Bersani, il PD e il fango che sale

27 Lug

Bersani attacca magistrati e giornalisti: “macchina del fango contro il PD”, ma, a leggere i giornali, l’unico fango sembra essere quello in cui il Partito Democratico si ritrova a galleggiare, dopo averlo creato, vistoche l’azione deimagistrati appare più che legittima.

Le notizie che arrivano, senza particolare scandalismo, se le confrontiamo con quelle che solitamente leggiamo, raccontano di un network di corrotti che sembra operare su base associativa e travalicando i limiti territoriali dell’appalto o della fornitura, con estensioni su tutto il territorio nazionale. (vedi scheda alla fine)

In un caso del genere, qualunque organizzazione si sentirebbe in dovere di verificare internamente, allontanando i funzionari sospetti, sia per fugare ogni dubbio sull’organizzazione stessa sia per evitare infiltrazioni criminali e prevenire comportamenti illeciti dei propri dipendenti o associati sia, soprattutto, per non essere ritenuta responsabile.

Infatti, la gravità dei reati ipotizzati nelle inchieste contro diversi politici del Partito Democratico (vedi il caso Penati di Milano) consiste nella possibilità che il reato associativo si sia realizzato tra le mura del partito e delle sue propaggini storiche. Cosa ben diversa dalla corruttela che coinvolge uomini del PdL, svoltasi entro le “mura amiche” di lobbies e comitati d’affari.

E, d’altra parte, questa sarebbe la seconda volta in 20 anni che dei funzionari del partito (ieri Greganti, oggi, eventualmente, Penati &co.) si trovano coinvolti in operazioni tangentizie enormi senza che il partito non ne abbia avuto nessun sentore.

Non è un caso che Bersani chieda  al Partito Democratico un “codice etico”, pur ribadendo che «è totalmente estraneo a tutte le vicende di cronaca di cui si parla».

Peccato che sia la mastodontica macchina elettorale ed immobiliare, ereditata dal partito comunista, non dovrebbe esistere in una democrazia reale ed in un sistema di mercato: nessun finanziamento pubblico dei partiti potrebbe sobbarcarsi un costo del genere.

Non a caso l’On. Paolo Guzzanti scrive: “il Pd, non essendo nato ieri ma molti decenni fa, sia pure nascosto da una selva di sigle, prima di somministrare ricette dovrebbe dimostrare di essere sano. E Bersani stesso ammette nella sua lettera che così non è.”

 

Scheda: il PDgate in 4 stralci

Del resto – ha concluso l’imprenditore (Di Caterina) – io avevo vantaggi dall’operazione in quanto mi proteggevano da Atm, mi hanno fatto entrare nel Consorzio trasporti (pubblici di Sesto San Giovanni) e mi hanno consentito di partecipare a operazioni per me lucrose.

Si è trattato di pagamenti in cambio di favori e quindi ora io attendo la restituzione”. (La Repubblica)

“La pista del denaro è lunga più o meno duecento chilometri. Parte da Sesto San Giovanni e scende fino all’Emilia, per poi sparire in un mistero di carte e operazioni finanziarie sospette. Ci sono quei finanziamenti per 100 milioni di lire che nel 2000 dall’imprenditore Piero Di Caterina arrivano a Botteghe Oscure” e “altri due milioni e mezzo di euro, nel 2002, sono finiti a due società emiliane come pagamento per prestazioni di dubbia natura.

L’ipotesi della Procura è che quei soldi siano stati destinati al finanziamento della politica.” (Il Giornale)

“Il “sistema Sesto” è un po’ come il vaso di Pandora: ovunque ti giri, spuntano tangenti. Non tutte chiare, non tutte destinate all’ex sindaco di Sesto San Giovanni Filippo Penati e soprattutto non tutte servite per finanziare le attività politiche dei Ds tra la provincia e Milano.
Ad esempio, “il versamento di quei famosi 2 milioni e 400 mila euro alle due piccole società di consulenza di Modena e Ravenna. Che fine hanno fatto quei soldi? A chi erano destinati veramente? Il sospetto degli investigatori, anche in questo caso, è che si sia trattato di un pagamento per i vertici nazionali del partito di Penati dell’epoca, ovvero i Ds.” (La Stampa)

“Infine il caso Penati, il più scabroso per Bersani, poiché ne era il braccio destro.

La pietra dello scandalo è la spericolata operazione con cui la Provincia di Milano guidata da Penati comprò azioni di una società autostradale, peraltro già a maggioranza di capitale pubblico, … frutto dell’ipertrofia, se non peggio, di una politica che invece di privatizzare acquista fette di aziende, gioca a Monopoli e fa scambi impropri con le imprese usando il denaro dei contribuenti?” (Corsera)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: