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Linea Amica? Il solito Brunetta …

7 Nov

Il Ministro Brunetta ci informa del grande successo di “Linea Amica”, il “più grande network europeo di relazioni con il pubblico” (parole del ministro), presentato il 29 gennaio 2009.

I servizi svolti specificamente da Linea Amica sono: informazioni sui concorsi Ripam, un numero verde e una casella di posta dedicata per chiarimenti e assistenza sul CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) e la PEC (Posta Elettronica Certificata), oltre ad un servizio di informazione e supporto multilingue ai cittadini stranieri e italiani sui temi dell’immigrazione.

Il successo sarebbe dovuto al record, raggiunto nella settimana dal 22 al 28 ottobre, durante il quale il network ha raggiunto 1.290.500 contatti, conteggiando, però, anche quelli dei risponditori automatici, che ci dicono di richiamare.
I contatti “assistiti da operatore” sono 1.153.000 e gli uffici coinvolti sono 1.149 URP, spesso preesistenti, o centri di risposta “al cliente” … mica “utenti” o “cittadini”.

Non si comprende, però, se questo milione di contatti sia su base annua, mensile o settimanale. Se fossero annuali, parliamo di una ventina di contatti al giorno di media per ufficio che non è certamente un goal, specialmente se ad “idearlo” è stato un ministro.

Probabilmente, sono contatti settimanali, il che implica una spesa notevole, alla quale deve essere corrisposto un rendimento effettivo.

Infatti, l’effettiva “resa” del costoso servizio ideato da Brunetta, è tutta in un numero: le richieste arrivate a “Linea Amica” hanno riguardato per l’84% informazioni generiche sulla Pubblica Amministrazione. Nulla di specifico o di particolarmente nuovo.

Come non lo è il fatto che il contact center di Linea Amica abbia raccolto circa il 5% dei contatti, che in buona parte è andato proprio agli uffici dove ordinariamente sarebbe andato: ad Enti previdenziali (26,2%), Regioni e strutture sanitarie (29,7%), Comuni, Province e strutture locali (22,8%).

Inutile, forse, aggiungere che, riguardo le istanze emergenti e/o sommerse, cui un network dovrebbe dar soluzione, solo il 12% dei contatti riguardavano problemi da risolvere (10,7%), assistenza in materia di disabilità (un misero 0,9%), segnalazioni di inefficienze della Pubblica Amministrazione (0,4%).

Ed il resto?

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The Italian Countdown

7 Nov

Un conto alla rovescia spasmodico, quello che sta travagliando l’Italia, questa la principale causa delle speculazioni e delle turbolenze che stanno colpendo le Borse.

Un conto che si è protratto e si protrae a causa del fatto che non c’è una maggioranza alternativa al PdL, visto che Partito Democratico e Italia dei Valori non intendevano (e forse non intendono) allearsi con Fini e Casini.

Un countdown, iniziato quasi 20 anni fa, che avrebbe dovuto fermarsi da un anno almeno, quando Fini e FLi uscirono dalla maggioranza, proprio a causa dell’assenza di misure coerenti ed efficaci contro la Crisi da parte di Tremonti, Berlusconi e Bossi.

Un rovescio, come fosse una disfatta, che continuerà anche oltre la caduta di Berlusconi, se il Partito Democratico non abbandonerà i “compagni di lotta” e non cercherà “i colleghi di governo”, con l’intenzione, per l’appunto, di governare.

Infatti, non sembra che la Sinistra (italiana ed europea) abbia capito quali siano le cause dell’instabilità dell’Euro e dell’inaffidabilità italiana.

L’Euro non può più continuare ad esistere come mera “valuta di mercato”, deve necessariamente iniziare ad avere una propria “riserva” (lingotti o fondi fa lo stesso), che lo tenga al riparo da speculazioni e che permetta di avere maggior forza e peso nelle dinamiche tra yuan e dollaro.
Tra i motivi che intervengono a determinare questa contingenza, c’è il rapporto tra debito, PIL e deficit dei singoli stati, che per l’Italia è strabordante rispetto a 10 anni fa e che è cosa molto diversa dall’indebitamento delle famiglie o dell’intero paese, visto che parliamo di valuta.

Venendo all’Italia, ricordiamo tutti che è tra i paesi che maggiormente hanno superato il “livello di guardia” e, soprattutto, è quello che da anni presenta conti e scenari diversi che puntualmente non vengono confermati nei rendiconti e nelle previsioni dell’anno successivo.

Dunque, se c’è sfiducia, le responsabilità non sono del solo Silvio Berlusconi, anche se enormi, ma di un intero apparato pubblico di monitoraggio e governance di cui il MEF è il terminale.

I motivi per cui si sia andati “oltre il limite” sono anch’essi evidenti, almeno agli occhi degli stranieri:

  • l’incapacità di valorizzare l’agricoltura, rendendola competitiva e produttiva, mentre oggi, tra un sussidio ed uno sgravio, rappresenta meno del 4% del PIL italiano e non riusciamo nè a consolidare i marchi esistenti nè a lanciarne di nuovi;
  • una frammentazione ed una cristallizzazione delle imprese, spesos cooperative od a conduzione familiare, che ostacola l’abbattimento dei costi al consumo e la crescita dei marchi;
  • l’assenza di strumenti contrattuali atti a ridurre la rigidità del mercato del lavoro, specie in termini di occupazione, visto che dopo 30 anni siamo ancora come negli Anni ’70, con gli “occupati”, i “cassaintegrati”, i “disoccupati”, i “giovani in cerca di primo lavoro”, le “donne”;
  • l’inadeguatezza del “sistema giustizia”, che, grazie alla propria lentezza, è riuscito a mandare in prescrizione le colpe di quasi due generazioni politiche italiane;
  • la corruzione (intesa come degrado) delle norme diffusa e generalizzata – e come mai potrebbe non essere se abbiamo quasi 50.000 leggi – mentre la comunicazione pubblica è semplificata a par conditio, talk show e “30 secondi per”;
  • un sistema previdenziale che avvantaggia, disastrosamente e smaccatamente, le generazioni nate prima degli Anni ’50 e che non consente alcuna flessibilità
  • la superfetazione di enti pubblici, spesso consistenti in un ben foraggiato CdA, qualche ufficio di lusso in affitto e pochi soldi “veri” da spendere;
  • l’onnipresenza nelle imprese del MEF, come proprietario, come gestore, come azionista, come controllore, come esattore, eccetera.

Questi sono i nodi da sciogliere, noi italiani abbiamo più di un problema da risolvere al di là della caduta di Silvio Berlusconi e non è dai banchi del PdL che dovranno arrivare i voti necessari a fermare il countdown italiano.

Le prospettive? Difficile a dirsi.

E’ possibile che il Partito Democratico si ritrovi a non voler scegliere se essere leale verso “i compagni di lotta” o verso “i colleghi di governo” , pur di salvaguardare il proprio patrimonio immobiliare, l’appoggio della CGIL, la propria presenza nei CdA ed il consenso di tanti pensionati.

E’ altrettanto probabile, però, che il PD, in queste condizioni, non potrà altro che danneggiare se stesso e l’Italia, specialmente se tenterà, come sembra, di giocare la carta delle elezioni anticipate, magari vincendole senza un programma di riforme e sotto ricatto degli alleati.

L’unica cosa certa è che un altro anno di countdown non possiamo permettercelo e che sono ormai superati i tempi del governo tecnico e del “voto subito”.

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