La guardia nazionale padana e la Costituzione

21 Ott

L'art. 18 della Costituzione afferma che "sono proibite le associazioni … che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare."

Fino a pochi giorni fa, questo disposto costituzionale trovava applicazione nel decreto legislativo 14/02/48 che recitava: "Chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici, è punito con la reclusione da uno a dieci anni. Chiunque vi partecipa è punito con la reclusione fino a diciotto mesi."

Fino a pochi giorni fa, in applicazione della norma costituzionale, a Verona era in corso da quattordici anni un processo a carico di vari esponenti leghisti accusati di aver dato vita con la creazione della "guardia nazionale padana".

Scriveva il magistrato riguardo ai fatti avvenuti tra il 1996 ed il 1997 che «l’associazione a carattere militare denominata “Camicie verdi” (è) poi confluita in un’altra struttura più complessa denominata “Guardia nazionale padana”, gerarchicamente organizzata e addestrata per un eventuale impiego collettivo in azioni di violenza e minaccia – presentate come azioni di legittima difesa di pretesi diritti violati – e utilizzata anche per intimidire gli aderenti contrari alle direttive politiche dei vertici del movimento, e quindi impedirne la partecipazione al dibattito interno, e così imporre attraverso la riduzione al silenzio dei dissenzienti una precisa linea politica».

Oggi, grazie ad una norma del ministero della Semplificazione diretto dal leghista Calderoli, quel processo è chiuso e come sia nata e come si sia affermata la Lega è materia per i libri di storia.

Calderoli, in palese conflitto di interessi, dichiara che quella norma era stata già inserita dal governo precedente e Di Pietro accusa Calderoli di mentire, chiedendone le dimissioni, dato che "c'è stato un "do ut des" con il Pdl: lodo Alfano in cambio di salva-Lega".   Dario Franceschini, capogruppo del PD alla Camera conferma: "E' un caso grave, un ministro non può raccontare cose false in aula. Martedì valuteremo cosa fare rispetto all'iniziativa parlamentare dell'Idv".

Cosa non dubitare se, con un processo in corso che coinvolge i massimi vertici della Lega ed un testo costituzionale ben chiaro, lo Stato improvvisamente legifera che non è reato costituire delle milizie, per giunta connotate politicamente?

E come non chiedersi perchè quel processo sia stato "congelato" per 14 anni, se la sentenza probabile sarebbe stata di condanna?

Quale Destra avremmo oggi, se le magistrature di Milano, Verona e Torino avessero potuto completare il proprio lavoro?

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