Archivio | novembre, 2011

Pensioni inique, meglio lavorare a vita

30 Nov

Il Corriere della Sera annuncia che “potrebbe aumentare la soglia minima dei 40 anni di contributi necessari ora per la pensione indipendentemente dall’età anagrafica. Secondo quanto si apprende tra le ipotesi allo studio del Governo c’è un innalzamento tra i 41 e i 43 anni di contributi per uscire dal lavoro a qualsiasi età.” Eppure, solo pochi giorni fa, avevamo letto che “la riforma delle pensioni va bene così, c’è solo da accelerare i tempi”.

Dunque, se qualcuno aveva dei dubbi, è ormai chiaro a tutti che il governo Monti intende intervenire pesantemente sulle pensioni “del futuro”, senza affatto “moralizzare” il sistema pensionistico italiano, cassando le pensioni d’annata ed uniformando le spettanze.

I diritti acquisiti non si toccano se si tratta di over60, i diritti promessi sono carta straccia se parliamo di under60.

Non è un problema meramente legislativo, non solamente interno al governo Monti ed al Parlamento, dato che la magistratura potrebbe, con le proprie sentenze e contro la volontà popolare eventualmente espressa dalle leggi, annullare qualunque taglio a carico di coloro che sono già pensionati. Costituzionalità …

Cosa fa il governo Monti? Dare battaglia, consegnare il problema ad un governo eletto o trovare un escamotage, seppur vistoso, dato che portare “i nati dal 1950 al 1962” al contributivo tout court sarebbe particolarmente iniquo?

Da quello che si legge sul Corriere, sembra stia passando la scelta più semplice: violare l’ultimo margine che ci separa dallo schiavismo ed abolire il limite di 40 anni lavorativi per l’ottenimento della pensione.

Così andando, dal 1 gennaio 2012, avremo un rigorosa linea di demarcazione tra gli italiani: i nati prima o dopo il 1950. I primi fruiscono di pensioni, invalidità e case popolari, i secondi “dipende” e per gli under40 anche il lavoro è un optional. Tutto molto costituzionale …

La televisione fa miracoli, è vero, gli imbonitori sono già all’opera, a parlare nei talk show di un governo senza conoscerne il programma, ma è proprio da vedere come potranno convincere i giovani che è nel loro interesse rallentare lo svecchiamento del paese.

Se l’attuale parlamento intende avallare (e soprattutto votare) un provvedimento del genere, è difficile credere che gli stessi partiti (PDL, PD, AN, UDC, IdV) potranno pensare di andare a raccogliere voti tra i nati dopo il 1950 …

(leggi anche Pensioni, quel che propone Confindustria e Pensioni, quelle d’annata non si toccano e Pensioni – Fornero, pessime idee)

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Crisi Eurozona, lontana la schiarita

29 Nov

Da oggi, oltre ai ministri, abbiamo anche i nomi dei “nuovi” sottosegretari di governo italiani ed alcune riflessioni possono trovare luogo di essere.

Oggi, solo oggi, Mario Monti ha completato lo staff di governo, aggiungendo ai 17 ministri iniziali un altro ministro per la Funzione Pubblica, 3 viceministri per l’economia e ben 25 sottosegretari.

Sono stati necessari ben 21 giorni dalla caduta di Berlusconi ed ancora non si sa nulla del programma.

Per essere un governo tecnico, nato dall’emergenza italiana, europea e mondiale, è un “non sense”.

Questo pone dei serie perplessità sull’esattezza e veridicità delle ipotesi, finora fatte, sulle cause e sulle soluzioni della crisi dell’Eurozona tutta.

Come anche, questo “non sense” corrobora l’inquietante ipotesi, che arriva da fronti tipicamente contrapposti, che le banche, ovvero il luogo dove si è concentrato il potere delle decadenti nobiliari ed imprenditoriali lobbies ottocentensche, stiano cercando di risolvere la cosa a modo loro, anzichè a modo nostro, che siamo gli europei.

A conferma di questo, dobbiamo rilevare, ad esempio, come la stampa italiana e francese, con buona compagnia di quella germanica, da oltre un mese riesca a pubblicare tutto ed il contrario di tutto, senza un abiura e senza un quesito.

Mala tempora currunt.

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Euro crise: une “absurdité a l’italienne” qui inquiète

29 Nov

Aujourd’hui, seulement aujourd’hui, Mario Monti a complété le personnel du gouvernement, 18 ministres, 3 vice-ministres de l’économie et 25 ministres délégués. Il a fallu 21 jours après la chute de Berlusconi et nous ne savons pas encore rien sur le programme.

C’est un «non sens» pour un gouvernement intérimaire, créé en raison de l’urgence de la situation en Italie, en Europe, dans le monde.

Un «non-sens» qui pose de sérieuses questions quant à l’exactitude et la véracité de l’hypothèse sur les causes et les solutions à la crise la Euro-zone, jusqu’ici proposé.

En outre, cette «non-sens» renforce l’inquiétante hypothèse, qui vien de part et d’autre, que «les banques» – qui sont le lieu où la puissance des lobbies aristocratique et d’affaires est concentré – tentent de fixer ça va à leur façon, plutôt que dans notre propre chemin et «nous» sont «les Européens».

En confirmation de cela, nous pouvons noter, comme par exemple, que les médias italiens et français, avec la bonne compagnie de les allemande, publient tout et son contraire, sans se rétracte et sans question.
Il n’est pas bon.

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Eurozone Crisis: a worring ‘non sense’

29 Nov

Today, just today, Mario Monti has completed the staff of the government, 18 ministers, 3 deputy ministers for the economy and 25 junior ministers. It took 21 days after the fall of Berlusconi and we do not know anything yet about the program.

This is a ‘non sense’ for a caretaker government, created due to the urgency of the situation in Italy, in Europe, in the World.

A ‘non sense’ that poses serious questions about the accuracy and the truthfulness of the hypothesis, hitherto, on causes and solutions for the Eurozone crisis.

As well, this “nonsense” reinforces the disturbing hypothesis, which come from opposite sides, that ‘the banks’ – that are the place where the power of aristocratic and business lobbies is focused –  are trying to fix it going in their own way, rather than in our own way and ‘we’ are ‘the Europeans’.

In confirmation of this, we can note, as example, that the Italian and French media, with the good company of German news, are publishing everything and its opposite, without recanting and without a question.
It is no good.

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Italia: ritorna l’anafabetismo

27 Nov

Tullio De Mauro, noto glottologo ed ex ministro dell’istruzione, non ha dubbi sulla formazione degli italiani: “non più del 20% possiede le competenze minime per orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana. Ce lo dicono due recenti studi internazionali, ma qui da noi nessuno sembra voler sentire“.

Ad essere esatti, “il 71% della popolazione si trova al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano di media difficoltà. Il 5% non è neppure in grado di decifrare lettere e cifre, un altro 33% sa leggere, ma riesce a decifrare solo testi di primo livello su una scala di cinque ed è a forte rischio di regressione nell’analfabetismo. Un ulteriore 33% si ferma a testi di secondo livello“.

Un dato devastante, che conferma una lunga serie negativa, su cui si sono sollevate solo le lagnanze di qualche blogger od addetto del settore.
Eh già, perchè non stiamo parlando di ortografia, grammatica e sintassi, bensì di comprensione di ciò che è scritto e della capacità di operare per ipotesi, come richiesto da un testo di terzo livello a salire.

Ma a cosa equivale una tale “ignoranza”?
All’incapacità, per circa il 40% di noi, di ben comprendere cosa preveda il codice della strada, per esempio, che richiede competenze almeno superiori al primo livello.
Oppure, all’impossibilità, per il 70% della popolazione, di comprendere ed eseguire con affidabilità le istruzioni indicate su un manuale, che è un testo almeno di terzo livello.
L’impedimento, infine, per moltissimi di noi, almeno il 20% e forse molti di più, di comprendere i termini di una proposta politica, ovvero di conformarsi un’opinione consapevole, e di votare opportunamente.

L’istruzione ed in particolare la capacità di lettura sono il primo passo per l’esercizio dei diritti.

Come “riparare” a questo danno epocale?
Serve una nuova deontologia per la scuola, visto che quella che abbiamo si valuta da sola, ormai, in base a questi infimi risultati.
Una deontologia che si basi sulla meritocrazia, sulla collaboratività e sul senso dello Stato.

Ma serve anche, e soprattutto con urgenza, un radicale cambiamento nelle politiche del welfare e della formazione professionale, fermando sprechi e prebende degli enti locali su “cultura e diritto allo studio”, visto che almeno un terzo degli italiani non è nelle condizioni, culturali e professionali, necessarie ad affrontare il Terzo Millennio.

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Ratzinger ed il post-moderno

27 Nov

“L’uomo post-moderno crede di essere diventato il padrone di ogni aspetto della vita, Dio sembra assente. Ma il vero padrone del mondo non e’ l’uomo, e’ Dio.” Questo è quanto riportano dell’Angelus in San Pietro, pronunciato da Benedetto XVI oggi.

In realta, il Papa ha detto qualcosa di diverso e di “più importante”, non una critica all’uomo post-moderno, sostanzialmente una vittima, ma al “mondo delle cose”, come l’avrebbe chiamato Wim Wenders.

“Anche Isaia, il profeta dell’Avvento – ha detto Ratzinger – ci fa riflettere oggi con una preghiera accorata, rivolta a Dio a nome del popolo. Egli riconosce le mancanze della sua gente, e a un certo punto dice: ‘Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità”’ .

”Come non rimanere colpiti da questa descrizione? – ha aggiunto il Pontefice.

Sembra rispecchiare certi panorami del mondo post-moderno: le città dove la vita diventa anonima e orizzontale, dove Dio sembra assente e l’uomo l’unico padrone, come se fosse lui l’artefice e il regista di tutto: le costruzioni, il lavoro, l’economia, i trasporti, le scienze, la tecnica, tutto sembra dipendere solo dall’uomo”.

Tutto molto giusto, anche se definire “post-moderno” tutto ciò non è propriamente corretto.

Infatti, se una tendenza del post-moderno è vanamente edonista e materialista, ve ne è un altra che ci invita a considerarci “una caccola nell’Universo”, come espresso egregiamente nella dicotomia di Durden Tyler nel film “Fight Club” o nel quesito di Morpheus a Neo nel film Matrix.

Il post-moderno è nichilista proprio perchè è consapevole di esistere in un mondo dove alcuni di noi umani, i potenti, vedono nell’uomo “l’unico padrone, come se fosse lui l’artefice e il regista di tutto”.

Anche il Chiesa Universale vive nel “post-moderno” e può essere vittima delle contraddizioni di un mondo dove vale l’esteriorità e non l’essenza delle cose, ma al di là di cosa includa nell’espressione “post-moderno” Ratzinger, un papa “filosofo”, è importante prendere atto che il Vaticano è forse l’unica istituzione del mondo occidentale che richiami la nostra attenzione sul fatto che abbiamo costruito un mondo “dove la vita diventa anonima e orizzontale”.

E questo è un merito.

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Agenda Monti: i rapporti con la Libia …

27 Nov

Il Comando Generale delle Capitanerie di porto ha rilasciato un comunicato che i pescherecci ‘Asia’ di Mazara del Vallo e ‘Astra’ di Siracusa sono stare sequestrate da naviglio militare libico e condotte nel porto di Misurata.
A bordo dell’Asia ci sono cinque nostri connazionali, mentre sulla Astra gli italiani sono quattro insieme a tre tunisini.

Una vicenda paradossale, visto che in zona ci sono ancora squadre operative della NATO.
Una storia aspettata, che conferma come i metodi negoziali della Libia, qualunque Raiss governi, sono sempre gli stessi: violazione dei trattati e ricatti energetici.

Uno scherzo da ragazzi, poi, quello di profittarsi di un debole governo tecnico, che ha appena pagato o lasciato pagare un riscatto per la nave “Rosalia D’Amato”, in mano ai signori della guerra somali.

Si spera che i libici abbiano fatto male i loro conti, visto che adesso l’atifona dovrebbe cambiare con un fior d’ammiraglio NATO, il comandante Gianpaolo di Paola, a dirigere il Ministero della Difesa ed, alla Farnesina, un diplomatico del calibro di Giulio Terzi di Sant’Agata, ex Rappresentante Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a New York.

Anche questo è un banco di prova per il governo Monti.

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