Quattro Giornate di Napoli: una Liberazione senza Resistenza

23 Apr

Un'iscrizione è scolpita su di una lapide posta sulla facciata della Certosa di S. Martino a Napoli.

"Ai popolani di Napoli che nelle tre oneste giornate del luglio MDXLVII, laceri, male armati e soli d'Italia francamente pugnando nelle vie, dalle case contro le migliori armate d'Europa tennero da sé lontano l'obbrobrio della Inquisizione Spagnola imposta da un imperatore tedesco e da un paggio italiano."

Una lapide che potrebbe benissimo adattarsi a quello che accadde cinque secoli dopo, nel settembre 1943, quando i
popolani di Napoli,
laceri, male armati e soli d'Italia francamente pugnando nelle vie,
dalle case contro le migliori armate d'Europa tennero da sé lontano
l'obbrobrio del Nazifascismo imposto da un imperatore tedesco
e da un paggio italiano.

Quello che fece, da sola ed in soli quattro giorni, una città vessata da 4 anni di bombardamenti indiscriminati degli Inglesi, con almeno 25mila civili uccisi, non fu fatto dalle città del Settentrione "antifasciste".

http://www.youtube.com/v/xdmrdy-coCA&rel=1

Courtesy TerritorioScuola

Purtroppo, da 50 anni, quando si parla della Liberazione, ci si riferisce alle battaglie finali di Genova, Milano, Torino, Venezia, Padova, Trieste, concomitanti con l'offensiva della VIIIa e Va Armate alleate: nulla a confronto di quelle 4 giornate di lotta senza quartiere, dove donne, uomini e bambini, armati di moschetti e sassi, sconfissero i  carri armati Leopard dell'esercito tedesco.

Per inciso, quella di Napoli fu l'unico scontro armato della Liberazione dove i civili combatterono per giorni e fino alla vittoria contro i reparti corazzati del Fuhrer, altrove furono solo scaramucce, agguati e sabotaggi.

Napoli non prese mai parte alla Resistenza, insorse e basta: le prime azioni di "guerriglia" iniziarono addirittura prima che venisse firmato l'Armistizio, nella notte del 3 settembre 1943, e già il 1 settembre si erano svolte manifestazioni
studentesche spontanee in piazza del Plebiscito ed  assemblee
nel Liceo Classico Sannazaro al Vomero. All'annuncio ufficiale dato dagli Alleati, l'8 settembre da Radio Algeri, la città divenne una polveriera, con attacchi ai convogli Tedeschi e la presa, temporanea, del Palazzo dei Telefoni in Piazza della Borsa. I Nazisti reagirono appiccando un incendio alla Biblioteca Nazionale, aprendo il fuoco sulla folla intervenuta e fucilando decine di militari per le strade della città.

http://www.youtube.com/v/LOnKs3rMkaM&rel=1

Courtesy TerritorioScuola

Dopo di che, Napoli trascorse due settimane a covare la sommossa ed a procurarsi le armi nei depositi militari, per poi sollevarsi in massa bloccando ai Tedeschi tutte le vie di fuga dalal città: il più temuto esercito della Storia dovette battere in ritirata, mentre gli Alleati, già sbarcati a Salerno, a meno di 50 km da Napoli, non intervenivano se non a cose fatte.

Nelle settantasei ore di combattimenti, i morti tra i civili furono
562
, tra cui gli eroici "soldati bambini" Gennarino Capuozzo, di undici anni, e Filippo Illuminati, di 13, mentre il numero dei feriti non è mai stato acclarato. A loro si aggiungono i tanti "militi ignoti", che lo fecero e basta, sopravvivendo, senza cercare lustrini nè medaglie, senza fanfare o marce trionfali: addirittura il nome del comandante degli insorti, colui che trattò la resa dei  Tedeschi, è rimasto nel mistero fino ad oggi.

http://www.youtube.com/v/6W8kb0KPUXA&rel=1

Courtesy TerritorioScuola

Napoli, inoltre, fu una delle rare località italiane dove i traditori vennero immediatamente processati e condannati: il 22 dicembre, i Generali  Riccardo Pentimalli e Ettore Del Tetto, che avevano abbandonato la città nelle mani dei tedeschi, furono condannati a 20 anni di reclusione militare e l'avvocato Domenico Tilena, il Federale fascista provinciale, fu condannato a 6 anni e 8 mesi.

Chissà perchè c'è meno gloria ad insorgere, anzichè resistere …

2 Risposte a “Quattro Giornate di Napoli: una Liberazione senza Resistenza”

  1. Italo Zamprotta novembre 10, 2017 a 6:08 pm #

    Considerazioni opinabili. L’insurrezione di Napoli vale più di mille resistenze. Spiace che non siano stati ricordati Adolfo Pansini e suo padre, il grande pittore Edoardo, Il primo morì eroicamente alla Masseria Pezzalonga. Il secondo era Comandante del Fronte Unico Rivoluzionario, inviso ai più perché era un mazziniano convinto, quindi non comunista, non cattolico, non disponibile verso i “liberatori”. Risultato? Entrambi non ricevetterero alcuna ricompensa. Poi, dopo tanti anni, Napoli si ricordò del suo giovane eroe e gli intitolò un liceo classico, visto che aveva frequentato il liceo Sannazaro, ma è solo un riconoscimento locale. A livello nazionale è ignorato. Vorrei suggerire all’autore di correggere il tipo di carro armato: era un Panzer VI Tiger II. La Germania ha costruito i Leopard nel dopoguerra. Italo Zamprotta.

    • demata novembre 14, 2017 a 4:38 pm #

      Veramente già dal titolo il post sostiene che “l’insurrezione di Napoli vale più di mille resistenze” perchè non si attese neanche che i Nazifascisti si attestassero, non ci fu bisogno di ‘resistere’: al primo tentativo di deportazioni la città si rese libera, mentre altre continuarono a collaborare col nemico.

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