Perché Al Qaeda attacca l’Italia?

30 Mag

La speranza generale, dopo l’annuncio dell’uccisione di Bin Laden, era che Al Qaeda potesse frammentarsi in coordinamenti regionali sempre più autonomi e, ovviamente, deboli.

I due attacchi ai militari italiani, a 48 ore di distanza l’uno dall’altro, non lasciano ben sperare, specialmente per il fatto che l’attentato di Herat era ben studiato e programmato.

Certo, le azioni sono ininfluenti dal punto di vista strategico, come ci ricorda Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi e Difesa, ma sono i ragazzi ad essere sotto il fuoco nemico e sarebbe bene sapere il perché.

Di sicuro, la congiuntura politica ci espone notevolmente.

Agli analisti del Jihad non sarannno sfuggite le vittorie elettorali che vedono in testa candidati che hanno avuto l’appoggio di tanti circoli e “centri sociali” pacifisti e/o antiamericani e/o filopalestinesi. E, d’altro canto, a sentire la Lega, dominus di questo governo,  l’Italia è talmente al lumicino da non potersi permettere neanche 3-4mila soldati in missione …

Da questo punto di vista, il ritorno strategico per Al Qaeda sarebbe enorme, se l’Italia abbandonasse la coalizione afgana od il Libano.

Inoltre, gli Jihadisti (sunniti, sefarditi o wahabiti che siano) hanno sempre considerato la Scia come una vera e propria eresia interna all’Islam.

Non va, dunque, trascurato il dato che gli italiani siano schierati, nella sostanza, a protezione dei territori controllati da Hezbollah sciiti in Libano e di quelli controllati da Gulbuddin Hekmatyar, il leader sciita che non si è mai associato nè con né contro gli occupanti ed il governo Karzai.
La notoria vicinanza di Massimo D’Alema verso gli Hezbollah e le relazioni vaticane con gli Ayatollah possono essere un fattore da considerare.

C’è, infine, il fronte nordafricano, con la Libia, martoriata dal caos e dai bombardamenti, e l’Egitto, dove la deriva integralista sembra avere solide radici nel sud e nelle smisurate periferie.

Anche in questo caso, l’Italia non gode di una posizione facile, sia per i rapporti molto utilitaristici con Gheddafi (ndr. prioritari sugli impegni NATO) sia, molto probabilmente, per le nostre politiche di respingimento (ndr. condannate dall’ONU) e  le migliaia di morti annegati nel Canale di Sicilia o bruciati dalla sete nei deserti e carceri libici.

Naturalmente, l’ultima cosa da fare è quella di ritirare i nostri soldati, che ci renderebbe deboli, ridicoli ed inutili agli di un mondo che non ci guarda più, da anni, con particolare benevolenza.

La prima da farsi dovrebbe essere il dimostrare di essere in grado di intervenire nell’area del Mediterraneo, come soccorsi in mare e come protezione armata delle popolazioni inermi. La seconda dovrebbe consistere in una “moratoria”, per i partiti e per le redazioni nostrane, ad una maggiore distanza  ed un minore entusiasmo verso certi (cosiddetti se non autoproclamatisi) “rappresentanti del popolo”.

Ovviamente, possiamo immaginare tutti dove andranno a parare, nei prossimi giorni, i talk show e le ben-pensanti dichiarazioni dei politici.

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