Scienza ed integralismo

8 Feb

China1Vi hanno colpito le polemiche de La Sapienza di Roma (sarebbe meglio dire di uno sparuto gruppo di ricercatori del CNR di Roma), la rinuncia del Pontefice all’incontro con gli Accademici (che immagino in larga maggioranza credenti come molti italiani) e la “solita” imbarazzante latenza della politica patria?
Rilassatevi, è poco o nulla.

L’Europa, quella “vera”, è alle prese con qualche problema, che provocherà qualche turbamento tra i Sinistri nostrani, specie se nostalgici di salme di Lenin mummificate o compattati da un anticlericalismo divenuto obsoleto dopo il viaggio dei Beatles in India.

Dagli Islamici che pretendono che Wikipedia elimini l’immagine del Profeta, al milione di Olandesi che, in nome del diritto di espressione, vuole la cacciata degli integralisti dal paese.

Dovrebbe essere chiaro che nella nostra società non c’è posto per chi non accetta un pluralismo di idee e stili di vita, eppure finanziamo le moschee dei mullah oscurantisti e lasciamo sfilare in corteo i nostalgici dei totalitarismi di destra e sinistra.

Purtroppo, tra i tentennamenti “politically correct” e l’opportunismo berlusconiano, quello che resta è solo la xenofobia della Lega e il fascismo degli ex-comunisti.

3 Risposte a “Scienza ed integralismo”

  1. Antonio Cracas febbraio 8, 2008 a 12:59 PM #

    Sono contento che non hai mollato!
    Vai avanti per la tua strada.
    Ciao
    Antonio

  2. Antonio Montanari febbraio 8, 2008 a 5:34 PM #

    Ho inserito nel mio blog questo testo a proposito dei “vuoti di memoria”:
    http://antoniomontanarinozzoli.blog.lastampa.it/antoniomontanari/2008/02/vuoti-di-memori.html#comment-100620264
    Tanto per documentare le mie posizioni, per soddisfare eventuali curiosità altrui, pubblico qui di seguito un mio pezzo apparso a stampa il 7 gennaio 2001.
    Compromessi politici (e mafiosi) del Dopoguerra
    La mostra che l’amico pittore Armido Della Bartola ha allestito, prima di Natale [2000], con opere dedicate alla Rimini distrutta dalle bombe del 1943-44, mi ha suggerito alcune considerazioni.
    Sono nato nel 1942, di quei giorni non ricordo dunque nulla. Nella memoria e nell’animo sono rimaste però le parole raccolte nei successivi conversari casalinghi.
    Il ritorno alla normalità fu aspro. Mio padre che era impiegato comunale, tesserato fascista sino al 25 luglio 1943, caduta di Mussolini, quindi senza alcuna adesione alla repubblichina di Salò, fu sottoposto ad epurazione.
    I nuovi arrivati nella Pubblica amministrazione gli dissero di andare con moglie e figlio a mangiare l’erba ai fossi. L’umiliazione inferta a mio padre resta non soltanto come piaga mia ma pure quale testimonianza della perfidia delle persone che per bassi motivi (ovviamente, fregargli il posto a favore di qualche protetto), oltraggiavano un uomo innocente.
    Uscendo dalla mostra di Armido, incontrai altri amici, più anziani di me, che raccontavano del Dopoguerra.
    Proprio qui sul Corso, davanti ad una libreria, un compagno prese a ceffoni un altro compagno per aver quest’ultimo militato nella repubblichina come guardia del corpo del ‘terrore di Rimini’. Come mai, chiedo, la vigilanza rivoluzionaria dei compagni si era allentata tanto, al punto di accogliere l’ex repubblichino, attorno al quale poi il partito avrebbe fatto quadrato per decenni, mentre un uomo qualunque come quell’impiegato comunale dovette essere sottoposto al Tribunale della Storia perché tesserato fascista sino al 25 luglio 1943? Non ricevo una risposta razionale. Uno scrittore mi obietta che i casi personali non contano, che il racconto dei fatti deve depurarsi da essi, per poi essere affidato alla serenità del giudizio degli Storici.
    Qualche giorno dopo ho letto che la moglie di Antonio Gramsci era una spia dell’Nkvd (il Kgb del tempo). E che la cognata Tania, ritenuta sempre un Angelo Custode di Gramsci e come tale eternamente celebrata, era pure lei una spia di Mosca. Giuliano Gramsci, figlio di Antonio, non ha mai voluto vedere né parlare con la zia Tania: lo ha confidato Olga, figlia di Giuliano, a Massimo Caprara nel libro “Paesaggi con figure”. Al citato scrittore incontrato sul Corso, se avessi fiducia nella razionalità umana, vorrei chiedere: anche quella di Antonio Gramsci è una vicenda personale di cui non tener conto?
    ***
    Cari saluti. AM

  3. demata febbraio 8, 2008 a 11:01 PM #

    La Storia andrebbe riscritta per aneddoti.
    Come quella dell’amore sfoftunatodel matematico Caccioppoli per la figlia (nipote?) di Bakunin.
    Intrecci della storia.
    Ciao Antò.

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