Scuola, il Dado è Tratto

13 Giu

E' di questi giorni la notizia che il progetto di Riforma dell'istruzione secondaria di secondo grado è legge.

Ne parla La Stampa, con una certa dovizia di particolari, e, tanto per riassumere e semplificare, le novità sono queste:

  1. sei licei al posto di oltre 400 indirizzi sperimentali e progetti assistiti dal Miur;
  2. nascono il liceo musicale e coreutico e quello delle scienze umane;
  3. più ore di materie scientifiche e di lingue;
  4. la possibilità, a partire dal secondo biennio, di svolgere stage o alta formazione;
  5. più flessibilità per gli istituti.

La prima impressione è piuttosto positiva: superiamo finalmente una lunga fase di incertezze, iniziata durante la prima metà degli Anni 90, con le innumerevoli sperimentazioni autorizzate a partire dalla Legge Brocca.

Dopo 15 anni esatti, perveniamo ad un modello di lavoro e di studio "standard", che è un presupposto imprescindibile per selezionare e formare correttamente il personale, strutturare e migliorare procedure, prevedere costi e investimenti.

La struttura liceale ricorda, per diversi aspetti, il progetto del Ministro Moratti e dovrebbe esserne ormai garantità l'affibilità, considerato che il modello è stato studiato e ristudiato per anni, anche grazie ad una maggiore attenzione a quanto la "tradizione" ci porta in eredità e ad un incremento delle ore di matematica.

Naturalmente, esistono dei "se", come quelli attinenti  i licei scientifici-tecnologici, che, essendo spesso abbinati a degli istituti tecnici, non sono mai decollati a pieno.
Ma questo non riguarda la Riforma, quanto i Dimensionamenti che saranno fatti, nei prossimi anni, nelle diverse Regioni.

Gli istituti tecnici e professionali, a differenza dalla Riforma Moratti, sono un unico "comparto"; la cosa appare saggia, acnhe se per comprendere il "quadro d'insieme" bisognerà attendere le norme sul valore legale dei titoli di studio (a livello italiano) e l'evoluzione che intenderà dare il nuovo Parlamento Europeo al processo di unificazione del "mondo del lavoro", avviato dagli Accordi di Schengen.
La lieve riduzione di orario sanerà annose questioni tra i docenti, causate da pendolarismi veri o presunti degli allievi, e l'esigenza di fornire una ristorazione, quando i tempi a scuola si prolungano.
Sarà da capire, però, se questa misura corrisponderà ad un aumento della spesa per supplenze, visto che non ci saranno più "ore a disposizione".

Adesso, le incognite passano al livello regionale e provinciale, dato che sia la scuola-lavoro sia la flessibilità (e la necessità di attrezzature che deriva da questo) sono in funzione del territorio, delle sue esigenze sociali e culturali, delle professionalità e delle risorse produttive presenti, del know how e delle capacità di management e di governance  disponibili.

Il divario tra le diverse località d'Italia, sia culturale sia strutturale, sarà determinate per il successo generalizzato dell'operazione e, proprio per questo, potrà essere un importante "asso" di qualche formazione politica lungimirante, per le prossime Amministrative.

Almeno, così si spera.

Le incognite esistono anche al livello sindacale e dei tantissimi Collegi dei docenti: ci sono oltre 400mila lavoratori da ri-formare in profondità, sia metodologicamente sia professionalmente.

Lo richiedono diversi cambiamenti avvenuti nell'ultimo decennio:
– l'introduzione delle lavagne interattive, non velocissima, ma già in corso, da parte delle scuole direttamente e tramite la CONSIP-MePa;
– la migliore definizione del modo di funzionamento dei Consigli di Classe e le tecniche utili ad una valutazione oggettiva;
– la diversa, anche se minima, distribuzione delle cattedre e la sfida dei curricoli locali, che aprono la lezione ad apprendimenti non compresi nei Programmi, studiati dai docenti per i concorsi
– la mutata condizione normativa, ormai a dieci anni dalla Riforma del Titolo V della Costituzione e la diverse competenze introdotte nel "diretto intorno" delle scuole (Regioni, Enti Locali, uffici scolastici regionali, leggi sulla privacy, sulla funzione e sulla comunicazione pubblica, eccetera)
– la ventennale questione della progettazione didattica, per la quale si attende ancora un percorso formativo collettivo

Insomma, Onda o non Onda, sembra proprio che gli Spin Doctors dell'ex Ministero della Pubblica Istruzione abbiano fatto un mezzo miracolo.

Bravi, anzi, bravissimi, se queste premesse saranno confermate.
Adesso, però, tocca ad altri.

… incluso, mi sembrerebbe, il Ministero dell'Economia e delle Finanze, che, prima o poi,  dovrà pur trovare una soluzione per tanti professori di un'altra epoca, che però son costretti, dalla riforma delle pensioni del 1994, a rimanere a scuola fino al 2020 o giù di lì.
Mentre il Mondo corre e diventa bullo.

2 Risposte a “Scuola, il Dado è Tratto”

  1. demata giugno 13, 2009 a 6:19 PM #

    x Fino
    Intendevo la valutazione degli allievi, che può essere condotta in modo “scientifico” (misurazione), a patto di individuare prima i plusdotati dal rendimento atipico, che puntualmente raccolgono risultati inferiori alla media.
    riguardo la valutazione dei prof. io la eliminerei: contratti triennali -quinquennali.
    La storia è piena di bravi docenti “filosofi” reclutati dai potenti per tirar su i loro figli.
    Ciao

  2. finuzzo giugno 13, 2009 a 5:11 PM #

    Qualcosa di buono in questa riforma c’è, però continua la filosofia che le riforme in Italia si fanno senza soldi.
    L riduzione di ore e quindi il ridimensionamento delle cattedre va in questa direzione
    Parli di valutazione oggettiva.Per chi? Per gli alunni o per i docenti?
    La valutazione è sempre formativa e implica tante voci che d’oggettivo non hanno niente.
    E’ oggettiva la misurazione di una prova.
    Ciao
    Fino

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