La fine dei clandestini

2 Set

La scoperta di 72 cadaveri nel nord-est del Messico porta alla luce un business sottostimato, ma molto redditizio: il rapimento di immigrati clandestini da parte dei cartelli della droga.

I migranti, provenienti da Centro e Sud America, attraversano il confine meridionale del Messico per raggiungere gli Stati Uniti e, da qualche anno, sono diventati bersaglio dei trafficanti di droga, che li rapiscono per estorcere denaro alle loro famiglie a casa e, in alcuni casi, costringerli a entrare nei loro ranghi.

"Non ci sono cifre affidabili sul numero di migranti rapiti e uccisi in territorio messicano", secondo Pablo Martinez, portavoce di Sin Fronteras, e in soli sei mesi, nel 2009, la National Human Rights Commission del Messico ha registrato 10.000 sequestri di migranti clandestini per un volume d'affari di almeno 25 milioni di dollari. Secondo la NHRC "la frequenza e l'entità del sequestro dei migranti comporta una attività criminale di proporzioni enormi e genera alti profitti per le organizzazioni criminali".

"Il denaro e lavoro forzato che provengono dai sequestri sono fondamentali per le operazioni di cartelli", secondo Alejandro Solalinde, un sacerdote cattolico che gestisce anche un rifugio per i migranti in Oaxaca, e che ricorda che i Narcos messicani lucrano sui migranti "prima", quando si indebitano per viaggiare, "durante", mentre li usano come schiavi, e "dopo", allorchè vengono rapiti per un riscatto.
Il criminologo Samuel Ruiz Gonzalez, infatti, ha confermato alla BBC che i migranti catturati vivono "in una situazione di lavoro forzato, di schiavitù" e abbondano le storie di migranti che sono diventati cuochi, addetti alle pulizie o guardaspalle per i cartelli.
I migranti sequestrati vengono anche utilizzati per il contrabbando di droga e per attirare nuove vittime ed è notorio che i cartelli abbiano sviluppato sistemi per smaltire rapidamente i cadaveri delle loro vittime, compreso l'incenerimento o l'interramento in fosse comuni.

Molti in Messico chiedo che cosa sarebbe accaduto alle 72 immigrati trovati morti questa settimana, se il ragazzo ecuadoregno sopravvissuto non fosse riuscito ad informare le autorità. Sarebbero stati considerati "semplicemente" scomparsi e le loro famiglie in patria non avrebbe mai saputo nulla di loro.

Esattamente come per le decine di migliaia di africani, almeno tanti saranno ormai, inghiottiti dal deserto libico.

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