Un’Italia che non cambia

20 Gen

Sono stupito da come i media, la finanza e la politica stanno reagendo alla situazione di progressivo deterioramento della nazione italiana.

Uso il termine “nazione”, perchè in uno Stato di diritto nessuno dovrebbe avere dubbi sul fatto che un consenso elettorale pregresso non può impedire nè l’accertamento e la giudicabilità di eventuali reati nè la decadenza dalla carica, se si è continuamente soggetto di pubblico scandalo.
Come si sia arrivati a questo, come ogni italiano colto sa, è una vicenda lunga almeno 150 anni. Paghiamo oggi la colpa di non aver mai rinunciato al Trasformismo, i cui attori finanziari esistono ancora oggi, nè risolto la Questione romana e l’anticlericalismo che ne discende, nè attuata la politica mediterranea che aveva rafforzato i precedenti regni ed imperi, nè affermato pienamente lo stato di diritto, che è conditio sine qua non della coesione sociale.

Nell’attuale, non dovremmo meravigliarci se la gente è attonita: diffida profondamente del nuovo che arriverà dopo Silvio Berlusconi.

Solo uno sprovveduto crederebbe di poter risistemare il paese senza mandare a casa lo stuolo di alti dirigenti pubblici che hanno fatto carriera in questa Italia, devastata, sprecona ed indigesta, che loro (e chi mai se no?) hanno prodotto ed in cui noi tutti siamo finiti.

La percezione corrente è che nessuno dei “poteri futuri” ha l’intenzione di fare questo, poiché si crede di poter riformare il paese con gli stessi boiardi che, durante gli ultimi 10 anni, hanno sbagliato e fallato conti, che hanno relazionato a vuoto risultati immaginari, che hanno sempre ostacolato la politica migliore ed assecondato la peggiore, che hanno prodotto lo spreco e lo sfascio in cui viviamo.

Perchè noi tutti (cioè anche voi stessi) dovremmo aver fiducia dei “nuovi”, se questi, a loro volta, hanno fiducia negli scherani della Seconda Repubblica e credono di poter guidare un TIR con il volante che sterza dove vuole, le gomme gonfiate a casaccio, il carico eccessivo e sbilanciato, i freni fallati ed i fari a giorni alterni?
Che garanzie può dare ai cittadini (ed agli investitori)  un qualsiasi governo che confida nella corretta esecuzione delle sue leggi  da parte del raccomandato di turno e, poi, gli affida pure i rendiconti, con il solo risultato di accorgersi della situazione solo mesi ed anni dopo?

Abbiamo migliaia di direttori generali, ci costano un ira di dio, c’è lo spoil system, l’Italia va a pezzi e non solo ricevono incentivi e premialità per aver raggiunto gli obiettivi ma decidiamo pure di tenerceli quando arriverà il governo del “nuovo” per continuare a fare da guastatori?

Non è l’unico segnale che andrebbe dato all’opinione pubblica, ma l’avvicendamento dei vertici della PA  è essenziale per il paese come quello del personale politico e come l’ammodernamento di qualsiasi procedura, regolamento, sistema di valutazione, giudizio eccetera.

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