Alassio, bar vietato ai marocchini. Perchè?

5 Set

Alassio è la città che Ghalfi El Mohammed, immigrato marocchino trentenne, aveva scelto per il suo soggiorno in Italia.
Non aveva scelto il duro, ma onesto lavoro in fabbrica o nei campi, come tanti altri immigrati. Aveva preferito vivere alla giornata grazie a piccoli business illegali.

Ghalfi El Mohammed aveva già avuto a che fare con le forze dell’ordine per vendita di prodotti con marchio contraffatto, spaccio di stupefacenti, ricettazione. Ma non solo: era stato denunciato anche per porto abusivo d’armi e stalking.

Nessuno di questi processi è ancora pervenuto a sentenza definitiva e, pertanto, Ghalfi El Mohammed circolava liberamente per Alassio, spesso abbrutito dalla sua dipendenza, e,comunque, continuando nella sua vita borderline.
Certo, qualcuno avrebbe potuto notare un declino morale ed una escalation criminale, ma questo accade solo nei film e nei paesi diversi dal nostro.

Fatto sta che per l’italiano medio Ghalfi è “un po’ una testa calda”, “tutt’al più un po’ fuori”, ma questo non implica che il costosissmo ed inefficiente welfare si sia occupato del caso. Diamo una marea di soldi alle Onlus, ma non c’è un assistente sociale od un consultorio se si tratta di “una vita da bere”, figurarsi se straniero.
Nè è accaduto, seguendo la strada opposta, che sia stato espulso per “reati contro il soggiorno sul territorio”, anch’essi, sembra, in attesa di giudizio.

Intanto Ghalfi sta sempre peggio e viene denunciato, poche settimane fa, per resistenza durante un controllo contro l’abusivismo commerciale: aveva infatti spintonato e morso due vigili, che gli sequestravano 63 paia di occhiali contraffatti.
Era esasperato, era la quarta volta in una settimana che accadeva, ma non c’era verso di fargli capire che i “tempi d’oro” dei “vu cumprà” erano finiti e che la contraffazione di merci era duramente perseguita, visto che impoverisce il nostro paese.
Neanche si era reso conto della grande clemenza del giudice che gli sospendeva la pena dopo aver patteggiato 6 mesi di reclusione, con la condizionale, come se le altre denunce non esistessero e come se fosse un cittadino italiano od europeo.

Cosa fare? Ritornare in Marocco, evitando guai peggiori, o restare in Italia, in attesa di una dura condanna?
Ghalfi El Mohammed sceglieva la seconda e, nel fine settimana, tornava ad Alassio per vendere merce contraffatta.

Sabato notte, era completamente ubriaco e, mancava solo questa, molesta una ragazza di 21 anni che rientrava a casa dal lavoro presso il bar dei genitori.
Al suo rifiuto, l’aveva afferrata per palpeggiarla, forse stuprarla, e, quando la giovane si era divincolata, l’aveva ferita con un fondo di bottiglia ad un braccio e al collo.
Dopo di che fuggiva via, mentre la gente accorreva e, fortunatemente per lui, veniva rapidamente intercettato da una pattuglia dei carabinieri, quando parenti della vittima e cittadini qualunque stavano per scatenare una caccia all’uomo.

Ghalfi El Mohammed non doveva essere lì. Uno Stato civile non avrebbe permesso che restasse sul proprio territorio, che restasse in libertà, che restasse privo di cure.

Nel bar dove lavorava la vittima, quello di proprietà dei genitori, da oggi, c’è un cartello: “Vietato l’ingresso ai marocchini”. Sarà razzismo, ma cosa dire all’accorata madre che campeggia dal bancone, a caldo, dopo quello che è accaduto alla figlia?

E poi, perchè solo i marocchini? Al posto loro, vista la storia di Ghalfi El Mohammed, io ce l’avrei con gli italiani tutti.

4 Risposte to “Alassio, bar vietato ai marocchini. Perchè?”

  1. mcc43 settembre 6, 2011 a 8:58 am #

    ma la questione è: avrebbe potuto scegliere l’onesto e duro lavoro in fabbrica, volendo? E’ la stessa perplessità che ho quando qualcuno borbotta contro i Rom che chiedono l’elemosina “invece di andare a lavorare”. Regolarmente chiedo: lei prenderebbe una donna rom in casa sua per le pulizie? Ancora devo trovare chi risponde sì, di solito girano il discorso.

    Le teste calde per natura ci mettono un pò di più a prendere fuoco quando giocano in casa, si incendiano prima – e spesso peggio- quando a soffiare è il vento dell’incomprensione, diffidenza, razz… ecc ecc

    • demata settembre 12, 2011 a 9:52 am #

      Parlavo della fabbrica perchè i marocchini sono spesso degli ottimi meccanici e preferiscono questo genere di lavori, sia da noi sia in Francia.
      Non prenderei una Rom per fare le pulizie in un appartamento, in cui non si è mai abituata a vivere, ma, con una formazione decente, la preferirei come baby sitter od animatrice.
      Quanto alle “teste calde”, come ex emigrante italiano in Europa, le posso solo confermare che sono particolarmente sgradite ai loro connazionali, forse più che a noi, e sono loro i primi a chiedersi il perchè non li espelliamo.
      Chi migra preferisce un mondo fatto di diritti e di doveri: ha più chances.

  2. mcc43 settembre 12, 2011 a 11:46 am #

    capisco:
    “educhiamo” quelli che vengono da noi
    “facciamoci educare” quando siamo all’estero

    Niente che abbia a che fare con il rispetto delle differenze.

    auguri per il blog, saluti.

    • demata settembre 12, 2011 a 12:13 pm #

      Se rispettassimo le differenze, come dice lei, Ghali El Mohammed sarebbe stato giudicato con la legge marocchina, la sua legge: 10 anni di reclusione dura oppure dimezzamento della pena ed espulsione coatta. Così funziona in Marocco per chi commette i reati di cui è accusato, per non parlare dello stalking che da quelle parti ricade nel diritto familiare e … di faida.

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