Quanto costano agli italiani CISL, UIL e CGIL?

5 Ott

In tempi di crisi economica ed occupazionale, mentre in Italia e non solo, i cittadini aspirano ad un sistema più equo ed etico, non dovremmo perdere di vista la ricerca pubblicate tempo fa nel libro “L’altra casta” di Stefano Livadiotti (Privilegi. Carriere. Stipendi. Fatturati da multinazionale. L’inchiesta sui sindacati).

Per avere un quadro generale, di seguito sono raccolte alcune annotazioni con i dati di riferimento, provenienti dal libro in questione e non solo.

Nel 1977, per effetto della Legge 902, lo Stato italiano cedette alla CISL, UIl e CGIL i beni e gli immobili pubblici che, durante il Regno d’Italia, erano stati assegnati alle Corporazioni dei Lavoratori. La cessione fu a titolo gratuito ed esentasse. Di quei tre sindacati confederali, la sola CGIL conta, oggi,  3.000 sedi sul territorio nazionale ed, in alcuni casi, si tratta di interi edifici con valori milionari. Grazie alla legge 504 del 1992 i sindacati non pagano l’ICI, dato che sono assimilati alle onlus.

La Legge 40/1987 consente ai sindacati costituire enti di istruzione e formazione professionale che possono operare nel settore della progettazione afferente al Fondo Sociale Europeo ed presentare progetti per la Formazione Tecnica e per quella professionale in carico agli Enti Locali. Un’enorme fetta di denaro (parliamo di miliardi) destinata all’istruzione ed alla formazione, sottratta alle casse del MIUR, che in non pochi casi si è rivelata una fabbrica di consenso clientelare e corruttela pubblica, come emerso nell’inchiesta Why Not di De Magistris, quando era magistrato.

I permessi sindacali retribuiti beneficiano circa 700.000 lavoratori (4% dei dipendenti totali), che consumano non meno di 1 milione di giornate lavorative. Altri 2.500 sono distaccati nelle sedi sindacali, con un costo di oltre 4,5 milioni di Euro. In gran parte, appartengono alla pubblica amministrazione, spesso della scuola e degli enti locali, e mantengono la propria sede di servizio, che verrà poi occupata da un precario.

Le leggi Mosca 252/1974 e Treu 564/1996 hanno “donato” a sindacalisti e dipendenti dei sindacati e dei partiti ben 15 milioni di Euro, a carico dello Stato, per i contributi figurativi che i Sindacati, evidentemente, non avevano versato al proprio personale (sic!). Inoltre, chi ricopriva cariche ha avuto il riconoscimento di una pensione doppia, per il lavoro non svolto e per l’attività in sindacato. Di questi fortunati, non sono pochi gli ex sindacalisti in politica o nei Consigli di Amministrazione degli Enti (proprio quelli che da 60 anni vorremo eliminare …), nelle camere di commercio, nell’Inps, nell’Inpadap, nell’ENAM, nel CNEL, nell’IACP, nella Banca d’Italia, negli albi professionali, nelle aziende ex-municipalizzate ed in quelle partecipate. Tutte entità che, tra l’altro, conferiscono pensioni o sussidi o prestiti od assunzioni.

Grazie alle leggi 413/1991 e  152/2001, i sindacati ricevono dallo Stato per gestire patronati e CAF circa  300 milioni l’anno, ma, nonostante le loro risorse arrivano dal pubblico erario per svolgere un servizio pubblico, non sono soggetti al controllo della Corte dei Conti. Per effetto di sentenze, inoltre, i sindacati non hanno obbligo di bilancio consolidato e non è dato sapere quale sia il volume delle loro finanze e, soprattutto, cosa ne facciano di tutti quei soldi. Le Associazioni dei Consumatori sembrano collegate ai sindacati, visto che, tra l’altro, operano spesso all’interno di edifici che sono stati o sono ancora sede di sindacati, e ricevono dall’AntiTrust una buona percentuale delle multe milionarie comminate alle aziende.

L’art. 40 della Costituzione obbliga che gli scioperi siano regolamentati da una legge che lo Stato Italiano non ha mai provveduto ad emanare, forse perchè nel resto d’Europa l’indizione di uno sciopero richiede il referendum tra i lavoratori. Dulcis in fundo, l’art. 39 della Costituzione, che prevede come solo “i sindacati registrati hanno personalità giuridica. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.”

Considerato che coloro che sono distaccati non sono eletti dalla base e che gli scioperi non prevedono un referendum tra i lavoratori, è facile intuire che i nostri sindacati non siano registrati e che i nostri tanti parlamenti non hanno mai provveduto a trasformare la Costituzione in legge. Durante l’ultimo Governo Prodi erano 53 i deputati e 27 i senatori che avevano svolto incarichi nel sindacato …

Non resta che chiedersi che valore legale abbiano tutti i contratti finora firmati, sia quelli con le aziende private sia, soprattutto, quelli che Stato ed Enti Locali hanno siglato e rispettato per sei decenni, visto che la “controparte” non ha personalità giuridica, ovvero che non ha la capacità, determinata dalla legge, di acquistare diritti ed assumere obblighi.

Io credo nel Sindacato, credo che sia indispensabile in uno spazio a democrazia ridotta (cfr. Chomsky) come è l’ambiente di lavoro. Ma esistono dei veri sindacati in Italia?

Quasi dimenticavo, la legge 108/1990 consente “de facto” ai sindacati la possibilità di licenziare i propri dipendenti senza giusta causa, in barba all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.    Senza parole.

originale postato su demata

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4 Risposte to “Quanto costano agli italiani CISL, UIL e CGIL?”

  1. fab ottobre 7, 2011 a 9:36 am #

    Perché non parlare anche dei fondi interprofessionali, i fondi costituiti con lo 0,30% delle retribuzioni dei lavoratori finalizzati alla formazione del personale (la cosiddetta formazione continua)?

    “I Fondi Paritetici Inteprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle Parti Sociali attraverso specifici Accordi Interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Nel corso del 2003, con l´istituzione dei primi dieci Fondi Paritetici Interprofessionali, si realizza quanto previsto dalla legge 388 del 2000, che consente alle imprese di destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’INPS (il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”) alla formazione dei propri dipendenti. I datori di lavoro potranno infatti chiedere all’INPS di trasferire il contributo ad uno dei Fondi Paritetici Interprofessionali, che provvederà a finanziare le attività formative per i lavoratori delle imprese aderenti.”

    Oggi esistono 20 fondi (2 dei quali rivolti ai dirigenti) che raccolgono oltre €500 milioni all’anno. Queste risorse vengono destinate in maggior parte alla formazione dei piani. La realtà è però che: il termine “promossi da” è diventato “gestiti da”, quindi tutti i fondi vedono nel consiglio d’amministrazione e negli organi dirigenti, fino all’ultimo degli impiegati, personale che risponde al 50% ai sindacati e al 50% alle parti datoriali. Quindi tutte le scelte, incluse quelle di spesa oltre che di assegnazione dei piani, sono decise al 50% dal sindacato. Cgil, Cisl e Uil governano 11 fondi (i più importanti, raccolgono €450 milioni).

    Le sorti della formazione dei lavoratori, degli enti di formazione (dovremmo parlare anche di questi, Smile, Enfap e Ial, vi dicono nulla?) e delle risorse per la crescita del capitale umano in mano alla triplice che li usa spesso a fini privati.

  2. fausto / fardiconto ottobre 18, 2011 a 8:19 pm #

    E che dire delle elezioni delle RSU? Rinviate sine die, al punto che il sottoscritto non ha mai avuto l’onore di parteciparvi.
    La verità è che i sindacati storici perdono consenso a favore di soggetti più combattivi; e naturalmente nessuno vuole che questo cambiamento venga certificato tramite una votazione. Insistiamo a nascondere i cambiamenti.

  3. Salvo marzo 11, 2014 a 11:24 am #

    Assolutamente inesatto in ogni punto..totalmente approssimativo ed il caso più eclatante e’ quello di ici-imu ecc…. Lo si paga eccome …

    • demata marzo 12, 2014 a 7:36 am #

      E’ vero è inesatto. Era scritto che “grazie alle leggi 413/1991 e 152/2001, i sindacati ricevono dallo Stato per gestire patronati e CAF circa 300 milioni l’anno”, ma Renzi ha annunciato che forse sono addirittura 600 milioni …
      Oggi, i sindacati pagano l’IMU, ma la legge del 92 quella era …

      Per il resto quelle menzionate sono leggi: le consulti e verifichi …

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