Passare la mano

24 Feb

L’esperienza mostra che il momento più pericoloso per un cattivo governo è in genere proprio quando sta cominciando ad emendarsi. (A. de Tocqueville)

Come volevasi dimostrare, l’Italia è ferma.  L’avverbio (di nuovo, ancora, come al solito, purtroppo, …) è a scelta del cittadino. E, come al solito, abbiamo cambiato tutto per non cambiare nulla.

A destra e a manca vediamo ultracinquantenni (quando va bene) ancora assorbiti (ndr. involved) dai postumi della Guerra Fredda, rissosi e senza soluzioni per chi, come metà degli Italiani, è nato dopo.
Sarebbe il caso di passare la mano ai giovani degli Anni ’80.

E sarebbe già accaduto, se ve ne fossero a sufficienza nelle sedi di partito & co. Il fatto è che gran parte degli odierni under50, esclusi fin da giovani dall’odierno Jurassic Park, si sono dedicati a cose diverse dalla politica.

Funzionari, professionisti, imprenditori, creativi, gente comune e tanti all’estero. Tanti, tantissimi italiani che lavorano ormai da 20-30 anni, che conoscono le problematiche reali e che sanno cosa va fatto per migliorare le cose.  E se trascorrono altri 10 anni, passeremo direttamente dal Jurassic Park a Disneyland e McDonald.

originale postato su demata

3 Risposte to “Passare la mano”

  1. Amalo/Avventure romane. febbraio 24, 2007 a 4:33 pm #

    É vero. Hai ragione a dire che bisogna passare la mano. Troppe cariatidi siedono dove non dovrebbero sedere. Non si puó ragionare ancora con idee vecchie di 50 anni, é come avere ancora il treno e la stufa a carbone. Ma il problema é; chi li schioda dalle loro poltrone? Chi, con un calcio ben assestato nel sedere, li puó mandare a casa? Chi se non noi cittadini? Ma ne siamo capaci?! O abbiamo paura del nuovo?!

  2. Giulia febbraio 24, 2007 a 4:46 pm #

    Sono d’accordo, se Andreotti dice che il potere logora chi non ce l’ha, è vero che ammuffisce: basta guardare lui attaccato alla sedia come fosse un suo nuovo arto. Ciao Giulia

  3. antonio demata febbraio 25, 2007 a 10:34 am #

    Più che capaci, bisognebbe capire se noi, gli Italiani, siamo nella condizione.
    Quanto ad Andreotti, mi sembra che il problema non siano gli ottantenni, piuttosto pimpanti per fortuna, ma gli altri.
    Quelli tra i 50 e i 60, che si sentono ancora in carriera, con figli e nipoti ancora in fase di inserimento nel mondo del lavoro, che non hanno fatto mai null’altro che stare in politica e rigorosamente gli uni contro gli altri.
    Il genere di competenze ed esigenze meno indicato per tirare gli Italiani fuori da questa situazione.

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