La crisi italiana secondo la BBC

2 Nov

Laurence Knight, business reporter di BBC News ha pubblicato una breve e compendiosa descrizione di quali siano i mali che affliggono l’Italia e l’Euro.

Un punto di vista “relativamente neutrale”, stante il fatto che in Gran Bretagna è vigente la Sterlina, valuta dal valore ampiamente consolidato.

Secondo l’autorevole analista, il debito del governo italiano, al 118% del PIL, è sicuramente alto, anche per gli standard europei, ma è sostanzialmente costante dal 1991 e gli italiani non sono particolarmente indebitati, come viceversa accade in Francia od in Gran Bretagna, dove l’esposizione dlele famiglie è abnorme.

Il problema è che i governi italiani hanno sempre speso per servizi pubblici e sussidi più di quanto la nazione produca in termini di leva fiscale. Infatti, l’esposizione debitoria dello Stato italiano è dovuta all’esigenza di coprire deficit ed interessi passivi.

E’ evidente che, in prima ipotesi, la situazione italiana è allarmante ma non catastrofica, se non fosse che la scarsa applicazione delle regole, la tutela di interessi acquisiti, l’invecchiamento della popolazione, la debolezza degli investimenti hanno determinato seri limiti nella capacità del Paese di aumentare la produzione. Non è un caso che il tasso medio annuo di crescita economica negli ultimi 15 anni è stato un pessimo 0,75%, che è di molto inferiore al tasso di interesse che l’Italia paga sui propri debiti.

Il rischio italiano consiste, dunque, nella possibilità che un governo “populista” (come tutti quelli che si sono succeduti in questi anni) potrebbe far accrescere il debito più velocemente rispetto alla capacità dell’economia italiana di sostenerlo. In passato, questo rischio non si è concretizzato, grazie al tasso di inflazione relativamente alto dell’Italia, che ha sempre spinto le entrate fiscali del governo, ma ora la prospettiva è molto più triste.

Come noto, ai britannici piace parlar chiaro e l’analista della BBC non può non notare (a detrimento dei governi italiani passati e presenti) che, “come nelle altre economie dell’Europa meridionale, i livelli salariali italiani sono saliti troppo in fretta negli anni buoni ed hanno lasciato l’Italia priva di competitività rispetto a Germania e le altre economie della zona euro”.
Questa mancanza di competitività, nelle infrastrutture e nel mercato del lavoro, “rischia di causare molti anni di crescita ancora più debole e di inflazione bassa, che risulterebbero insostenibili. Inoltre, ulteriori tagli alla spesa, che il governo promette, rischiano di danneggiare l’economia ancora di più”, oltre a causare un forte aumento della disoccupazione.
Questi i motivi per cui i mercati e  gli istituti di credito chiedono un tasso di interesse molto più alto per l’Italia, anche se il maggior costo del denaro renderà il debito italiano ancora meno sostenibile.

Un po’ come dire che la perdita di fiducia dei mercati verso l’Italia potrebbe finire per diventare una profezia che si autoavvera: se nessuno offrirà prestiti all’Italia, allora l’Italia non potrà ripagare i suoi debiti e se non potrà rimborsare i propri debiti, nessuno vorrà farle credito. E’ quello che stanno facendo i mercati, presi dal panico, che cercano di liberarsi degli investimenti in “debito italiano”, spostandoli sul “debito sicuro” tedesco.

Secondo la BBC, la massa finanziaria, di cui l’Italia avrebbe bisogno per un piano di salvataggio, è enorme: di gran lunga superiore ai 440 miliardi di euro EFSF, concordati nel mese di luglio dall’Unione Europea. Ed infatti i leader europei si preparano, dopo che l’Italia avrà dato garanzie che oggi non è in grado di dare, ad aprire una linea di credito superiore ai 1.000 miliardi di Euro, che, si spera, ridurrà anche il costo del denaro in Italia.

Come fa notare Laurence Knight, “l’Italia dovrà implementare misure di austerità per assicurare che i propri debiti rimangano sotto controllo” e non è chiaro se la coalizione di governo guidata da Silvio Berlusconi sia in grado di attuare ulteriori tagli.
Inoltre, se l’economia non riuscisse a crescere, a causa dello statalismo e della rigidità del mercato del lavoro come è accaduto in Grecia, la Bella Italia non sarebbe in grado di ripagare i propri debiti.

Dunque, dinanzi ad una tale catastrofe nazionale, se il governo Berlusconi è accusabile di inerzia e pressappochismo, PD e SEL non possono più sottrarsi dall’accusa di essere “conservatori e reazionari”, piuttosto che “innovatori e progressisti”.
Sarà un caso, con i guai che abbiamo, che tutta l’attenzione dei partiti e del popolo di “sinistra” sia rivolta a Renzi ed alle Primarie …

originale postato su demata

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