Pompei: la Casa di Spartacus non c’è più

6 Nov

Nel 1997, l'UNESCO ha dichiarato Pompei  parte del Patrimonio Mondiale dell'Umanità.

Questa mattina, nel sito archeologico di Pompei è crollata l'intera Domus dei gladiatori, un edificio di grandi dimensioni sede di un’associazione di stampo militare, dove potrebbe essersi allenato addirittura Spartacus, il ribelle, ed i suoi compagni.

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"A dare il colpo di grazia alla Domus dei gladiatori sarebbero state le infiltrazioni di acqua piovana." (La Stampa)

Il segretario generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roberto Cecchi, ha parlato di risorse inadeguate: «Questo ennesimo caso di dissesto ripropone il tema della tutela del patrimonio culturale e quindi della necessità di disporre di risorse adeguate e di provvedere a quella manutenzione ordinaria che non facciamo più da almeno mezzo secolo.

La cura di un patrimonio delle dimensioni di quello di Pompei e di quello nazionale non lo si può affidare ad interventi episodici ed eclatanti. La soluzione è la cura quotidiana, come si è iniziato a fare per l’area archeologica centrale di Roma e per la stessa Pompei».

Dunque, mentre ci si aspettava che l'Italia destinasse risorse adeguate e, soprattutto, continuative ad uno dei siti archeologici più importanti del mondo, i fondi venivano tagliati, congelati, stornati, "risparmiati" da qualche manipolo di anonimi ministeriali, come, del resto, è accaduto dovunque durante questa interminabile Seconda Repubblica.

Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, spiega che è una "occasione per capire l'importanza della salvaguardia del nostro patrimonio culturale" e di "provare grande amarezza di fronte alle accuse che mi vengono rivolte".
Di sicuro, qualche spiegazione dovremo darla all'Unesco, signor Ministro, ed ai campani, vista l'enormità di interventi nei siti archeologici romani, da quindici anni a questa parte.

A latere, piacerebbe anche sapere se non si poteva trovare un'occasione "migliore" per far "capire l'importanza della salvaguardia del nostro patrimonio culturale" ai burocrati dell'economia, che annunciano economie senza andar troppo per il sottile, senza distinguere, evidentemente, tra bisogni e sprechi o "dimenticando" le spese per il funzionamento e la manutenzione.

E' molto tempo che questo blog denuncia questo tipo di "andamento", vedremo se almeno stavolta i media "ufficiali" decideranno di accorgersene.

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