La Manovra del Dragone

18 Dic

Da martedì prossimo, 20 dicembre, la Banca Centrale Europea, guidata da Mario Draghi, darà avvio all’enorme manovra che dovrà sostenere l’Euro ed i suoi mercati.
Da dopodomani, le banche dell’Eurozona potranno accedere ad ingenti prestiti (tasso 1%) della durata di 36 mesi, rinnovabili, presso la Bce e le Banche centrali dei rispettivi Paesi. La sola BCE ha reso disponibile un plafond fino al tetto di 2.000 miliardi di Euro.

Le “garanzie” che le banche dovranno offrire potranno consistere in:

  • titoli di debito sovrano al loro valore di rating,
  • obbligazioni emesse dalle stesse banche che accedono al credito,
  • crediti cartolarizzati da parte di clienti dalle medesime banche.

Lo scopo dichiarato di questo enorme intervento?

La Bce si aspetta di ottenere i seguenti risultati:

  • sblocco del credito interbancario,
  • ripresa del credito alle imprese,
  • sblocco della segmentazione nazionalistica del mercato dei titoli pubblici,
  • buon andamento delle aste dei debiti sovrani in scadenza a marzo.

In parole povere, oltre a consolidare l’Euro, Mario Draghi spera di “convincere” le banche dei paesi del Nord Europa ad investire di nuovo in titoli pubblici del Sud Europa.
Basti dire che, dal 2007 ad oggi, i capitali investiti in Italia e Spagna si sono letteralmente dimezzati (44%).

Ben venga la manovra di Francoforte, ma sarebbe da chiedersi se potrà bastare senza andare alle cause della perdita di appeal di Roma e Madrid.
E qui non possiamo dimenticare che, proprio mentre le banche iniziavano a dubitare dell’Italia, diversi esponenti pubblici italiani firmarono un appello all’Europa, chiedendo di sospendere gli “aiuti allo sviluppo”, dato che alimentavano solo corruzione e malaffare.

Dunque, se il nodo finanziario sarà sciolto grazie alla manovra dela BCE, va ben ricordato cosa è già accaduto.
E’ impensabile che, ancora una volta, buona parte degli investimenti nordeuropei si trasformino in sprechi, corruzione e casta, se parliamo dell’Italia, o, peggio, in assistenzialismo, consociativitsmo e desviluppo, se parliamo anche della Spagna.

Eugenio Scalfari, in un suo editoriale, si dice “ottimista” a riguardo.
Deve essergli sfuggito che Mario Monti ha l’incarico di mettere i “conti a posto” e non quello di “riformare” l’Italia. Basti vedere come litigano in TV i politici per mille euro, in più o in meno, su stipendi da 12.000 Euro …

originale postato su demata

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