Testa a testa di Unicredit con i Sensi per l’AS Roma

30 Giu

Finalmente, dopo anni di tira e molla, Unicredito si avvia a riscuotere l'enorme debito accumulato dalla famiglia Sensi in pochi anni.

Un debito paragonabile a quello della Fiorentina e del Napoli, a suo tempo condannate dalle Federazioni calcistiche a retrocedere fino alla serie C. Un debito inferiore anche a quello della Lazio verso l'INPS, scaglionato su un arco di oltre 20 anni, mentre le istituzioni erano assediate dai tifosi che non volevano la radiazione del titolo sportivo.

Due pesi e due misure, appare evidente, come sono state evidenti le dilazioni, le cessioni di beni immobiliari come Trigoria, la possibilità di operare sul mercato, i giocatori di valore prestati da altre contendenti dirette. Per non parlare, poi, del fatto che, addirittura con i pignoramenti, alle porte la AS Roma ha potuto trattenere, spendendo oltre 10 milioni di euro annui tasse escluse, De Rossi e Totti, il cui valore è pari a un quarto dell'intero "equipo" romanista.

Un ciclo fortunato, durato finchè Juventus e Napoli erano fuori
gioco, Sampdoria,
Lazio e Fiorentina a metà classifica, mentre
il Milan invecchiava e l'Inter benevolente acquistava i Mancini ed i Chivu e cedeva i Pizarro
ed i Burdisso, per non parlare del Liverpool e dell'acquisto
stratosferico di Aquilani.


Come non pensare ad una serie di campionati falsati dall'assenza di alcune società blasonate, mentre una squadra pu correre per lo scudetto anzichè per la salvezza, dopo che la Consob l'aveva addirittura inserita nella black list?

Adesso, ripeto finalmente, è finita e la famiglia Sensi dovrà cedere le sue quote azionarie, che, per inciso, sono circa il 64% della AS Roma, mentre l'azionariato popolare assorbe il 25% delle azioni ed i principali azionisti minori ne controllano circa il 9%.

Buone notizie? Mica tanto.

In realtà, dopo un decennio fortunato, le cose stanno cambiando. Ad esempio, l'affermazione delle nazionali del continente americano,
che attrarrà il mondo ispanico e nordamericano verso i "propri" eroi e
miti, anzichè verso quelli "d'importazione". Oppure, la sostanziale
invendibilità, almeno secondo i parametri ordinari del calcio, della
società, visto che solitamente chi investe tanti soldi vuole avere il
controllo della situazione e non, viceversa, con i tifosi ed i dipendenti seduti in consiglio di amministrazione. Per non parlare dei posti in Champions
League, che diventeranno tre, prima o poi, con Milan, Inter, Juventus e
Napoli che possono contare su ben altri bacini di mercato e di
attrazione.

Le colpe dei Sensi?

Non aver ceduto i gioielli nè risanato la società, anzi, coinvolgendola fino in fondo nei guai della Italpetroli; aver incrementato e prolungato a dismisura i contratti più onerosi, mentre i creditori erano già alle porte. Fatti che, forse, hanno illuso i tifosi, ma che, certamente, non hanno aumentato il valore societario.

Peccati gravi, ma minori, sono il non aver dotato la squadra di un centro
per gli allenamenti di proprietà e di qualità, il non aver
più
investito sui
giovani, il non essersi dotata di un direttore sportivo adeguato, il non aver,
di conseguenza, stretto le indispensabili alleanze con procuratori e
società minori. Last but non least, un "progetto Sensi" che oggi vede una squadra di trentenni che dovrà essere necessariamente smantellata in tempi brevi, con forti oneri e rischi.

A tutto questo va aggiunto che i tifosi romanisti si ostinano a volersi caratterizzare per l'azionariato
popolare come se la AS Roma fosse la squadra del Testaccio e come se i
calciatori fossero dei gladiatori mercenari assoldati da un imprecisato
Senatus Populusque Romanus.  Un'idea (o un'ideologia?) sostenuta dal
successo del Gladiatore di
Ridley Scott, che sempre più si scontra sia con le esigenze di un mondo globale sia con l'ostilità di molti altri italiani verso "gli "aò",
i
"coatti", gli "an' vedi", eccetera.

Così
andando, potrebbe accadere che il presidente di minoranza" ,che salirà dopodomani al ponte
di comando della AS Roma, trovi una squadra di trentenni con
diversi acciacchi e stipendi d'oro, un merchandising arrivato al limite
massimo della bolla speculativa, un'instabilità dell'ambiente che preclude grandi
successi e diverse agguerrite rivali in campionato.

Dov'è l'affare per chi compra e dove sono le garanzia per la squadra e per i tifosi? 

Lo sapremo, forse, il 5 luglio prossimo. La saga continua …

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