Gelmini e la scuola che non cambia

27 Ago

Secondo Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, riguardo gli scrutini ma non solo, «i giudici seguono una logica di tipo formalistico che non appartiene alle scuole». (La Stampa) Eppure, i Tribunali Amministrativi regionali (TAR) provvedono esclusivamente a "verificare" la regolarità e la legittimità degli atti, non entrano nel merito delle decisioni (delibere) prese.

Quali saranno mai i formalismi, quale la "burocrazia" di cui parla il "presidente dei presidi"? E, visto che il TAR è intervenuto per delle bocciature decise senza la presenza di tutti i docenti, quali sono i diritti degli studenti? Dov'è la trasparenza ed il patto formativo, dove sono le verifiche e le valutazioni omogenee e formalizzate?

Secondo il preside Rembado, «può accadere che un professore manchi ma ogni professore arriva a fine anno con tabelle, schemi, appunti, sono le sue valutazioni sull’intero anno scolastico, alunno per alunno. Può capitare che vengano consegnate ad  un altro prof durante lo scrutinio finale senza che questo alteri il giudizio finale». 

A parte il fatto che non si tratta di "tabelle, schemi, appunti", ma di "strumenti di verifica e criteri di valutazione collegialmente deliberati", il TAR del Lazio ha ribadito che “il Consiglio di classe, nell'attività valutativa
degli alunni opera come un Collegio perfetto e come tale deve operare
con la partecipazione di tutti i suoi componenti, essendo richiesto il
quorum integrale nei collegi con funzioni giudicatrici, nel caso in cui
un docente sia impedito a partecipare
per motivi giustificati il
Dirigente scolastico deve affidare l'incarico di sostituirlo ad un altro
docente della stessa materia
in servizio presso la stessa scuola”
.

Cosa che dovrebbe esser ovvia: che senso ha uno scrutinio dove su 6-7 docenti ne mancano due  o tre ed i soli 4-5 presenti decidono sulla base di "schemi ed appunti"? Tale sembra che fosse la situazione nell'istituto in questione. A chi piace una scuola così?

Marchionne, ma anche Famiglia Cristiana, parlano di un'Italia e di una dirigenza pubblica che non vogliono cambiare.

Bene, forse abbiamo individuato una categoria: cos'altro dovremmo pensare, visto che "la legittimità è formalismo", che i risultati OCSE sull'istruzione sono pessimi e che nè i dirigenti scolastici nè i docenti statali accettano di essere valutati annualmente e di essere sottoposti ad un regolamento disciplinare simile a quello degli altri dipendenti pubblici?

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