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Malati? No, meglio consumatori

1 ago

“Secondo l’Aiba, l’Associazione italiana dei broker di assicurazioni e riassicurazioni, il costo dei risarcimenti per malasanità oscilla tra 850 e 1400 milioni di euro”.
Un miliardo di euro l’anno di danni causati e risarciti o risarcibili per danni alla salute causati da medici o dalla gestione sanitaria sono davvero un’enormità.
“Risarcimenti che “pesano” una media di 25-40 mila euro ciascuno” e che, facendo due conti della serva, riguardano almeno 20.000 malati che sono stati danneggiati anzichè curati.

Eppure, “secondo un’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario, è difficile che un professionista debba affrontare una condanna penale: il 98,8% dei procedimenti per casi di lesione colposa e il 99,1% di quelli per omicidio colposo si concludono con l’archiviazione, mentre su 357 procedimenti le condanne sono state solo due.”
Se le condanne penali rappresentano lo 0,5% dei casi denunciati, possiamo immaginare, dunque, che i risarciti dalle compagnie assicurative – per un miliardo di euro anni di media, ricordiamolo – siano solo la parte più vistosa del problema

Un ‘dato’ indirettamente confermato da Francesca Moccia, responsabile del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva  che ammette che “noi scoraggiamo le cause inutili, che fanno perdere tempo e denaro, con un sistema di giustizia lento come il nostro. Puntiamo invece a sostenere i cittadini nelle azioni di autotutela e mettendo in mora le strutture sanitarie inadempienti oppure segnaliamo le violazioni dei diritti dei malati come, ad esempio, nel caso di infezioni contratte in ospedale”, che, viceversa, esigerebbero risarcimento del danno.

Una conferma che ci viene data anche da quegli “otto chirurghi su 10 ammettono infatti di evitare interventi, andando oltre la normale prudenza, per paura di una causa, secondo un indagine dell’Ordine dei medici di Roma e dell’Università Federico II di Napoli” … così negando o ritardando ‘de facto’ l’accesso alle cure ai malati che necessitavano di quell’intervento?

Tutte le frasi tra virgolette sono tratte da un recente articolo di La Repubblica Dossier.

La soluzione suggerita dal noto quotidiano romano?

Farsi aiutare dal Tribunale del Malato e dalle numerose associazioni che difendono i diritti dei pazienti … proprio quella di cui sopra che “scoraggia le cause inutili”, invece di pretendere un sistema di controlli, giudizi e sanzioni degno di un paese europeo, come anche “segnala le violazioni dei diritti”, invece di offrire supporto e patrocinio legale ai malati danneggiati.

La Repubblica non si smentisce mai …

Piuttosto, se invece di esser considerati malati – e per giunta anche molto pazienti – accettassimo la mercificazione vigente e generalizzata ed iniziassimo a considerarci consumatori?
Siamo sicuri che ci tratterebbero ancora così?

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Meridionali di tutto il mondo, unitevi!

16 lug

L’autore di questo blog si associa all’appello “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei” (link), inviato dal Partito del Sud a tutti i meridionali ed a Pino Aprile, l’autore di ‘Terroni’.

Del resto, come possiamo dar fiducia, almeno noi meridionali che viviamo al Sud od altrove, ad un governo i cui ministri rappresentavano, fino a pochi mesi fa, gli interessi degli ‘eredi’ dei saccheggiatori del Meridione e degli ‘speculatori storici’, ovvero la Compagnia di San Paolo, Unicredit, le ‘cooperative’ bianche e rosse, lo IOR ed i vecchi ‘latifondisti’.

E come non riconoscere – ancora oggi come fece Francesco Saverio Nitti quasi 100 anni fa – nel sistema sprecone di overtaxing ed appalti pubblici sabaudo la matrice originaria del dissesto italiano, ampiamente confermata nell’inefficienza e nel carrierismo ‘storici’ dei suoi funzionari. Un sistema di opere pubbliche e di amministrazione pubblica elefantiaca, finalizzato, sotto i Savoia, al mantenimento di un’economia imperialistica e di ‘complesso industrial-militare’ ante litteram ed, oggi, necessario al trasferimento di risorse, centralità e know how verso gli stessi terminali di allora: Torino, Roma, Bologna.

Infine, come non ricordare che prima venne massacrato o deportato chiunque esitò nel ‘sentirsi italiano’, ad esempio inginocchiandosi al passaggio dei soldati sabaudi, poi vennero portate vie le terre demaniali e tanto, tantissimo, oro e poi ancora fu l’ora del trasferimento delle industrie e delle relazioni commerciali, dopo ancora si spostarono le ‘risorse umane’ … finchè, grazie a mafia, camorra e ndrangheta, venne realizzato il sistema d’oppressione perfetto: oggi si lucra sulla manifattura a basso costo, sull’agroalimentare mandato la macero, sull’immondizia da trasformare (altrove) in oro nero, sull’evasione fiscale ed il denaro sporco.

I motivi dell’adesione sono ‘ovvi’, visto che questo blog è uno tra quelli che hanno dato maggiore attenzione all’emergenza ‘immondizia’ in Campania e che hanno denunciato, anche sui media e nelle sedi internazionali, il dovere per lo Stato Italiano ad intervenire. (link1) (link2)

Dicevamo di un ‘appello ai Meridionali’, che sta raccogliendo una notevole messe di qualificate adesioni, che può essere sottoscritto inviando una mail a info@partitodelsud.eu .

Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l’attenzione sulle statistiche, con la Banca d’Italia costretta ad ammettere che l’area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza.
Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.
 
E’ il momento di osare.
Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud.
Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo.
Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi.
Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.
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Alea jacta est. Meridionali di tutto il mondo, unitevi!
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Post Scriptum: per chi volesse tenersi aggiornato, il Partito del Sud ha una sua pagina Facebook (link) ed un proprio blog (link) .

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Partito Democratico: un partito populista di centrodestra?

10 lug

Il Partito Democratico ha convocato una “prima assemblea di discussione’ affinchè «il Pd porti l’agenda Monti nella prossima legislatura». L’assemblea si terrà a Roma, venerdì 20 luglio alle ore 16.30, presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli, una sede principesca – è il caso di dirlo – che ospita  eventi e si trova praticamente di fronte al Fendi Shop.

Promotori dell’iniziativa sono i parlamentari Alessandro Maran, Antonello Cabras, Claudia Mancina, Enrico Morando, Giorgio Tonini, Magda Negri, Marco Follini: il nocciolo duro della ‘corrente’ dalemiana nel partito.

I contenuti della convocazione sono a dir poco interessanti, dato che – nella loro stringatezza e semplicità – riassumono il PD-pensiero e liberano da ogni equivoco sia i partner del Patto di Vasto sia il popolo meridionale in cerca di autonomie.

Il governo Monti ha assunto un ruolo da protagonista in Europa. Dagli interventi immediati per far fronte all’emergenza, fino a un nuovo ambizioso piano di unione fiscale, finanziaria e politica, sono le proposte e le iniziative italiane a informare di sé il confronto, le possibili soluzioni, le tappe di un credibile percorso di avvicinamento agli obiettivi.”

Veramente, è il solo Mario Monti ad avere un seguito in Europa e ci mancherebbe altro, visto che si tratta di un (ex) superconsulente della Goldman Sachs, suggerito da Obama e Merkel e scelto da Napolitano.
E’ interessante leggere che anche il nostro Partito Democratico abbia partecipato a quella che alcuni già chiamano cospirazione e che, ad ogni modo, rappresenta una sospensione della democrazia, fosse solo perchè nessuno si prende la briga di redigere una nuova legge elettorale.

I termini essenziali dell’agenda riformatrice dei prossimi mesi sono chiari: incisiva e coraggiosa revisione della spesa pubblica, per conseguire il pareggio strutturale di bilancio, per ridurre l’imposizione fiscale sul lavoro e l’impresa, per tornare a investire sulla formazione del capitale umano, sulla ricerca e sull’infrastrutturazione del Paese, per introdurre maggiori elementi di equità intergenerazionale nel sistema del welfare, affrontando la fase transitoria attraverso soluzioni coerenti e non regressive, rispetto alla logica della riforma.

In breve, si chiede di mettere a posto i conti e di continuare a sprecare denaro “per tornare a investire sulla formazione del capitale umano, sulla ricerca e sull’infrastrutturazione del Paese”, ovvero finanziare i mille carrozzoni della Casta. Di riformare la Giustizia o di riqualificare la Sanità o l’Istruzione neanche l’ombra. Di disoccupazione, lotta alla mafia e Meridione nessuna menzione.  Il sistema del welfare resterà clientela e ‘panem et circenses’.

Il proposito espresso da Follini, Maran, Negri, Cabras e altri è che “obiettivi e principi ispiratori dell’agenda del governo Monti – collocati dentro un disegno almeno decennale di cambiamento del Paese – possano travalicare i limiti temporali di questa legislatura e permeare di sé anche la prossima”. Un proposito che, secondo i parlamentari del PD, “corrisponde alle aspettative della maggioranza degli italiani.”

Che Vendola, Di Pietro, Orlando, De Magistris, autonomie e partiti del Sud intendano il messaggio, ma lo intendano soprattutto Berlusconi ed Alfano: il PD si appresta a conquistare l’elettorato moderato del Centrodestra, con lo slogan ‘o noi o l’instabilità”.

E lo intendano anche gli elettori del Partito Democratico, prendendo atto che anche nel partito c’è l’esigenza di chiarire le “ambiguità sul giudizio circa l’azione svolta fino a oggi dal governo Monti“, dato che “si sono troppo spesso accompagnate critiche aspre e manifestate intenzioni di revisione” e che il “già deliberato aumento delle aliquote Iva finirebbe per approfondire la recessione in atto“.

Se ci sono ‘ambiguità’, se si deve dar risposta ad ‘critiche aspre’ e se l’aumento dell’IVA sarà dannoso, perchè sostenere a spada tratta questa azione di governo e non, viceversa, ‘emendarla’ in Parlamento?
Se “centrare l’obiettivo del pareggio strutturale” è un dogma da attuare anche senza ridurre i costi della Casta, perchè, anzichè al disastroso aumento dell’IVA, non ricorrere ad una Patrimoniale, che certamente non rappresenterebbe una “inaccettabile inversione della direzione di marcia“?

Forse perchè una Patrimoniale violerebbe il ‘dogma’ dell’intoccabilità della proprietà privata, come una riforma delle pensioni d’annata avrebbe intaccato il principio dei ‘diritti acquisiti’?

Mario Monti come Margaret Tatcher od i Chicago Boys in versione socialdemocratica?  Il Partito Democratico si prepara a raccogliere l’eredità del PdL di Silvio Berlusconi?
Sembrerebbe proprio di si.

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Campobello di Marsala, ingiustizia è fatta

15 giu

Il 15 gennaio 2011,  la famiglia Quinci stava ritornando a casa con la propria Fiat 600 quando venivano letteramente travolti da una Bmw che, sfrecciava a 120 chilometri all’ora per le strette vie di Campobello di Mazara.

Nulla v’era da fare per Martina e Vito, di 12 e 10 anni, e per la madre, Lidia Mangiaracina di 37 anni, e l’unico a sopravvivere fu il padre e marito, Baldassare Quinci, un maresciallo dell’ Aeronautica di 43 anni.

Sei mesi dopo l’incidente, moriva anche lui, suicida, dopo aver appreso di essere stato accusato di concorso di colpa da una perizia di parte, prodotta dalla difesa del pluriomicida ed accettata dalla Corte.

Eppure, era la BMW ad andare ad almeno 70 km all’ora oltre il limite di velocità, non la Fiat 600.

Una BMW, lanciata a velocità folle, da Fabio Gulotta, 22 anni, che – inspiegabilemente – è stato condannato a soli due anni di carcere, a fronte dei circa 8/10 anni previsti. Inoltre, la pena è stata sospesa ed il pluriomicida non farà neanche un giorno di carcere, a seguito del patteggiamento concesso dal giudice delle udienze preliminari di Marsala, Vito Marcello Saladino.

Un magistrato che sapeva perfettamente che due anni di reclusione è anche il limite oltre il quale si rischia di finire in carcere e, dunque, era perfettamente consapevole che la sua decisione avrebbe evitato l’esecuzione della pena a Fabio Gullotta.

Tra l’altro, secondo Marsala.it, Fabio Gulotta, solo due anni prima e poco più che diciottenne, aveva causato un altro incidente stradale con feriti e gli era stata sospesa la patente. Questo fatto avrebbe – secondo buon senso – dovuto indurre il Pubblico Ministero a non acconsentire, come viceversa ha fatto, ad una pena così blanda e, soprattutto, inefficace.

Specialmente se, come racconta l’avvocato della famiglia Quinci, Claudio Congedo, accade che “dapprima i PM della Procura di Marsala – sono stati tre quelli che si sono succeduti nella titolarità del fascicolo – avevano assicurato che avrebbero rifiutato il patteggiamento. L’ultimo PM arrivato dinanzi alla difesa di Gulotta che chiedeva il rito abbreviato, ha proposto lui il patteggiamento”.

Un patteggiamento che, ricordiamo anche questo, arriva giusto prima dell’inizio del processo vero e proprio che, certamente, avrebbe dato un esito ben più gravoso ed efficace per Fabio Gulotta e, forse, un po’ di giustizia per le famiglie Quinci e Mangiaracina.

Nicola Mangiaracina – fratello di Lidia e zio di Vito e Martina – non ha potuto altro che commentare: «Questa vicenda dimostra come lo Stato italiano tutela chi uccide le persone. Chiunque può commettere impunemente simili reati, può sterminare una famiglia senza che gli succeda nulla».

Angelo Gulotta, padre del pastore ventiduenne, ha tenuto a precisare, a suo tempo, che il figlio “vorrebbe chiedere scusa alla famiglia Quinci, ma non trova le parole. Non era ubriaco, aveva solo bevuto un bicchiere di vino a cena. Fabio non è uscito di casa per andare ad uccidere, è successo: cosa può fare?”

Se si guida a 120 chilometri all’ora tra le stradine di un paesino e ci scappa il morto, è una fatalità … mica una – forse non precisa, ma certamente scellerata – ‘volontà di uccidere’. Come anche contrasta con il comune sentire che chi sbuca da uno stop in una stradina debba tenere conto – come secondo i periti di Marsala – che possa arrivare un bolide a 120 all’ora e non al massimo un’autovettura ai 40 all’ora …

Un’orribile, deludente e disgustosa vicenda che accade proprio mentre il Parlamento deve discutere e legiferare riguardo la responsabilità dei magistrati e, dunque, uno ‘svarione giudiziario’ di tale fatta dovrebbe essere in prima fila nell’agenda dei nostri media.

Come anche, “giusto per la cronaca”, ci piacerebbe essere informati che proprio Campobello di Mazara è nell’occhio del ciclone, dopo l’esito delle indagini che vedono  il sindaco, Ciro Caravà, arrestato per associazione mafiosa, se non addirittura coinvolto nella latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro.

Preso atto che neanche la RAI, televisione pubblica e di Stato, ha voglia di tenere accesi i riflettori sui territori di mafia – forse perchè non attraggono inserzioni pubblicitarie o forse solo perchè sono ‘a Sud’ – speriamo, almeno, che in Tribunale non offrano un favorevolissimo patteggiamento anche a lui.

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Senza informazione non c’è democrazia

13 giu

Ripubblico, in stralcio, un articolo (link) di Alessandro Citarella, segretario provinciale per Napoli del Partito del Sud .

Gli stessi poteri che vogliono che il Sud rimanga una colonia interna cercano di ridurre lo spazio democratico ed eliminare la pluralità delle fonti d’informazione.”

“E’ particolarmente interessante notare che esiste un fondamentale accordo, anche se tacito, fra gli attuali e i recenti governanti neoliberisti di centrodestra e quelli precedenti della coalizione pseudo socialdemocratica di centrosinistra, sia nella trasformazione in senso negativo della prassi politica, sia nella sottomissione degli interessi della popolazione rispetto a quelli della Banca Centrale Europea.

La stessa entrata dell’Italia nell’Euro, eseguita con condizioni capestro e di sicuro svantaggio per i lavoratori e per i risparmiatori, è stata gestita proprio dalla coalizione di partiti della coalizione pseudo socialdemocratica di centrosinistra, la quale, almeno in linea teorica, dovrebbe essere più vicina alle classi più deboli.

In questo quadro di riferimento, si è potuto assistere alla trasformazione dell’uso degli organi d’informazione, sia televisivi sia in carta stampata, che sono diventati dei semplici strumenti di propaganda e di orientamento politico che mirano a catalizzare l’attenzione dei cittadini verso argomenti frivoli e secondari per distrarli totalmente dall’involuzione della democrazia e dall’assoggettamento ancora più marcato della politica economica nazionale nei confronti dei poteri forti europei e internazionali.”

I pochi organi di stampa e le televisioni non in linea con il potere fanno battaglie in salita, specialmente a causa della concorrenza sleale fatta da sovvenzioni pubbliche generosamente elargite ai vari personaggi del sottobosco politico corrotto e corruttore, e da un drogaggio dei “mercati dell’informazione”, dove cambiando troppo spesso burocrazia e i relativi costi si piega o si elimina la concorrenza di quei soggetti inclini all’autonomia e all’imparzialità.

“Non è un caso che l’Italia continua a scendere nelle classifiche mondiali relative alla corruzione e all’obiettività dell’informazione, ma è una precisa scelta di potere: portare il pubblico verso una rosa ristretta di testate televisive e giornalistiche fortemente orientate dalle proprietà verso un preciso quadro politico, distraendolo del tutto o in larga parte da scenari “socialmente pericolosi” per chi detiene il potere.

In un quadro di forte interferenza nel mondo dell’informazione, diventa semplice creare notizie su persone e organizzazioni puntualmente pubblicizzate in maniera scientifica in precisi momenti, anche nella forma dei famigerati “dossier” che sembrerebbero, a prima vista, ben documentati, dando vantaggi strategici apparenti a una delle parti politiche contrapposte.

In realtà il gioco delle parti, le finte opposizioni, i richiami a fantomatiche unità nazionali e a sensi di responsabilità servono solo a conservare il potere detenuto dai soliti noti, con l’obiettivo di emarginare e sopprimere quei movimenti realmente capaci di proporre cambiamenti alle regole del gioco e che vorrebbero restituire la decisionalità ai cittadini, togliendola a quel ristretto novero di “decisori” in cima alla piramide economico-finanziaria.

E’ questa la stessa piramide che nel nostro Paese è stata responsabile della creazione della colonia interna chiamata “meridione” attraverso l’annessione forzata al Piemonte dei territori del Regno delle Due Sicilie 151 anni fa.

Il massacro della popolazione e la spoliazione dei territori dell’ex Regno delle Due Sicilie hanno permesso che l’Italia “unita” seguisse un modello planetario dove ci sono un “nord” ricco e un “sud” colonia, cardine di un sistema di disuguaglianza dei diritti, dove l’uno non può essere uguale all’altro.

Insomma, “liberté, égalité, fraternité”, ma solo per chi appartiene al “club”.

“E’ necessario, pertanto, per un Partito che vuole difendere gli interessi delle popolazioni dell’ex Regno delle Due Sicilie, lottare a livello nazionale con forza contro i poteri che oggi cercano di ridurre lo spazio democratico ed eliminare la pluralità delle fonti d’informazione, perché questi sono gli stessi poteri che vogliono che il Sud rimanga una colonia interna.

La lotta politica per la difesa della democrazia e della pluralità dell’informazione è una lotta meridionalista a tutti gli effetti, che deve essere abbinata a quella per la verità storica, per l’uguaglianza dei diritti e delle opportunità.

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Il barile è raschiato. La cleptocrazia andrà a finire?

6 giu

Oggi, ‘Il Jester’ esce con una efficace e sintetica disanima del fallimento di Mario Monti (Ecco i dati del fallimento del Governo Monti. Il gettito fiscale è diminuito di 3,5 miliardi di euro), analogamente alle notizie e riflessioni diffuse da questo blog ieri (DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano), aggiungendo che la “Corte dei Conti, proprio ieri ha denunciato l’eccessiva pressione fiscale che ha avvitato l’economia italiana in una recessione pericolosa.”

Sono andato a spulciare tra i suoi post di dicembre: anche Il Jester, come questo blog ed altri, ha sentito odore di bruciato e di marcio fin da subito.

Rispetto al post in questione, però, non mi allarmerei troppo per lo ‘spread’, dato che è evidente che non dipende da noi quano dalla Germania e dal sistema finanziario in-grassato dalle decine di migliaia di miliardi di Euro che dai paesi dell’Est le ‘oligarchie’ (mafie?) locali hanno riversato sull’Europa da 15 anni a questa parte.

Quello che preoccupa me e non solo è altro, come scrivevo ieri.

La riforma delle pensioni è vigente e sta facendo solo danni, la riforma del lavoro presenta troppe ‘dimenticanze’ e troppi salti in avanti per lasciar ben sperare, dei cacciabombardieri F-35 (che costano tantissimo) e dell’effettiva quantità non si è saputo più nulla.

Del Meridione inutile parlarne, neanche se impugna i Forconi o inneggia ai Briganti oppure, peggio ancora, se è vittima di un oscuro e gravissimo attentato a Brindisi. Niente per le donne, per l’istruzione e la formazione professionale nulla, la sicurezza che – neve o terremoti, viabilità o rapinatori – non c’è. Niente famiglia, niente bambini, niente anziani, niente disabili: non esistono nelle priorità di questa maggioranza di governo.

Solo farisaica ignavia e flaccida inazione per la Sanità, dove i giusti tagli hanno interrotto parzialmente il ‘Paese del Bengodi’, ma che, senza monitoraggio e government, sono in balia delle Regioni e dei loro dissesti o delle oligarchie che fanno da base consensuale di questo sistema partitico. I malati? Siano … pazienti. Il buco nero del deficit pubblico? Andiamo oltre …

Alle province da abolire per legge, ma che possono restare per legge. Oppure, alla riforma elettorale che non c’è, dato che – come la mettono la mettono – comunque la Partitocrazia perderà tanti seggi. Meglio tenesi le attuali mille poltrone mille …

Questo è lo stato attuale della Nazione e, da oggi, non è più un cittadino blogger a pensarlo: il disastro è firmato di loro pugno nel Documento di Economia e Finanza (DEF).

Cosa fare?

Continuare a rincorrere lo ‘spread’ è impresa folle, come lo fu quella di immettere nelle aste titoli con interessi del 7%: praticamente una corda al collo.

Continuare ad incidere sul welfare e sulle infrastrutture, sottraendo risorse, sarebbe la negazione del Programma di governo – poca roba – e, soprattutto, del Keynesismo, in nome di un ultraliberismo che non trova più adepti neanche tra i Repubblicani statunitensi.

Allo stesso modo, in nome di una stabilità che si sfilaccia di giorno in giorno, non si è voluto abbandonare al proprio destino Unicredit, aumentando il gravame sull’Italia e gli Italiani, come non si vuole prendere atto che il consenso dei partiti di governo è pressochè inesistente, vista l’astensione ed il voto espresso alle recenti amministrative.

Come anche, per più antichi ed imbarazzanti motivi, si evita di nominare il Meridione od a non pretendere efficienza e sobrietà dalle pubbliche amministrazioni, dagli ospedali, dalle scuole, dalla Politica e dai Partiti.

Dunque, è la realtà dei fatti a dirci che il barile è raschiato e va a finire questa cleptocrazia iniziata 150 anni fa con il saccheggio del Triveneto e delle Due Sicilie e con ‘l’acquisizione’ del patrimonio clericale.

Cosa ne sarà è difficile dirlo, visto il senso di ‘irresponsabilità’ verso la Nazione che questa gerontocrazia all’ultima spiaggia sta dimostrando.

L’unica cosa certa è che, con gente così al potere, non lasciamo spazio che agli speculatori ed agli usurai. Quale pazzo, ma onesto investitore giocherebbe le sue fiches sull’Italia?

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DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano

5 giu

Circa sette mesi fa, dinanzi alle prime avvisaglie del Governo Monti, scrissi che questa gestione del paese ci avrebbe portato, prima dell’estate, allo stallo e/o al caos.

Diciotto giorni fa, annotai che “tra pochi giorni, i dati ci dimostreranno che l’inflazione è salita, le economie sulle pensioni non sono così tante, i cacciabombardieri F-35 non sono 131 e neanche 25″ e “delle richieste diffuse, anche tra i ceti più informati, di rimpasto del governo Monti o di elezioni anticipate.”

Oggi, il Corriere della Sera titola “Lo Stato incassa meno: entrate tributarie in calo. Il Def (Documento di Economia e Finanza): 3.477 milioni di euro in meno nei primi 4 mesi dell’anno rispetto alle previsioni” e aggiunge che sono “in flessione anche i ruoli per -93 milioni di euro (-4,5%), le poste correttive per -160 milioni di euro (-2,2%) e le entrate tributarie degli enti territoriali per -84 milioni di euro (-1,2%)”.

Un mese prima (e 66 giorni fa) scrivevo che arrivava l’inflazione, “un qualcosa di prevedibile se i commercianti non vendono (stagnazione) e le tasse aumentano vertiginosamente. L’alternativa sarebbe quella di vedere serrande callate e avvisi di fallimento.

Ricordiamo che inflazione e recessione non vanno molto d’accordo, anzi, non sono affatto sostenibili da un sistema produttivo-finanziario. Qualunque professore di economia o sostenitore di un “ordine mondiale” sa che la congiuntura va evitata a tutti i costi.

Un situazione che si sta accompagnando, ma saranno i dati di fine anno a confermarlo, all’inabissamento dell’evasione e della corruttela secondo un meccanismo abbastanza prevedibile. Infatti, il monitoraggio ossessivo dei conti bancari di chiunque sta creando (ed era prevedibilissimo) un circuito parallelo di attività saldate per contanti e, ovviamente, non fatturate o sotto-fatturate.

Questo è quello che provoca un Welfare iniquo ed una fiscalità esosa e sprecona. I libri di storia coloniale e del Terzo Mondo grondano di esempi simili.

Ma Elsa Fornero e Corrado Passera non lo sanno e non riescono a comprendere che sarebbero bastati una patrimoniale sui redditi, lo spacchettamento di Finmeccanica e l’abbandono di Unicredit agli squali tedeschi suoi partner per evitare la mattanza sociale, lo stallo economico del Paese, l’interessata inerzia tedesca.”

Adesso la frittata è fatta e volge alla fine la saccenza di Mario Monti e delle centinaia di ‘professori’ di cui hanno lautamente riempito ministeri e commissioni di lavoro.

Non è un caso che Fassina, l’esperto di economia pubblica del Partito Democratico, ha presentato “l’asso di picche” proprio ieri, paventando l’approssimarsi di elezioni anticipate.

Nulla di male, in Italia hanno praticamente floppato quasi tutti e nessuno ha pagato il pegno, anzi talvolta è stato richiamato a ‘completare l’opera’.

Il punto è che la riforma delle pensioni è vigente e sta facendo solo danni, la riforma del lavoro presenta troppe ‘dimenticanze’ e troppi salti in avanti per lasciar ben sperare, dei cacciabombardieri F-35 (che costano tantissimo) e dell’effettiva quantità non si è saputo più nulla.

Del Meridione inutile parlarne, neanche se impugna i Forconi o inneggia ai Briganti oppure, peggio ancora, se è vittima di un oscuro e gravissimo attentato a Brindisi. Niente per le donne, per l’istruzione e la formazione professionale nulla, la sicurezza che – neve o terremoti, viabilità o rapinatori – non c’è. Niente famiglia, niente bambini, niente anziani, niente disabili: non esistono nelle priorità di questa maggioranza di governo.

Solo farisaica ignavia e flaccida inazione per la Sanità, dove i giusti tagli hanno interrotto parzialmente il ‘Paese del Bengodi’, ma che, senza monitoraggio e government, sono in balia delle Regioni e dei loro dissesti o delle oligarchie che fanno da base consensuale di questo sistema partitico. I malati? Siano … pazienti. Il buco nero del deficit pubblico? Andiamo oltre …

Alle province da abolire per legge, ma che possono restare per legge. Oppure, alla riforma elettorale che non c’è, dato che – come la mettono la mettono – comunque la Partitocrazia perderà tanti seggi. Meglio tenesi le attuali mille poltrone mille …

Questo è lo stato della Nazione allo stato attuale e, da oggi, non è più un cittadino blogger a pensarlo: il disastro è firmato di loro pugno nel Documento di Economia e Finanza (DEF).

Complimenti, dunque, a Mario Monti, Elsa Fornero e Corrado Passera per … la loro capacità di ipnotizzare leader di partito e direttori di testate.

Purtroppo, per noi, però, i loro conti, alla prima verifica semestrale, non tornano.

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Le origini della corruzione in Italia secondo Francesco Nitti

28 mag

Francesco Saverio Nitti (Melfi, 19 luglio 1868 – Roma, 20 febbraio 1953) è stato un economista internazionale, politico, saggista e antifascista italiano. Fu il primo Presidente del Consiglio proveniente dal Partito Radicale Storico e  più volte ministro.

Un meridionalista di famiglia liberal-socialista ed antiborbonica, che, 110 anni fa, delineava un quadro desolante e perverso del ‘sistema Italia’.

Uno scenario che si perpetua identicamente ancora oggi e che lascia aperta una serie di riflessioni.

Innanzitutto, come possiamo dar fiducia, almeno noi meridionali che viviamo al Sud od altrove, ad un governo i cui ministri rappresentavano, fino a pochi mesi fa, gli interessi degli ‘eredi’ dei saccheggiatori del Meridione e degli ‘speculatori storici’, ovvero la Compagnia di San Paolo, Unicredit, le ‘cooperative’ bianche e rosse, lo IOR ed i vecchi ‘latifondisti’. Resta da capire anche come riescano ancora a farlo il resto degli italiani, visto che la Crisi li ha costretti ad arroccarsi in una unica entità: l’attuale Governo Monti ed i partiti che lo sostengono, Unione Democratica di centro, Partito Democratico e, più timidamente, Popolo delle Libertà.

Inoltre, come non riconoscere nel sistema sprecone di overtaxing ed appalti pubblici sabaudo la matrice originaria del dissesto italiano, ampiamente confermata nell’inefficienza e nel carrierismo ‘storici’ dei suoi funzionari. Un sistema di opere pubbliche e di amministrazione pubblica elefantiaca, finalizzato, sotto i Savoia, al mantenimento di un’economia imperialistica e di ‘complesso industrial-militare’ ante litteram ed, oggi, necessario al trasferimento di risorse, centralità e know how verso gli stessi terminali di allora: Torino, Roma, Bologna.

Infine, come non ricordare che prima venne massacrato o deportato chiunque esitò nel ‘sentirsi italiano’, ad esempio inginocchiandosi al passaggio dei soldati sabaudi, poi vennero portate vie le terre demaniali e tanto, tantissimo, oro e poi ancora fu l’ora del trasferimento delle industrie e delle relazioni commerciali, dopo ancora si spostarono le ‘risorse umane’ … finchè, grazie a mafia, camorra e ndrangheta, venne realizzato il sistema d’oppressione perfetto: oggi si lucra sulla manifattura a basso costo, sull’agroalimentare mandato la macero, sull’immondizia da trasformare (altrove) in oro nero, sull’evasione fiscale ed il denaro sporco.

Dunque, Nicky Vendola e Tonino Di Pietro – come Massimo D’Alema, Francesca Scopelliti, Fabio Granata, Alessandra Mussolini, Luigi De Magistris  e tanti altri – dovrebbero dare una rapida scorsa agli scritti di Saverio Nitti, prima di promettere un futuro migliore agli elettori del Sud … e prima stendere programmi o di siglare alleanze.

Eccone alcuni stralci significativi, non solo per i meridionali d’Italia, ma per quelli di ‘qualunque Sud’.

“L’Italia, conquistatrice del mondo durante l’antichità romana, museo di tutte le arti del medio evo, mirabile nella civiltà moderna per i suoi sforzi di rinnovazione è, e rimane tuttavia, un paese molto povero: soprattutto essa soffre d’impécuniosité, deficienza di danaro, deficienza di capitali. (da La ricchezza dell’Italia, Napoli, 1904, p. 8)”

“Prima del 1860 non era quasi traccia di grande industria in tutta la penisola. La Lombardia, ora così fiera delle sue industrie, non avea quasi che l’agricoltura; il Piemonte era un paese agricolo e parsimonioso, almeno nelle abitudini dei suoi cittadini. L’Italia centrale, l’Italia meridionale e la Sicilia erano in condizioni di sviluppo economico assai modesto. Intere provincie, intere regioni eran quasi chiuse ad ogni civiltà.” (Nord e sud -1900)

Ora dunque l’Italia è naturalmente, nelle condizioni attuali della produzione, un paese povero. Si aggiunga che si deve lottare contro paesi nuovi, ove la terra non ha ipoteche, e non ha né meno la ipoteca del passato. Si deve lottare con paesi dove esistono territorii a unità di cultura grandi quanto più le grandi regioni d’Italia. Oramai nell’industria i popoli più progrediti hanno accumulato tesori d’energia. Hanno asservito forze naturali che parevano invincibili: hanno strappato dalle viscere della terra i tesori che vi erano accumulati. (da L’Italia all’alba del secolo XX – 1901, pp. 21-22)

Due cose sono oramai fuori di dubbio: la prima è che il regime unitario, il quale ha prodotto grandi benefizi, non li ha prodotti egualmente nel Nord e nel Sud d’Italia; la seconda è che lo sviluppo dell’Italia settentrionale non è dovuto solo alle sue forze, ma anche ai sacrifizi in grandissima misura sopportati dal Mezzogiorno.

Quando per la prima volta sollevai la questione del Nord e del Sud e cercai farla passare dal campo delle delle affermazioni vaghe, in quello della ricerca obbiettiva, non trovai che diffidenze. Molti degli stessi meridionali ritenevan pericolosa la discussione e non la desideravano. (da L’Italia all’alba del secolo XX  – 1901. p. 108)

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Eppure, Francesco Saverio Nitti era un repubblicano da ben tre generazioni, nonno carbonaro, padre mazziniano socialista, altri parenti esuli. Ma, proprio perchè acerrimo oppositore del Regno Borbonico per amor di patria, non potè rendersi indifferente dinanzi al saccheggio cui aveva assistito.

“Ora, ciò che noi abbiamo appreso dei Borboni non è sempre vero: e induce a grave errore attribuire ad essi colpe che non ebbero, ed è fiacchezza d’animo per noi tutti non riconoscere i lati manchevoli del nostro spirito e della nostra educazione, e voler attribuire ogni cosa a cause storiche.
É un grave torto credere che il movimento unitario sia partito dalla coscienza popolare: è stata la conseguenza dei bisogni nuovi delle classi medie più colte; ed è stato più che altro la conseguenza di una grande tradizione artistica e letteraria.

Bisogna leggere le istruzioni agli intendenti delle province, ai commissari demaniali, agli agenti del fìsco per sentire che la monarchia cercava basarsi sull’amore delle classi popolari. Fra il 1848 e il 1860 si cercò di economizzare su tutto, pure di non mettere nuove imposte: si evitavano principalmente le imposte sui consumi popolari. Il Re dava il buon esempio, riducendo la sua lista civile spontaneamente di oltre il 10 per cento; fatto questo non comune nella storia dei principi europei, in regime assoluto o in regime costituzionale. (da L’Italia all’alba del secolo XX – 1901, p. 110-111)

Pochi principi italiani fecero tra il ’30 e il ’48 il bene che egli (ndr. (Ferdinando II delle Due Sicilie) fece.
Mandò via dalla corte una turba infinita di parassiti e di intriganti: richiamò i generali migliori, anche di parte liberale, e licenziò gli inetti; ordinò le leve militari; fece costruire, primo in Italia, una strada ferrata, istituì il telegrafo, fece sorgere molte industrie, soprattutto quelle di rifornimento dell’esercito, che era numerosissimo; ridusse notevolmente la lista civile; mitigò le imposte più gravi.

Giovane, forte, scaltro, voleva fare da sé, ed era di una attività meravigliosa. Educato da preti e cattolicissimo egli stesso, osò, con grande ammirazione degli intelletti più liberi, resistere alle pretese del papato e abolire antichi usi, umilianti per la monarchia napoletana.  (da Scritti sulla questione meridionale: Volume 1, Laterza, Bari, 1958, p. 41)

Senza togliere nessuno dei grandi meriti che il Piemonte ebbe di fronte all’unità italiana, che è stata in grandissima parte opera sua, bisogna del pari riconoscere che senza l’unificazione dei varii Stati, il regno di Sardegna per lo abuso delle spese e per la povertà delle sue risorse era necessariamente condannato al fallimento. La depressione finanziaria, anteriore al 1848, aggravata fra il ’49 e il ’59 da un’enorme quantità di lavori pubblici improduttivi, avea determinata una situazione da cui non si poteva uscire se non in due modi: o con il fallimento, o confondendo le finanze piemontesi a quelle di altro stato più grande.  (Nord e sud -1900)

Nel 1800, la situazione del Regno delle Due Sicilie, di fronte agli altri Stati della penisola, era la seguente, data la sua ricchezza e il numero dei suoi abitanti. Le imposte erano inferiori a quelle degli altri Stati;

  1. I beni demaniali e i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme e, nel loro insieme, superavano i beni della stessa natura posseduti dagli altri Stati;
  2. Il debito pubblico, tenutissimo, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte e di molto inferiore a quello della Toscana;
  3. Il numero degli impiegati, calcolando sulla base delle pensioni nel 1860, era di metà che in Toscana e di quasi metà che nel Regno di Sardegna;
  4. La quantità di moneta metallica circolante (ndr. in oro), ritirata più tardi dalla circolazione dello Stato, era in cifra assoluta due volte superiore a quella di tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme. Il Mezzogiorno era dunque, nel 1860, un paese povero; ma avea accumulato molti risparmi, avea grandi beni collettivi, possedeva, tranne la educazione pubblica, tutti gli elementi per una trasformazione. (Nord e sud -1900, p. 113)

Bisogna ricordare che nel 1860 il Piemonte avea grandissima rete stradale; numerose ferrovie e canali e opere pubbliche di molta importanza. Queste cause, estranee in gran parte alla guerra, erano i veri agenti della depressione finanziaria. (Nord e sud -1900, p. 38)

Dei Borbone di Napoli si può dare qualunque giudizio … Non furono dissimili dalla gran parte dei prìncipi della penisola, compreso il Pontefice. Ma qualunque giudizio che si dia di essi non bisogna negare che i loro ordinamenti amministrativi erano spesso ottimi; che la loro finanza era buona, e in generale, onesta. ((Nord e sud -1900, pp. 30-31)

La mia famiglia è stata tra le più perseguitate, anzi tra le più tormentate dal passato regime … Poiché appartengo a una razza di perseguitati e non di persecutori, ho appunto perciò maggiore dovere della equità; e trovo che a quaranta anni di distanza cominciamo ad avere l’obbligo e il bisogno di giudicare senza preconcetti. Dei Borbone di Napoli si può dare qualunque giudizio … ma qualunque giudizio che si dia di essi non bisogna negare che i loro ordinamenti amministrativi erano spesso ottimi; che la loro finanza era buona, e in generale, onesta.

L’Italia nuova non ha avuto il suo Manhes; ma le persecuzioni sono state terribili, qualche volta crudeli. Ed è costata assai più perdite di uomini e di danaro la repressione del brigantaggio di quel che non sia costata qualcuna delle nostre infelici guerre dopo il 1860.

L’ordinamento finanziario del Regno di Sardegna fu esteso a tutto il resto d’Italia. Fu il [Pietro] Bastogi, che fra il 1861 e il 1862, compì l’opera di trasformazione. Con cinque disegni di leggi, che furono la base delle leggi successive, il Bastogi estese il sistema fiscale piemontese a tutti i vecchi Stati che erano entrati a far parte del nuovo regno.

Avvenne così, per effetto del nuovo ordinamento, che il regno delle Due Sicilie si trovò a un tratto, senza che nessuna trasformazione economica fosse in esso avvenuta, anzi perdendo quasi tutto il suo esercito e molte sue istituzioni, a passare dalla categoria dei paesi a imposte lievi, nella categoria dei paesi a imposte gravissime.  (Nord e sud -1900)

Il governo delle province, prefetti, intendenti di finanza, generali, ecc., è ancora adesso in grandissima parte nelle mani di funzionari del Nord. Non vi è nessun senso d’invidia in quanto diciamo. Ma vogliamo solo dire che se i governi fossero stati più onesti e non avessero voluto lavorare il Mezzogiorno, cioè corromperne ancor più le classi medie a scopi elettorali, molto si sarebbe potuto fare.

Le loro amministrazioni locali vanno, d’ordinario, male; i loro uomini politici non si occupano, nel maggior numero, che di partiti locali. Un trattato di commercio ha quasi sempre per essi meno importanza che non la permanenza di un delegato di pubblica sicurezza. (Nord e sud -1900)

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Sembra scritto oggi … specialmente se constatiamo che gli Stati europei fuori dall’Eurozona sono la maggior parte delle monarchie costituzionali (Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, Norvegia) e che proprio nei regni d’Olanda e di Spagna si riscontra il maggiore euroscetticismo e non nelle ‘democratiche’ repubbliche di Francia, Germania e Italia.

Addirittura, a star dal ‘lato sud’ dell’Europa, ci sarebbe da iniziare a dubitare che la Crisi – almeno in termini di gravità estrema e di efficacia delle strategie in atto – sia effettivamente ‘generale’ e non riguardi, viceversa, solo le repubbliche capitaliste (e corrotte) d’Europa e le sue oligarchie, arricchitesi sulle spoglie di guerra di ‘qualche Sud’ o grazie al Piano Marshall e la Guerra Fredda che ne venne dopo. Non necessariamente i nostri Stati o le nostre imprese od i nostri lavoratori.

Qualcuno, negli Stati Uniti, racconta che il Capitalismo e l’Industrialesimo nacquero grazie alla spoliazione degli Stati del Sud (arretrati, malvagi e schiavisti …) e qualcosa di simile si racconta in Gran Bretagna, riguardo  l’avvento degli ‘sassoni’ Coburg e la scomparsa dei ‘normanni’  Hannover (pazzi, malvagi ed imperialisti …), ma questa è un’altra storia.
Se non fosse che somiglia moltissimo a quello che ha fatto la Germania con l’Europa dalla Riunificazione in poi: risucchiare verso nord benefit, mercati e risorse, confinare a sud degrado, criminalità e fallimenti.

Che, dunque, il Meridione – d’Italia e d’Europa – si doti di una forza rappresentativa delle sue istanze e, soprattutto, che garantisca i suoi interessi, pretendendo antimafia, defiscalizzazione, interventi strutturali e, perchè no, un modo diverso – sobrio, responsabile, solidale – di fare governance rispetto agli ultimi 150 anni.
Poco conta che sia un’anima comune nei diversi partiti oppure elemento di aggregazione di un neonato partito -, ‘liberale’, ‘sociale’ od ‘autonomista’ che sia – purché venga superata la frammentazione degli intenti e delle soluzioni, frutto avvelenato dell’Annessione e degli interessi privati degli allora funzionari sabaudi, come Nitti ricorda.

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Amministrative: i segnali sono nei dettagli

22 mag

Al di là dell’analisi generale del voto alle amministrative, dopo i ballottaggi, alcuni dettagli sono da considerarsi, specie in luce di una riforma elettorale tutta da farsi e da “inventarsi”.

Dettagli, forse, non tutti determinanti dei quali, però, sarà bene tener conto, se vogliamo evitare qualche altro “svarione” al nostro già danneggiato paese.

1- Difficile pensare che i cittadini digeriranno la scelta di un Senato federale eletto dalle giunte regionali, ovvero dai partiti. Come è difficile immaginare che, nell’arco di un decennio, le Regioni non trasformino il Senato in un gerontocomio ed in un groviglio di lobbies.

2- Marco Doria ha raccolto più voti al primo turno (127.477) che al ballottaggio (114.245) ed il Partito Democratico, a Genova, raccoglie 55.000 voti, mentre i suoi alleati ne totalizzano 62.000.

3- A Parma, il Movimento Cinque Stelle conquista il seggio di Sindaco, ma Pizzarotti vince grazie ai voti degli elettori dell’UDC e del PDL, che assommati sono superiori ai suoi.

4- A Palermo, Orlando sbanca, dopo i cattivi risultati raccolti dal PD nelle precedenti amministrative, segno che la Sicilia vuole interloquire con lo Stato nazionale e non vuole sottostare a decisioni prese altrove, come anche che diffida di forze politiche che hanno alimentato l’emigrazione al Settentrione industiralizzandolo e degradato il Sud, dimenticandolo.

5- Il Partito Democratico vince nelle maggiori città, ma i candidati sono iscritti di SEL (Marco Doria) e dell’IdV (Orlando). Non vince, a causa del fronteggiamento con l’UDC, nelle città più piccole, ma di una certa entità demografica e produttiva come Parma,  Trani, Taranto e Verona, dove sono candidati iscritti al PD.

6- E’ nell’evidenza dei fatti che far parte del Governo Monti si stia rappresentando come un vero e proprio abbraccio fatale per il Popolo delle Libertà. La Sinistra prevale, ma attuando un’equivocante politica del “doppiopetto”, con il PD al ‘governo’ e SEL alla ‘lotta’.

7- Mentre nelle giunte che si sono formate al primo turno, la possibilità di “far da terza sponda” si è di per se annullata, dai ballottaggi esce un risultato impressionante riguardo l’UDC, che a Parma va con Cinque Stelle, a Rieti e Taranto col PD, a Palermo, Verona e Trani è con il PdL.

8- In non pochi Comuni, i neoeletti sindaci hanno un consenso del 25% o poco più, visto che a stento ha votato la metà degli elettori.

Difficile pensare che alle prossime elezioni si possa andare a votare con un Partito Democratico rappresentato da SEL, con l’IDV che sembra poter diventare la prima forza “a Sud”, un Centrodestra inesistente, l’UDC che è disponibile a qualunque alleanza, i Grillini in parlamento senza un programma nazionale e “soli contro tutti”.

E difficile pensare che le cose possano andar meglio, senza un rimpasto del governo Monti, che rimetta la politica al suo posto, ed un salto di qualità del Parlamento, nell’abolizione delle provincie e dei troppi privilegi.

Quanto alla legge elettorale, la cautela è d’obbligo, dato che l’obbligo di dichiarare programmi ed alleanze sembra ineludibile, come quello di un solido sbarramento, che, però, Mattarellum e Porcellum non offrono, agevolando come fanno le “filiere di cespugli”. Allo stesso tempo, l’attuale sistema elettorale da un bonus di seggi eccessivo alla compagine vincente, che ‘de facto’ vanifica il ruolo dell’opposizione e del parlamento, se parliamo di politiche, e le azzera del tutto, se parliamo di piccoli comuni.

Qualcosa va fatto e presto, dopo i fischi dei partenopei all’Inno di Mameli, dei terremotati emiliani all’arrivo di Mario Monti, di alcuni brindisini persino verso il vescovo.

L’Eurozona? Ci pensino Francia e Germania.

leggi anche Dopo le elezioni, il caos?

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Dopo le elezioni, il caos?

22 mag

Circa sei mesi fa, dinanzi alle prime avvisaglie del Governo Monti, scrissi che questa gestione del paese ci avrebbe portato, prima dell’estate, allo stallo e/o al caos.
Come volevasi dimostrare, i fatti di questi giorni ne sono la riprova.

L’astensione è alle stelle, il PdL è imploso, la Lega tiene solo dove ci sono i maroniani, il Partito Democratico vince con candidati di SEL, l’UDC approfitta dei ballottaggi e riesce a mettersi in giunta, a seconda dei comuni, con il PD, con il PDL e addirittura con Cinque Stelle, che avanza localmente con un “programma nazionale” che, per ora, si mantiene qualunquista e demagogico.

Il tutto mentre esplodono bombe davanti alle scuole e tre giorni dopo non ci sono tracce da seguire, mentre “salta” la filiera del parmigiano perchè, a quanto pare, gli uffici tecnici italiani proprio non riescono a tener conto del rischio sismico.

Intanto, il Parlamento è fermo, ferma la riforma del lavoro, ferma l’abolizione delle Provincie, fermi la legge elettorale, i rimborsi dei partiti, la riforma della Pubblica Amministrazione, la destrutturazione della RAI. E, tra pochi giorni, i dati ci dimostreranno che l’inflazione è salita, le economie sulle pensioni non sono così tante, i cacciabombardieri F-35 non sono 131 e neanche 25, mentre i media inizieranno a raccontarci, si spera, che Unicredit, Finmeccanica e Monte Paschi di Siena non navigano in buone acque.

Dunque, secondo la ‘dottrina’ del sistema mediatico italiano, le testate son piene di Bersani e del suo ‘abbiamo vinto’, senza chiedersi se, con le giunte locali nelle mani di SEL, Cinque Stelle ed UDC,  non siamo sull’orlo del “peggio”.

D’altra parte, cosa aspettarsi da un sistema mediatico italiano – quello affiancato dal Ghana nella classifica mondiale sulla correttezza dell’informazione – i cui comitati di redazione dovrebbero iniziare a chiadersi ‘come mai’ la partitocrazia di sinistra riesca puntualmente a sopravvivere, da 20 anni, “all’aggiornamento del sistema” senza nulla cambiare, nonostante sia stata coinvolta “come tutti i partiti” sia nel malaffare di Tangentopoli, ai tempi della Prima Repubblica, sia nei misfatti delle giunte regionali e locali della Seconda Repubblica.

Vedremo se, almeno, nei prossimi giorni i media si decideranno a palesare il forte malcontento esistente nel paese e, magari, dar voce alle richieste diffuse, anche tra i ceti più informati, di rimpasto del governo Monti o di elezioni anticipate.

leggi anche Amministrative: i segnali sono nei dettagli

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