Scienza, fede e quattro chiacchiere

8 Ott

La settimana scorsa, in Gran Bretagna, l'antica religione celtica della Wicca è stata inclusa nella lista delle religioni riconosciute dallo Stato.

Un fatto epocale che deve farci riflettere per diversi motivi:

  1. nonostante il capo della Chiesa Anglicana sia addirittura la Regina d'Inghilterra, da quelle parti di religioni ce ne è una lista e non una sola;
  2. dopo i paesi ispanici che stanno largamente sincretizzando gli antichi culti maya o yoruba, adesso anche in terra europea accade che la gente abbandoni spontaneamente una religione, il Cristianesimo, radicata con l'imposizione, il commercio ed il sangue;
  3. è probabile che l'Italia stia sottacendo le tante spinte che vorrebbero riportare il Cattolicesimo alle stesse dimensioni che aveva 150 anni fa, quando i re di Napoli o gli Austriaci si rifiutavano di versare oboli a Roma.

In questo quadro di arretratezza generale del pensiero nazionale, troviamo il dibattito tra il sedicente ateo Giulio Giorello, filosofo della scienza, ed il suo collega cattolico, Vittorio Possenti, che rimbalza  tra il Corsera e La Stampa in questi giorni, ma che avremmo potuto leggere tranquillamente 10-30-100 anni fa.

Un dibattito di retroguardia, un ulteriore segno del ritardo culturale e della miopia italiana.

Innanzitutto, perchè l'ateismo non ha più un grande appeal, dato che, pur negando dio, se ne occupa alacremente, quasi fosse un credo negativo, e perchè il Cattolicesimo ha troppi affari finanziari per poterla chiamare "religione".

Molto più interessante sarebbe il confronto tra credenti ed agnostici, ma mi sembra ovvio che i cattolici evitino di cimentarsi su questo campo: chi nega dio, comunque lo cerca, mentre l'agnostico, nella sostanza, non ha alcun interesse per dio, non lo cerca affatto.

Una altro elemento incongruo del dibattito è la convergenza, sia di Possenti che di Giorello sull'idea che "solo nella coscienza può sorgere l’esigenza della legge morale e civile".

Purtroppo per i nostri due professori stipendiati, antropologi del calibro di Morris ritengono che la legge morale e civile si sia strutturata progressivamente nell'ambito dei comportamenti sociali utili alla sopravvivenza del gruppo, come gli accoppiamenti tra non consanguinei o la coltivazione comune della terra. Per non parlare delle tecniche di caccia collettiva o delle gerarchie di gruppo presenti tra gli animali, osservate e catalogate dagli zoologi, oppure delle scoperte fatte studiando le regole sociali dei clan di scimpanze giapponesi, di cui tanto si è parlato negli scorsi anni.

Nicholas Blake, citato da Giorello, evidentemente si sbagliava quando affermava "mai lasciarsi coinvolgere in una discussione con dei teologi", dato che basta conoscere la teologia per individuare le tante falle e contraddizioni (spesso chiamati "misteri") di quella cattolica o cristiana.
Piuttosto, per dei teologi (atei e credenti come Giorello e Possenti) sarebbe corretto affermare "mai lasciarsi coinvolgere in una discussione con degli scienzati".
La Scienza (e non la filosofia della scienza) dimostra fatti e formula ipotesi, la teologia (atea o credente che sia) presuppone le cose in cui crede, ma non ne fornisce alcuna prova.

Siamo nel secolo in cui i film Matrix e Queen of damned rappresentano al meglio le nuove spiritualità ed in cui la legge morale è quella del Gladiatore, mentre la legge civile è quella di Gomorra.

Possibile che i nostri migliori atenei ed più blasonati quotidiani non se ne siano affatto accorti? A quanto pare, si.

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