Le FARC e la narcorivoluzione

23 Set

Dopo Raul Reyes e Manuel Marulanda, i media columbiani hanno annunciato la morte di Mono Jojoy, all'anagrafe Jorge Briceno, nato nel 1953 a Abrera, comandante militare delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia ed uno dei più importanti esponenti del Secretariado (la cupola) delle Farc.

Briceno, tra l'altro, era stato condannato a  40 anni di carcere per il rapimento e l’assassinio degli etnologi statunitensi Terence Freitas, Ingrid Washinawatok e Laheenae Gay, che stavano studiando la tribù indigena degli U-Wa.

Sotto il comando di Mono Jojoy sono stati compiuti molti attentati dinamitardi in luoghi affolati, il reclutamento forzato di bambini soldato, la disseminazione di mine antiuomo, il rapimento e l’assassinio di civili, l’eliminazione fisica di candidati ed eletti, gli attentati dinamitardi, il narcotraffico, gli assalti alle sedi di organizzazioni umanitarie.

Nulla da meravigliarsi, visto che le Farc, nate negli Anni '70 e facenti parte dell'arcipelago di organizzazioni terroristiche più o meno apertamente sostenute dall'Unione Sovietica, da molti anni ormai non erano altro che una milizia comunista dedita al traffico di cocaina e ad un sanguinario controllo dle territorio.

Negli ultimi dieci anni, le loro imprese hanno annoverato decine di migliaia di cittadini colombiani assassinati, migliaia di persone rapite ed altrettante obbligate a rifugiarsi sotto la protezione dell'UNHCR nei nosti paesi, un enorme numero di città saccheggiate, l’uso di armi chimiche, assalti a obiettivi civili, ospedali e ambulanze, l’esodo forzato di oltre due milioni di persone, la distruzione di 100mila acri di foresta per produrre cocaina.

La Columbia ha spesso accusato il Venezuela di Chavez di ospitare terroristi e di dare loro appoggio ed ha addirittura denunciato alla Corte Penale internazionale la presenza di campi di addestramento delle Farc. Il "compagno" Chavez ha sempre negato, ma è stato platealmente sconfessato proprio durante le trattative con le Farc, su pressione di Carla Bruni, per la liberazione di Ingrid Betancourt, allorchè mostrò come il suo potere "contrattuale" verso i terroristi andava ben oltre il suo ruolo di mediatore e che non potevano essere del tutto infondate le accuse di ingerenza nella vita nazionale della vicina Columbia.

Ad ogni modo, le Farc soccombono ed è una buona notizia, quella cattiva è che questa è una anomalia, perchè, ovunque si vada, la statistica racconta che, per ora, la narcorivoluzione è vincente.

Dall'Afganistan ed il Pakistan, dove con i soldi dell'oppio e dell'hashish si pagano guerre ed aiuti umanitari, all'Africa equatoriale, dove le milizie controllano territori sempre maggiori per utilizzarli per la coltivazione di piante stupefacenti, al Messico, Columbia e Bolivia, con i loro cartelli e la loro crescente egemonia, al Sud Italia, dove la "camorra da a mangiare alla gente", agli interi quartieri delle nostre metropoli, che si solleverebbero se qualcuno volesse porre fine ai loschi traffici ed al bieco sfruttamento.

Una narcorivoluzione, fatta di boss potentissimi, di schiavi e di "cavalli", di assassini dalle vite ordinarie, di collusioni e matrimoni dinastici, di decine di migliaia di uomini armati, di sfruttamento dei ceti medi e di cancellazione dell'industrialesimo, di vicinioreità del clero locale.

Un fenomeno anche sociale e culturale, visto che ormai interi stati ne sono coinvolti,  che si fonda sulla domanda (enorme e crescente) di cocaina nei paesi "ricchi" e sulle opportunità di crescita economica per le popolazioni che la "offrono".

Come vincere questa guerra? Semplice: o i paesi ricchi smettono di consumare cocaina oppure bisognerà trovare un modo per legalizzare ed imbrigliare questo enorme mercato sommerso.

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