Referendum: si, forse, no

7 Giu

L’Italia e gli italiani si avviano, alla chetichella e per gruppi sparsi, tra la canicola e gli scrosci del monsone, ad affrontare un referendum epocale.

Acqua, energia e legittimo impedimento.

La campagna “a sinistra” punta sullo sfondamento del quorum sostenendo “tre si” secchi. Il centro e la destra lasciano liberi, nella sostanza, i propri elettori.

Assistiamo ai soliti farisaismi del Partito Democratico di Bersani “Sappiamo che l’asticella per il referendum è molto alta” … alle difese oltranziste di Berlusconi “Referendum inutili e senza conseguenze sul governo” … e non mancano i truci ammiccamenti della Lega con Bossi “Referendum acqua attraente”.

Andando a verificare le cose, l’unico consiglio che si può dare ad un elettore è di valutare i tre quesiti uno per uno, visto comportano conseguenze precise e diversificate.

Riguardo l’acqua c’è poco da dire: è fondamentale che resti pubblica, ma è altrettanto importante riportare le società per azioni attuali nel sistema delle municipalizzate, altrimenti andrebbe solo peggio, visto come stanno funzionando.

Sul legittimo impedimento, c’è altrettanto poco da dire: l’ultima cosa che serve all’Italia (e alla Spagna, la Grecia o la Francia) è l’immunità parlamentare, figurarsi il legittimo impedimento. Ma sarebbe tutto inutile, come per l’acqua, se non arriveranno sentenze certe e celeri e se non verrà superata la copertura assicurativa di Stato per i danni prodotti dagli alti dirigenti.

Arrivando al nucleare, la questione è ben più complessa.

Infatti, Fukushima ha dimostrato diverse cose, ovvero che le centrali “in se” hanno superato brillantemente un superterremoto ed un supertsunami e che non possono essere affidate a società private ed a personale “in carriera”, visto che son queste le reali cause dei malfunzionamenti del raffreddamento e del disastro.

Vada pure che l’Italia continui a non dotarsi di una indipendenza energetica, ma, nucleare o non nucleare, qualcuno dovrebbe darci delle risposte e darle ai nostri figli, visto che l’energia serve.

Infatti, il fotovoltaico da cali di rendimento drastici in 5-6 anni dall’installazione, i termovalorizzatori sono un invito a consumare sempre più plastica, le biomasse possono dare problemi di “coltura batterica” come sospettano ad Amburgo per il batterio kiler, l’eolico non è lungimirante con il cambio climatico in corso. In compenso, gli incidenti nucleari si contano sulle dita di una mano: Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima.

Certo, le centrali nucleari non si confanno nè alla stretta, lunga ed affollata penisola italica nè all’efficienza italiana nota nel mondo: più prudente votare si …

Ma, almeno dopo i referendum, la si smetta con la propaganda e che qualcuno proponga delle riforme efficaci e che si inizi ad informare decentemente la gente.

Una Risposta a “Referendum: si, forse, no”

  1. fausto / fardiconto giugno 7, 2011 a 5:47 PM #

    Il dato sui presunti cali di rendimento del fotovoltaico è impreciso; i fabbricanti in genere fissano un cautelativo – 0,8 % annuo, ma in realtà alcune esperienze Enea suggeriscono che l’effetto è perfino minore.

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