Elsa Fornero tra lacrime e contraddizioni

22 Dic

Il bello del ministro Fornero è che riesce a dire tutto ed il contrario di tutto. Il brutto è che, poi, quando legifera, è il contrario del contrario ad essere appioppato agli italiani, o meglio ad una precisa parte di essi.

“Un primo criterio per valutare le nuove misure di aggiustamento, in discussione in questi giorni, riguarda perciò il loro grado di coerenza con l’impianto complessivo, a evitare incongruenze che, nascoste dietro un vantaggio “di cassa” di breve termine, potrebbero invece creare intoppi al funzionamento del sistema nel medio-lungo termine.” (Giugno 2011 – Sole24Ore)
“Non si può prescindere dall’abolizione delle ingiustificate posizioni di privilegio che perdurano per molte categorie”. I “principi, che sembrano banali, sono stati spesso largamente disattesi, nel periodo preriforma, ma anche successivamente, sia con la riforma Amato (1992), sia con la riforma Dini (1995), in modo particolare con la scelta di tutelare i “diritti acquisiti” dei lavoratori meno giovani, scaricando invece sulle nuove generazioni l’onere dell’aggiustamento. E hanno continuato a essere disattesi nel periodo successivo, a ogni nuovo intervento sulla transizione.” (Novembre 2011 – La Repubblica)

Sappiamo tutti come è andata a finire: colpiti i lavoratori dipendenti nati dopo il 1950, i lavoratori “precoci”, le donne, l’indicizzazione delle pensioni “intermedie”. Allo stesso tempo, salve le casse previdenziali dei professionisti, le pensioni d’annata e quelle di militari e magistrati.
Il tutto condito da qualche lacrima (di coccodrillo) e dalla quasi esultante rassegnazione degli elettori del Partito Democratico dinanzia ad una manovra “ingiusta ma inevitabile”, come hanno suggerito i sondaggi.
Peccato anche che inevitabile non fosse e che, se c’era da far cassa per 3-4 miliardi di Euro, bastava decretare che le tredicesime del pubblico impiego fossero pagate in titoli di Stato, come la legge consente, con un impatto positivo sullo spread …

Passano pochi giorni e ci risiamo con “Crocodile” Fornero.

Riguardo l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, “non voglio dire che ci sia una ricetta unica precostituita, ma anche che non ci sono totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte”. (dicembre 2011 – Corriere della Sera)
Pochi giorni dopo, dinanzi ai rumours di scarsa legittimità di tali norme se emesse da un governo tecnico, “il lavoro e la creazione di posti di lavoro sono la mia prima e unica emergenza. L’articolo 18 manco lo conosco, c’è tanto da fare sul mercato del lavoro prima di arrivare lì”. (dicembre 2011 – Leggo)

Intanto, le richieste di cassa integrazione (speciale o in deroga) aumentano e, guarda caso, vanno a vertere proprio su quell’INPS, che la manovra sulle pensioni avrebbe “messo a posto”. Come fare, se le aziende non possono licenziare (con “equo indennizzo) quando le commesse e la produzione calano, visto che l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori questo vieta?

Quale sarà la prossima “uscita” del ministro Fornero, visto che di questo passo, tra qualche anno ci sarà da metter di nuovo mano alle pensioni, dato che l’INPS, da sempre, non si occupa solo di pensioni e previdenza ma anche di assistenza e welfare, destinando a sostegno cassaintegrati e disoccupati le risorse accantonate dai lavoratori per la propria pensione?

E, soprattutto, se la disoccupazione aumenta, perchè farne un problema di “solo” welfare, scaricando tutto sulla Fornero e sui lavoratori, mentre la soluzione è sul fronte della ripresa infrastrutturale, di cui dovrebbe occuparsi il ministro Passera, e della Conferenza Stato-Regioni in carico al ministro Barca?

originale postato su demata

Una Risposta a “Elsa Fornero tra lacrime e contraddizioni”

  1. Pietro dicembre 25, 2011 a 7:10 PM #

    Ho compiuto 35 anni di contributi ed ho iniziato a lavorare in regola a 16 anni di età fisica fino ai 18 continuativi. Farei parte dei lavoratori precoci se la legge non ci avesse delegittimato e discriminato. Vorrei esprimere a tutti un mio giudizio; altro psicologicamente pensare, me ne andrò in pensione qualche anno prima, visto che nei miei 16 anni di età, cioè da ” ragazzino ” andavo a lavorare alla zona industriale di CT, col troppo freddo e col forte caldo, dovevo essere li alle ore 07,00, e dovevo alzarmi dal letto alle 05,30 per prepararmi per tutte le mie esigenze fisiche prima di partire. Mentre Io mi alzavo così presto visto la mia tenera età, quelli più grandi di me, la mattina si alzavano dal letto più tardi, ed io dovrò andare in pensione quando andranno costoro con tanto di rispetto; avendo iniziato a lavorare un bel pò più tardi di me; vi sembra giusto?. Nel contempo approfitto per ringraziare tramite questo blog, i Signori legislatori che con le loro comprensioni e considerazioni che hanno avuto verso di noi, i quali abbiamo iniziato a conoscere il sacrificio e la sofferenza del lavoro molto prima degli altri, e avendo anche dato per primi il nostro contributo per lo sviluppo e per la crescita dell’ Italia. Su tutta questa filastrocca c’è da tenere presente in piena considerazione, che Io e gli altri ragazzini come me, in quegli anni più belli dell’ infanzia ci alzavamo prima delle ore 6 di mattina col buio, mentre gli altri, dico quelli più grandi di Noi dormivano indisturbati nel più bello della mattinata e si stiravano le ossa nel letto fra le coperte, compresi anche quelli che ci amministrano. Da ragazzino mi facevo forza nell’ alzarmi per non rifarmi chiamare da mio Padre che dopo il suono della sua sveglia,veniva a svegliarmi; alzati Pietro, ed io con grande forza d’ animo, anche se ragazzino quale ero, ed anche se mi veniva a mancare il riposo, con voce quasi da bambino e col sonno negli occhi rispondevo a mio Padre, si Papà mi sto alzando. A questo punto non riesco proprio a capire perchè Noi precoci in un’età all’epoca infantile non possiamo oggi privileggiare e godere nel potercene andare in pensione qualche anno prima di quelli che hanno iniziato a lavorare dopo di noi e goduto l’ infanzia più di Noi. Noi abbiamo subito un trauma che ci trasciniamo da tempo, divenendo dei lavoratori precoci: cioè lavoratori da ragazzini; iniziando a dare il nostro primo contributo, come le pecore quanto iniziano a dare la loro prima lana in modo più precoce della loro maturità, e che ormai adesso non ci viene più riconosciuto, come se il nostro sacrificio non fosse servito a nulla, per le dovute e ingiuste inconsiderazioni di questi legislatori. Con questo, Invito coscientemente ed umanamente a riflettere e ha cercare di prendere delle dovute e giuste azioni in un tempo spero abbastanza breve, per tutti noi reduci di precocità, e che con questa precocità di lavoro e non di divertimento che si è tatuato in noi purtroppo in modo indelebile ormai stanco come quello di un anziano, per aver iniziato a lavorare troppo precocemente. PER ME, NON SO SE ANCHE PER VOI, LAVORATORI PRECOCI: CIOE’ LAVORATORI DA RAGAZZINI, PER GIUSTO GIUDIZIO E PER GIUSTA CAUSA, NOI DOVEVAMO ESSERE RICONOSCIUTI ANCOR DI PIU’ E MEGLIO DEI LAVORI USURANTI CHE GODONO E PRIVILEGGIANO DI ANNI DI PREPENSIONAMENTO, PENSANDO A QUELLE NOSTRE PICCOLE E TENERE OSSICINE FRAGGILI CHE ERAVAMO. PERCHE’ NOI DA RAGAZZINI CI SIAMO USURATI ANCOR PRIMA E DI PIU’ DEI LAVORI USURANTI.

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