PD e la Crisi: niente proposte, niente programma?

6 Nov

C’era una certa attesa per la manifestazione del PD a Roma, tenutasi ieri. L’attesa era dovuta al fatto che, seppur convocata tempo addietro, la convention va a cadere proprio nel fine settimana in cui poteri forti e meno forti stanno verificando quali margini di “ragionevolezza” ci siano tra noi italiani.

Sicuramente, è rimasto deluso chi si aspettava che Bersani portasse delle proposte, non dico un programma, per attuare gli interventi che l’Europa ha recepito nella “lettera d’intenti”.

Troppe frasi di giornata. Dal “situazione drammatica, Berlusconi deve andare a casa” al “riportare l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome”: un po’ come dire che “dopo l’autunno c’è l’inverno e dopo l’inverno c’è la primavera e che dovrà ritornare l’estate”.
Un palco che Bersani condivide con le “grandi forze del progressismo europeo” (i socialisti francesi e tedeschi, ad oggi fortemente calanti), per “rilanciare il sogno di un’Europa sovrana”, non affrancandosi dalla Cina Popolare o dalla Russia postcomunista, per non parlare degli Stati Uniti d’America, bensì radicalizzando un conflitto interno, perchè “la malattia è l’Europa delle Destre, l’Europa della Merkel e Sarkozy” e “se ognuno si occupa solo di casa sua vincono le destre”.

Peccato che il problema corrente consista nel fatto che, grazie alla corruzione dilagante, non in tutti gli stati accada che “ognuno si occupi almeno di casa sua”, come Italia e Grecia dimostrano.

La ricetta di Bersani? “Un solo modo per evitare le Crisi: crescere un po’ tutti”. Bella idea, infatti, visto come sono andate per 60 anni le cose da noi, adesso vogliono crescere … gli altri.

Se il discorso di Bersani è stato deludente, visto che era quello il momento in cui un’Opposizione forte e consapevole va a sottoporre al Paese ed al Mondo una visione diversa ma concreta di come uscire dall’empasse, è andata peggio con gli altri leader italiani presenti.

Franceschini: “La spallata la stanno dando gli italiani”, mica le opposizioni.
Camusso: “La Cgil è da tre anni in piazza per un’altra politica perciò guarda con attenzione a chi propone un’altra politica”, che sappiamo tutti consistere in più tasse, più aumenti salariali, più cassa integrazione.
Di Pietro: “Dare una risposta per la quadratura dei bilanci, ma non ad intervenire sui punti che ci chiedono le banche europee, a cominciare dalla BCE, ma intervenendo su quel 10% che pur possedendo il 60% della ricchezza italiana finora non hanno pagato il dovuto”, come se bastasse una patrimoniale per evitare le riforme del lavoro e della sistema pubblico (aziende, sindacati e partiti inclusi), che attendono ormai dagli Anni ’70, se non, addirittura, dalla fine del Fascismo.

Eppure, Bersani ci dice che sono “pronti a fare la propria parte”, “pronti a governare”.

E il Programma?

originale postato su demata

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