anzi, di illuminarci con le proprie pillole di “ben essere”.

Si inizia con l’incensatura del corrente governo italiano (se ne parla in un altro post) per arrivare alla questione cruciale: l’intoccabilità di Monti fino alla fine della legislatura, dato che non possiamo andare al voto prima di tedeschi e francesi altrimenti saltano i giochi europei e l’Euro.
La scommessa di Monti (ndr. verso Merkel e Sarkozy) consiste nella necessità di un terzo protagonista che non ha condizionamenti pre-elettorali e per di più superiore ai due partner per le sue specifiche competenze, a patto che l’appoggio parlamentare delle forze politiche italiane.

Eppure, fino a pochi giorni fa eravamo la pecora nera e nessuno ci dava credito, la vendita dei titoli di Stato è andata comunque male, la manovra finanziaria son promesse sul futuro e recessione nell’attuale …

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Si passa, poi, al salvataggio di Banca Unicredit, ovvero la banca nata dalla progressiva fusione di soggetti deboli e/o piccolissimi come Credito Italiano, Credito Romagnolo, Cassa di Risparmio di Modena, Banca del Monte di Bologna e Ravenna, Banca Popolare del Molise, Cariverona, Cassa di Risparmio di Torino, Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Cassamarca, Caritro e Cassa di Risparmio di Trieste.
L’andamento borsistico di Unicredit denuncia una situazione cui bisognerebbe porre rapido rimedio: le grandi banche italiane dipendono dal controllo delle Fondazioni che sono strutturalmente inadatte ad adempiere a questo delicatissimo compito. Occorre sostituirle al più presto riportandole alle loro attività statutarie e affidando la proprietà di banche ad un azionariato più idoneo.

Rimedio? Vogliamo fare una manovra finanziaria anche a carico dei neonati per sostenere una banca, che risulta essere tra ai primi 50 potentati finanziari del mondo? George Walker Bush e Barak Obama hanno lasciato cadere la Lehmann Brothers Bank …
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E, sul finire del lungo articolo, si arriva al lavoro, grande tema del momento, visti i due milioni di disoccupati e i lavoratori anziani con l’affanno.
“La Camusso e la Fornero hanno grandi responsabilità. Innovare profondamente il contratto di lavoro tenendo fermo l’articolo 18: questa è la scommessa.
Scalfari, però, “dimentica” che saranno MEF, Infrastrutture, Welfare e Sindacati, non solo Fornero e Camusso, a dover parlare di flessibilità e di cassa integrazione, ma anche di riconversione al contributivo per il sistema pensionistico, di precari del settore pubblico, di investimenti per la ripresa agroalimentare, turistica ed industriale, di status dei disoccupati.

I “baratti”, che si spera non ci saranno, sono l’ultima cosa che i lavoratori potranno digerire ulteriormente. Forse Scalfari non l’ha capito, la questione non è nell’articolo 18, quanto nello status dei disoccupati e nella capacità di riconversione delle aziende e del sistema pubblico.

Andando a concludere il domenicale di Eugenio Scalfari, troviamo un accorato “professor Befera, presidente dell’Agenzia delle entrate, non badi alle minacce e agli insulti che le vengono lanciati. Le prime confidiamo siano soltanto sciagurate esibizioni di teste balorde, i secondi, se vengono da personaggi tipo Santanché, sono titoli onorifici.”

Chi ha abbastanza anni, ricorda certamente Eugenio Scalfari e le sue opinioni ai tempi delle Brigate Rosse, durante gli Anni di Piombo.
Oggi come allora, per “gli Scalfari” chi è violento (verbalmente o fisicamente) è “fascista”, questo il senso del riferimento alla Santanchè. Purtroppo, oggi come allora, le minacce sono di tutt’altra sponda, Federazione Anarchica Informale nel caso corrente, e fanno leva su un diffuso risentimento popolare verso “certi metodi” di Equitalia spa, di cui l’Agenzia delle Entrate è azionista di riferimento.

Vale anche la pena di ricordare, giusto per contestualizzare l’appello dell’ex direttore di la Repubblica, il caso, corrente e poco noto, delle circolari, emesse proprio dall’Agenzia, che limitano pesantemente l’assistenza dei disabili da parte dei familiari e che restano vigenti, nonostante una precisa sentenza della Corte Costituzionale.

Perchè ad Eugenio Scalfari viene data l’attendibilità che trova, dopo 30 anni di “visioni e previsioni” molto discusse e discutibili, oltre che non di rado rivelatesi, nei fatti, fin troppo approssimate o speranzose?

E perchè, infine, dargli credito, quando scrive che “l’attendismo delle banche era prevedibile e previsto. Durerà ancora per qualche settimana ma dovrebbe cessare o attenuarsi fortemente con l’inizio delle aste di titoli dei debiti sovrani in scadenza“?
Come anche Eugenio Scalfari ricorda, la scadenza di marzo riguarda l’Italia per “soli” 150 miliardi in titoli di Stato, che, questo La Repubblica non lo scrive, sono praticamente un’inezia per un paese che ha un PIL da 2.000 miliardi di Euro e che non sia in recessione …

Se questa è l’agenda, mediatica e di governo, della settimana, non è davvero un gran bel da fare.

originale postato su demata

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