Il Buccaneer fantasma ed i diritti del Mare

8 Giu
Tutti sanno che i pirati somali tengono in ostaggio 16 marinai, di cui 10 italiani, che compongono l’equipaggio del Buccaneer, un rimorchiatore oceanico di proprietà della Micoperi di Rimini, come affermano i media.
Non tutti, probabilmente, ricordano che dopodomani saranno due mesi che la nave è sequestrata e che i rapiti lamentano un trattamento,certamente non disumano, ma che supera di poco il”pane ed acqua”.Il bello è che il Buccaneer non esiste, è un fantasma.
Potete verificare sui registri navali di mezzo mondo e troverete solo la conferma che la tug ship “Buccaneer” registrata negli elenchi è questa e solo questa.

La cosa mi ha alquanto meravigliato e sono andato a verificare sul sito del proprietario, la Micoperi Marine Contractors, e questa è la loro flotta.

Del Buccaneer nessuna traccia e il battello più grosso è il Sarom VIII, che misura meno di 70 metri, invece che i 75 dichiarati per la nave sequestrata, ed ha due fumaioli caratteristici, che lo rendono inconfondibile.

Avendo trascorso i giorni migliori della mia adolescenza al porto ad ammirare navi, mi sono messo alla ricerca del Buccaneer, visionando centinaia di foto di “tug ships” su Google.
E qui viene il bello.

Ero alla ricerca di una nave gemella, se non del Buccaaneer fotografato in tempi passati.
Da quello che ho capito la grandissima parte dei rimorchiatori oceanici misura meno di 70 metri e più di 55.   Pochi hanno la prua “acuta” come il Buccaneer che vediamo nelle foto, ancor meno hanno la plancia di comando “vintage” che si vede nelle foto e la doppia antennna.

Così, la ricerca si è molto ristretta. Alla fine sono arrivato qui e l’ho trovato.  Stando alla notizia riportata da  Zeelandnet.nl il Buccaneer sarebbe l’ex Smit Lloyd 72, glorioso vascello costruito nel 1981 in Olanda.

Il rimorchiatore oceanico (di cui andrebbe chiarita la denominazione ed il codice IMO, visto che i registri lo riportano ancora con nome “di battesimo”) sarebbe, in realtà, di proprietà della Seacor Offshore Marshall Islands ed è “managed” (un leasing?) dalla Leadership Management di Ravenna e, per tanto, batte bandiera italiana.

La foto pubblicata da sito olandese chiarisce ogni dubbio; la nave è quella e sono bene in vista il tricolore e la bandiera delle Marshall.

Di sicuro, la bandiera delle Isole Marshall è per definizione “di comodo”, ovvero una bandiera di una nazione che viene issata da una nave di proprietà di cittadini o società di un’altra nazione, che, in questo modo, il proprietario della nave può spesso evitare il pagamento di tasse, ottenere una registrazione più facile, trasportare materiali con vincoli minori, contrattare al ribasso con gli equipaggi ( International Transport Workers’ Federation ).

Il Sindacato (unico) dei Marittimi italiani, due settimane or sono, ha scritto una proposta inerente una azione di contrasto verso l’utilizzo delle Bandiere di Comodo, in linea con le indicazioni pervenute dal G20.
Stranamente, nonostante la questione sia molto sentita dalla Gente di Mare e nonostante sia una priorità europea, la risposta stenta a pervenire.

Tra l’altro, anche il Malaspina Castle, nave sequestrata dai pirati lo scorso aprile e rilasciata dopo circa un mese, era di proprietà britannica, battente bandiera panamense e gestita dalla società B Navi di Marina di Carrara.

Dal punto di vista di un marittimo, le bandiere di comodo sono una vera disgrazia, in caso di pirateria.
Infatti, la nave spesso è di proprietà di una Società Anonima (le cosiddette  Ltd. inglesi o Inc. americane), il “proprietario, in realtà la usa come in un leasing e, se va qualcosa storto, paga l’assicurazione.
Se c’è un carico, visto il sequestro, la burocrazia aziendale provvede subito ad un nuovo shipping (invio) e spesso inserisce direttamente l’elenco del carico bloccato tra la merce “perduta”.
Così, accade che il riscatto riguardi equipaggi e passeggeri e che tocchi agli Stati nazionali pagarlo, come ha fatto Sofia per il Malaspina Castle.

Riguardo il Buccaneer, i Somali hanno anche denunciato (il Governo, non i pirati) che la nave aveva scaricato carichi tossici, il nostro Ministero ha negato adducendo a prova le foto che mostrano il naviglio “alto” sulla linea di galleggiamento, ovvero che le stive erano vuote.

Resta da capire cosa ci facessero un rimorchiatore e due bettoline vuote “a spasso” da Singapore a Port Suez e come mai, improvvisamente, l’Italia si ricorda “con affetto” della Somalia e della sua triste sorte, come ci racconta Ukundimana in Jambo Africa.

Ad ogni modo, sappiamo tutti che la Boniver, inviata sul posto, è una persona esperta, che non mancherà di risolvere anche questa “crisi”; ben venga se, invece di riscatti, si inizi a parlare di richieste e di offerte di aiuti.

Resta ancora un punto, sempre lo stesso a dire il vero, visto che sappiamo almeno dove si trova (Google Maps fa miracoli) il Buccaneer fantasma.

Come si chiama la nave e di chi è? Quali garanzie hanno i marittimi italiani imbarcati sul nostro naviglio?

Facciamo una legge sulle “bandiere di comodo”, i paradisi e gli evasori fiscali, di cui parla anche Obama e di cui lamentano i G20, o no?

originale postato su demata

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5 Risposte to “Il Buccaneer fantasma ed i diritti del Mare”

  1. marianna micheluzzi giugno 8, 2009 a 10:09 pm #

    Bravissimo!! Condivido tutto dalla prima parola all’ultima.Sopratutto per quel che riguarda la legge sulle bandiere di comodo, i paradisi fiscali e gli evasori.
    Buona serata.
    Marianna

  2. Roberto giugno 8, 2009 a 10:30 pm #

    Il sindacato di cui si parla nell’articolo è il primo ad avere in modo pubblico e diretto chiesto una lotta alle bandiere di comodo. Il SDM Sindacato dei Marittimi per il lavoro che fa subisce censura e blocco, infatti tutti i suoi comunicati non possono arrivare a bordo delle navi (come addirittura gli auguri).
    La bandiera di comodo non è come un paradiso fiscale, è peggio e si addiziona ai paradisi fiscali. Buonaserata a tutti, e sono contento di vedere che si trattano questi argomenti.
    Bob

  3. xdiesp giugno 9, 2009 a 9:34 am #

    Bravo! Quando gli taglieranno la gola per non avere ricevuto il riscatto, concorderai che i pirati Somali ci superano in tutto sulla giustizia. Poveri pirati minacciati dal nostro rimorchiatore. E’ il senso delle proporzioni a distinguere un giornalista di razza.

  4. demata giugno 9, 2009 a 7:57 pm #

    Ringrazio tutti per i commenti.
    Chi conosce il Mare rispetta la Gente di Mare.
    Non ho compreso il commento di xdiesp:
    1- non sono un giornalista, ma solo un privato cittadino che esterna le domande che si pone e le risposte che è capace di mettere insieme
    2- i pirati sono dei rapitori e non dei poliziotti o dei magistrati, come in Egitto
    3- Giusto una settimana fa ho pubblicato un post affatto tenero sulla storia e che non rinnego affatto, vedi “La forza e l’ andare avanti”
    http://minimamoralia.blog.lastampa.it/minima_moralia/2009/06/la-forza-per-andare-avanti.html
    4- i pirati c’entrano poco. Qui si parla della Gente di Mare e delle loro “colpe” dei Somali (gli ostaggi) ed anche delle loro disgrazie o delle soluzioni annunciate, visto che (tra l’altro) degli aiuti non sono io a parlarne ma Jambo Africa (linkata) che è in evidenza sulla HP di La Stampa.
    Vengo da una famiglia che il Mare lo conosce, volevo parlare dei fatti del Mare, di chi ci campa, battendo i 4 mari perchè quella è l’unica vita che ha.
    Volevo parlare “anche” di chi “morde e fugge”, pirati od evasori che siano; se poi il Governo si accinga a fornire aiuti umanitari ai Somali o ad intervenire “manu militari” è un altro affare e riguarda i rapiti, le loro famiglie e, ovviamente, gli elettori.
    In “La forza e l’ andare avanti” la mia aspettativa è quella di “andare avanti con forza”, con determinazione, in una direzione o nell’altra, dato che i 16 malcapitati sono allo stremo.
    Grazie comunque per il passaggio, il contributo e l’interesse per quello che scrivo.
    Del resto, la Via è personale, non si può essere necessariamente ed esattemente d’accordo su tutto.
    Quello che conta è la dignità umana.
    Ciao

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