Per Eluana

22 Dic

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E’  strano che non si dibatta di Lectio Magistralis, almeno su internet,
come è davvero singolare che tanti discutano di Papi e di religione, ma mai che
si sostenga o si confuti una delle tante affermazioni logiche (e non di fede) che
arrivano dal Vaticano.

 

Era una
cosa normale nei “secoli bui”, quando la Chiesa
dominava, è diventata cosa rara oggi che nessuno ricorda neanche la “teologia” appresa
al Catechismo.

 

Dato,
che siamo tutti uguali agli occhi di Dio (così dicono), non me ne vorrà Joseph Ratziger, se un oscuro
miscredente come me sia fermamente convinto che sia corretto, dal punto di
vista della dottrina cristiana,  fermare le
macchine che tengono in vita Eluana.

 

1 Innanzitutto possiamo notare,
che il Papa non sta “usando” la
propria infallibilità, non è la Parola di Dio, è solo la parola di un eminente Dottore della Fede. Né si parla di
scomuniche et similia per i politici, i magistrati, i medici coinvolti.

Per ora,
dunque, è solo un’indicazione che arriva dal Vescovo di Roma, non per dogma oppure da un conclave od un concilio
e neanche da una Conferenza di Vescovi.

 

2 In secundis, gran parte dei
cristiani vissuti fino all’Età dei Lumi,
come gran parte di quelli migrati negli Stati Uniti, noterebbe immediatamente
che è la Macchina a tenere in vita
la ragazza.

Macchina,
come artificiale, come artificio, come diabolicus, se vogliamo scomodare un tot
di Medioevo, o come l’Orgoglio, peccato luciferino.

Viene
spontaneo pensare, credere che le macchine stiano ostacolando l’attuarsi della Volontà Divina, nel caso di Eluana, sia con un esito mortale sia come vero miracolo e  risveglio della paziente.

 

3 Va rilevato che la
posizione del Vaticano, dal punto di vista teologico,  appare
incomprensibile, dato che la Chiesa di 30 – 50 anni fa avrebbe considerato lo
staccare le macchine “di Eluana” come un atto di Carità, di Pietà, di Ritorno al Padre.

 

4 Altro aspetto, assolutamente non
irrilevante, è nel nuovo rapporto che si apre verso la Scienza e la Tecnologia.

Papa Benedetto XVI intende
portare il Vaticano oltre il III Millennio e vuole mutare tale
relazione.

Da una
sostanziale diffidenza e da una formale indifferenza, che ha caratterizzato
tutti i Pontefici dell’ultimo secolo,
ritorniamo ad una concezione suprematista, dove la Religione stabilisce quale “scienza”, quale tecnica è buona o quali
macchine vanno “staccate”.

E’
subito evidente che la cosa sia senza senso, se si considera come sia la Religione
figlia della Fede e della Sapienza e non viceversa.

 

5 L’ultima quaestio, non meno
importante delle altre, è nelle contraddizioni in cui va ad incardinarsi la
sovrapposizione della Religione alla Scienza, senza che la Tradizione possa fornire antiche risposte a nuovi problemi.

Dal
punto di vista “cyber punk”,
attualmente Eluana è un individuo
bionico
, dato che la parte umana non sopravviverebbe se fosse staccata
dalla apparecchiatura cibernetica alla quale è connessa.

E, d’altra
parte, la parte “intelligente” di quella attrezzatura (software) verrebbe riprogrammata per altri usi, dopo lo
scollegamento.

Dunque,
chi ama il Creato, un Credente, dovrebbe
desiderare, per Eluana, la liberazione dal peso, dal gravame della Materia, che impedisce all’Anima
di tornare al Cielo.

 

Om padme
uhm, Santo Padre e buon Natale di cuore.


5 Risposte a “Per Eluana”

  1. gobettiano dicembre 25, 2008 a 9:00 PM #

    Interessanti osservazioni ma francamente non mi avventuro. Mi limito ad osservare che dimenticando man mano ttto o quasi del Concilio Vaticano di Giovanni XXIII questa sta diventando la chesa dal volto duro che non è più dell’acoglienza. E neppure della compassionevole misericordia.
    luigi

  2. irenespagnuolo dicembre 23, 2008 a 11:22 PM #

    Infatti volontà della Chiesa dovrebbe essere staccare le macchine, lasciare che Eluana possa liberamente raggiungere il cielo. Ma tanti, troppi misteri (e non della fede) impediscono che sia davvero l’umana pietà a guidare le parole degli uomini di Dio.
    Questa storia mette addosso una tristezza infinita e un senso di disagio che spossa…
    Irene

  3. demata dicembre 23, 2008 a 5:43 PM #

    Condivido profondamete.
    “Oggi quale Chiesa è vicina ai drammi di noi miseri?
    Non certo quella che (localmente, ad esempio) programmava piani edilizi, vendite di immobili, che guardava non ai gigli dei campi ma ai campi su cui far costruire case, che programmava carriere politiche, riscuotendo affitti dai Comuni per i propri seminari, che coinvolge i teologi anche nel programmare un racconto giornalistico delle feste di un borgo cittadino, perché si crede che tutto ciò rientri in un progetto pastorale. Mentre i giovani fuggono verso lo sballo, dopo aver frequentato in massa le lezioni facoltative di Religione nelle scuole laiche…”
    Grazie Antonio e Antonio.

  4. Antonio Montanari dicembre 23, 2008 a 4:13 PM #

    La misericordia di Dio non arriva a garantire l’infallibilità papale. I teologi non hanno mai avuto un pensiero unico. Grazie al cielo ed alla ragione. Per quelli considerati dissidenti, non sempre le cose però sono finite bene.
    Il comandamento di non nominare invano il nome di Dio, è stato molto spesso accantonato, anche troppo volentieri, per appoggiare politici o movimenti d’opinione per nulla dediti all’osservazione delle leggi della Chiesa, di cui si proclamavano (o si dichiarano) difensori. Succede appunto anche ai nostri giorni.
    La storia è ben poco lineare. E molto dogmatica appare la pretesa che essa realizzi soltanto il bene. E’ bastata una mela per farci lavorare sudando e far partorire le donne nel dolore?
    Adamo era perfetto, ci dicono. Poi chissà perché ha scelto di renderci tutti infelici. Potrebbe essere una buona scusa, quella della mela e di Eva per “spiegare” il male della storia.
    Se un teologo predica la perfezione della Natura, oggi come avveniva qualche secolo fa, può essere ora accompagnato a vedere non più lo sterminator Vesevo, ma certi reparti d’ospedale dove la malattia non può più essere spiegata come frutto della colpa del peccato originale.
    La perfezione non esiste in Natura. Se ne erano già accorti secoli fa medici e filosofi un poco avvertiti quando studiavano i “mostri”. Non più prodigi della divinità, ma errori della Natura.
    Della misericordia di Dio nulla è rimasto nel calvario umano quando lo discutono teologi non avvezzi a tenere gli occhi rivolti a terra: perché è lì che dobbiamo fare i conti, ogni giorno
    Una vecchia contadina meridionale negli anni ’50, in un documentario radiofonico di Sergio Zavoli, interrogata sull’esistenza dell’infero, rispose: “Un altro, dopo quello di questa vita?”.
    Nel dolore della malattia, fin dove è lecito lasciare che la natura faccia il suo corso senza che l’accanirsi sia soltanto un fatto sperimentale (persino crudele)?
    Il testamento biologico dovrebbe essere un diritto. Non contrasta con le leggi morali della coscienza, né con le norme del Diritto.
    Ho imparato da ragazzino la lezione di un signore che era rientrato dalla Francia, dove era immigrato sotto il fascismo perché anarchico. Aveva trovato qui una compagna che gli aveva dato da poco una bimba. Al medico disse di voler rimanere nel suo letto, rifiutando ogni ricovero ed ogni cura. Lì se ne andò in silenzio. Forse anche per lui le campane della chiesa avrebbero potuto suonare. Come facevano per la “venal prece” dei parrocchiani fedeli e solventi.
    Mi fanno paura i discorsi sul relativismo, le accuse al mondo come causa di corruzione, eccetera. Sono i temi prevalenti di un papato “astratto” che gode dell’esibizione del lusso nei paramenti sacri (vedere il trono papale anche sui giornali di oggi). Io sono fermo al Gesù della stalla, non per un rimpianto della puerizia, ma per rivendicazione “anarchica” di un progetto di salvezza che coinvolga tutti. Ma che fa la Chiesa romana di oggi per condannare le guerre, gli sfruttamenti, le morti per fame, gli egoismi dei popoli ricchi che sterminano quelli poveri? Qualche calibrata frase nel ricercato eloquio della Segreteria di Stato, può bastare?
    Giovanni Romeo racconta in «Amori proibiti. I concubini tra Chiesa e Inquisizione» storie di feroce terrorismo ideologico ecclesiastico. Uno dei fatti meno orripilanti: nel 1610 una concubina fu costretta «ad allontanare i sei figli, con la sola esclusione di quelli che avevano meno di tre anni» (p. 53).
    Dopo quattro secoli rabbrividiamo al pensiero di queste nefandezze. Tra quattro secoli succederà anche per le cose di oggi? Come quella di cui stiamo occupandoci da tempo per Eluana. Dove più che mai ci sentiamo «imperfetti», ma dove si spera una forza di liberazione che non toglie nulla, ma dona una fine ai dolori non alla vita. Anche Gesù sulla croce rimproverò il Padre: «Perché mi hai abbandonato?».
    Oggi quale Chiesa è vicina ai drammi di noi miseri? Non certo quella che (localmente, ad esempio) programmava piani edilizi, vendite di immobili, che guardava non ai gigli dei campi ma ai campi su cui far costruire case, che programmava carriere politiche, riscuotendo affitti dai Comuni per i propri seminari, che coinvolge i teologi anche nel programmare un racconto giornalistico delle feste di un borgo cittadino, perché si crede che tutto ciò rientri in un progetto pastorale. Mentre i giovani fuggono verso lo sballo, dopo aver frequentato in massa le lezioni facoltative di Religione nelle scuole laiche…

  5. Antonio Cracas dicembre 22, 2008 a 8:16 PM #

    Anche questa volta condivido il tuo pensiero.
    Buone feste, carissimo.
    Antonio

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