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La Costituzione italiana non è una comica

18 dic

Tutti inneggiano alla Costituzione Italiana, ma non è chiaro quanto essa sia conosciuta dai suoi estimatori.

Infatti, non sono pochi i passaggi costituzionali di cui – prendendoli alla lettera come dovuto – noi cittadini non possiamo far altro che restarne turbati. Vediamo alcuni esempi.

In Italia, “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (art. 1), ma “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” (art. 7). Un territorio, quello italiano, con tre sovrani: il popolo, lo Stato e la Chiesa?

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 8).
Tutti i lavoratori? Solo loro? E le casalinghe, i pensionati, i disoccupati, niente pari opportunità come dimostrano l’assenza di un salario minimo e delle pensioni da fame per 20 milioni di anziani?

I rapporti tra lo lo Stato e la Chiesa cattolica “sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale” (art. 7), viceversa “le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano” (art. 8). Due pesi e tre misure, non c’è che dire.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art. 4). Dovere? Caso mai diritto … visto che “la libertà personale è inviolabile” (art 13).

“La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili” (art. 15), ma siamo il paese delle intercettazioni telefoniche e degli atti riservati sbattuti in prima pagina.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi” (art. 17) ed, infatti, abbiamo ben presente come vadano in corteo i soliti devastatori e come vadano allo stadio i soliti ultras.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume” (art. 19), come inteso dalla morale postcattolica imperante.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative” (art. 20), ma di pagare l’IMU ed altre tasse e tributi per il clero cattolico proprio non se ne parla.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” (art. 21), ma per fare il giornalista non basta scrivere e pubblicare: bisogna essere iscritti all’Ordine.

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio” (art. 30), ma non è fatto obbligo ai figli di prendersi cura dei genitori.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose” (art. 31). Quanto sia stato applicato questo articolo è comprovato dall’invecchiamento demografico subito dall’Italia negli ultimi 20 anni.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (art. 32) ed, infatti, registriamo decine di migliaia di casi annui di malasanità ed enormi sprechi senza che governi e parlamenti alzino un dito.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi” e nega la libertà di istruzione imponendo che “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato” (art.33).

Questa è la nostra Costituzione, lo è da 60 anni ed i risultati si vedono.
Sarà un caso che mandano un comico, Roberto Benigni, a spiegarcela dalla televisione di Stato?

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Meeting, Rimini: uno scandalo a macchia d’olio?

12 dic

Il nucleo polizia tributaria della Guardia di Finanza, su ordine della Procura della Repubblica di Rimini, ha sequestrato beni per oltre un milione di euro tra immobili e saldi attivi risultanti dai rapporti bancari intestati alla ‘Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli’ e a personale della stessa fondazione.

Secondo quanto riporta La Repubblica, il legale rappresentante della fondazione, il direttore generale, il responsabile amministrativo e la fondazione in quanto tale sono indagati “per aver avuto gravi e precise responsabilità sia nella ideazione che nella realizzazione di un disegno criminoso che ha permesso al Meeting di ottenmere contribuzioni illecite per gli anni 2009-2010″. La Fondazione Meeting avrebbe ricevuto illecitamente 310mila euro di contributi “inducendo in errore gli enti circa la sussistenza di un passivo di bilancio della stessa fondazione”

Meeting replica  che “l’ipotesi di reato è infondata e la misura del sequestro preventivo è sproporzionata”, oltre ad “aver operato con la massima correttezza, confortati anche da documenti già da tempo messi a disposizione nel corso delle indagini”.

Al di là dell’accusa, dell’entità dell’eventuale raggiro e dell’equità del sequestro attuato, al di là che si tratti di Comunione e Liberazione o di aziende e partiti, anche da questa storia possiamo imparare qualcosa.

Infatti, apprendiamo dalla stampa che una delle vie per il raggiro consisteva in un contratto in essere con la Evidentia srl, una società raccoglie sponsorizzazioni, controllata al 100%, tramite la quale venivano artatamente  diminuiti i ricavi della fondazione. La seconda modalità è stata l’acquisto di spazi pubblicitari sulla rivista Cdo (Compagnia delle Opere) attraverso la società Cdonet, pagando il doppio rispetto alla tariffa ordinaria.

Un bel sistema, non c’è che dire. Quante altre volte è già stato usato in Italia? Per quali entità?
Anche a carico dei rimborsi che vanno ai nostri partiti o per sostenere qualche campagna elettorale? E’ anche così che si evade il fisco o si creano fondi neri?

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Primarie PD, più spine che rose

27 nov

Nella Regione Lazio, secondo la Commissione elettorale primarie Italia – Bene Comune, hanno votato 300.524 persone su oltre 4,5 milioni di elettori iscritti alle liste elettorali nel 2009, per le Europee. In Lombardia, 437.767 persone hanno votato per le Primarie del PD, mentre gli elettori totali nel 2009 erano circa 7 milioni e mezzo.
Solo 144.564 siciliani hanno partecipato al voto ‘democratico’, mentre gli elettori sono poco meno di quattro milioni. In Campania, 216.651 elettori su quasi cinque milioni hanno deciso di scegliere tra Bersani, Renzi e altri.

Andando in Veneto 164.389 ‘democratici’ hanno preso parte alle Primarie su poco meno di quattro milioni di elettori In Emilia Romagna, dove nacque Bersani, gli elettori del PD in fila sono stati 439.949 su 3,5 milioni di iscritti al voto. In Toscana, patria di Renzi, 429.583 voti espressi su quasi 3 milioni di elettori.

Quanto alla Puglia, da dove arriva Vendola, contiamo 155.331 su 3,3 milioni di aventi diritto al voto. Il Piemonte, quasi 3,5 milioni di elettori, vede alle Primarie PD poco più di 176.221 votanti.

In breve, i votanti erano, in percentuale rispetto agli elettori totali, il 3,6% in Sicilia, 4,3% in Campania, 4% in Veneto, 4,6 in Puglia, il 5% in Piemonte, il 5,8% in Lombardia, il 6,5% nel Lazio, 12% in Emilia Romagna, 14% in Toscana.

In totale stiamo parlando di circa 3 milioni di elettori, dicono quattro, ovvero meno del 10% del totale di coloro che avranno la possibilità di andare alle urne a breve. E meno del 5% in molte regioni.

Il leader della coalizione sarà Bersani, salvo sorprese al ballottaggio, mentre l’influenza di Renzi nel Partito Democratico cresce. Vendola dimostra di non riuscire ad attrarre grandi consensi, inutile parlare di alleanza con l’UDC visto come è andata a Tabacci.
Se c’è un dato che emerge dalle Primarie del PD è l’ingovernabilità futura dell’Italia, almeno stando alla Sinistra.

Ma ce ne è un altro dato che tutti vorrebbero conoscere e nessuno sa.

Quali sono i margini di miglioramento di una coalizione che raccoglie tre, forse quattro, milioni di supporter, seppur con SEL e l’UDC, nonostante le Primarie siano state sostenute da un battage mediatico non irrilevante?
Quali saranno le reazioni del restante 95% degli elettori dopo “l’orgia mediatica pro Primarie”, che più spine che rose ha mostrato agli italiani?

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L’anacronistica Francia contro Google

23 nov

In un mondo dove ormai solo i fratelli Wachowski od i Coen riescono a scrivere/girare film che trattino tematiche sociali, dove imperano i Bmovie (si fa per dire) di Tarantino e Rodriguez, dove il cinema inglese ‘vende’, arriva la ‘figlia della classe operaia’ Aurélie Filippettì, ministro francese, a spiegarci che così non va.

Non finanziamo film di nicchia senza mercato. Il cinema francese è fatto di pellicole d’autore, molti film di budget medio (sui 3 o 4 milioni di euro) ma anche film di cassetta come Asterix“.
Che bravi questi francesi … peccato che Luc Besson, Kassowitz ed altri ormai vadano ad Hollywood da anni per girare qualcosa di buono.

All’ultimo Festival di Cannes i cineasti di tutto il mondo in competizione erano quasi sempre co-finanziati dalla Francia“.
Qualcuno ci spieghi perchè a Cannes non vanno i film prodotti fuori della Francia, forse perchè non hanno alcuna possibilità di vincere? Protezionismo culturale o cosa?

Chiarito quanto sia bello (o meno bello) il cinema francofono, il ministro Filippettì ci spiega che, “se gli editori francesi, italiani e tedeschi non troveranno un accordo con Google entro la fine dell’anno, a gennaio la Francia varerà una legge per obbligare la società di Mountain View (ndr. Google) a remunerare i giornali dei quali elenca i contenuti. Vogliamo ribadire un principio: chi fa profitti distribuendo i contenuti deve contribuire a finanziarne la creazione.”

La Filippettì, evidentemente, non conosce Walter Benjamin, autore nel 1930 di L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, e si arrampica con precarie riflessioni affermando che “non è vero che i prodotti culturali sono prodotti come gli altri. Le leggi del mercato hanno difficoltà a funzionare in generale, come si vede, figurarsi nella cultura. Non è una questione morale, semplicemente a mio avviso solo così il sistema può funzionare, anche dal punto di vista economico“.

Lasciamo perdere la ‘strana idea’ di far pagare a Google l’indirizzamento verso i quotidiani ed i magazine on line, che, inevitabilmente, provocherebbe sia il definitivo trasferimento dell’informazione on line a favore dei blog (liberi e gratuiti a differenza dei media) sia serie difficoltà per i governi mitteleuropei, nei cui paesi i Piraten hanno conquistato anche il 10% dei consensi.

Lasciamo perdere anche perchè Aurélie Filippettì si dice «molto preoccupata per come Amazon si comporta in Europa. Ha un peso tale che rischia di trovarsi ben presto in posizione ultradominante. Sono andata a parlarne alla Commissione di Bruxelles, ma trovo il loro atteggiamento deludente».
Forse, se qualcuno del suo entourage le spiegasse che ormai esistono gli Ebook ed i formati pdf, la Filippettì si sarebbe risparmiata qualche delusione.

Parliamo della cultura e dell’arte, forse è meglio.

Il cinema, come la carta stampata, è industria ed intrattenimento, non cultura.

Solo una minima parte dei libri circolanti possono dirsi effettivamente originali, solo una parte, effimera, dei film esistenti può dirsi arte. Ed, in ambedue i casi, ‘arte’ è un canone fissato durante la seconda metà dell’Ottocento, partendo da una supposta creatività ed originalità dell’autore.
Peccato che Michelangelo, Delacroix e gli altri dipingessero quasi esclusivamente su commissione, che la ‘sequel’ degli artisti maledetti è durata la generazione di Van Gogh e Rimbaud, dopo la quale son diventati tutti miliardari, e che cosa diventi arte o cultura lo decidono i distributori, ovvero editori e produttori.

E prendiamo anche atto che, oggi, chi scrive un romanzo all’anno – come quelli che invadono librerie, scaffali e case – è considerato un artista ed una persona di cultura, mentre fino a 30-40 anno fa si intendeva ben altro, si parlava di feuilleton e romanzi d’appendice ...

L’arte non è di chi la fa, ma di chi se la compra. O, meglio, di chi la vende.

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Le pensioni d’oro e lo scoop all’incontrario

19 ott

«Il mio vitalizio? 6.800 euro lordi, 3.500 in tutto, una cifra molto modesta … se si pensa a quanto prendono per le funzioni degli amministratori dell’ENEL o delle Ferrovie …  i direttori di un giornale … soprattutto della RAI   i direttori della RAI prendono 15-20.000 euro anche quando non sono più direttori … qualsiasi direttore generale prende molto di più». (Mario Tassone, deputato Udc)

Secondo Wikipedia, Mario Tassone (Castrovillari, 8 agosto 1943) è laureato in giurisprudenza, avvocato, eletto ‘deputato alla Camera sin dal 1979 (ndr. sembrerebbe 1976) e ininterrottamente per le successive legislature’. Democristiano, poi Partito Popolare Italiano, poi Cristiani Democratici Uniti (CDU), poi coalizione della Casa delle Libertà, poi UDC. Non un voltagabbana, insomma, e ben competente negli aspetti giuridici.

Non conosco l’on. Tassone e non avevo mai sentito nulla di lui prima dello ‘scoop’ di RAI24: l’unica cosa certa è che parliamo di trentacinque anni dedicati alla politica e una notevole mole di norme e leggi, anche importanti, che portano la sua firma: basti vedere l’elenco del 2008-2009 pubblicato sul sito della Camera.

Uno scoop all’incontrario, visto che 3.500 euro netti al mese sono il giusto saldo (vitalizio non pensione) per un cittadino che ha fatto il parlamentare per una vita. Ed all’incontrario due volte, perchè mentre il giornalista esponeva alla pubblica berlina un uomo reo di poter godere di un vitalizio dopo 35 anni di attività per l’Italia, lo stesso giornalista non raccoglieva il vero scoop, servito su un piatto d’argento da un importante parlamentare.

Le pensioni (non vitalizi), le liquidazioni e le penali che competono all’alta casta dirigente: direttori dei media, direttori generali, amministratori di aziende a partecipazione pubblica.

Ecco il vero scandalo della Riforma Fornero e di quella di Giuliano Amato, che tanti anni fa sancì l’intoccabilità dei santi e dei santissimi.
Ecco cosa andrebbe chiesto a Mario Monti in Parlamento.

Non resta che sperare che intervenga l’Ordine dei Giornalisti o l’amministrazione della RAI: non può essere la televisione pubblica a scatenare una caccia alle streghe, per giunta a senso unico, e, soprattutto, pesantemente disinformante.

Un episodio decisamente grave.

E non ci si illuda, ché, a vent’anni da Tangentopoli, l’abbiamo capito in tanti che i ‘cattivi’ non solo i politici e non solo quelli ‘anziani’.

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G20: Merkel e Monti all’angolo

19 giu

Obama e il cancelliere tedesco, Angela Merkel, avevano avuto un incontro sulla crisi dell’Eurozona prima dell’inizio ufficiale del vertice G20 in Messico.

E, proprio stamane, Corrado Passera dichiarava -  intervenendo a ‘Radio anch’io’ su Radio1 Rai – che ”gli incontri devono aiutare a consolidare il fronte di tutti coloro che credono in politiche più attive per la crescita“, sottolineando la necessità che l’Europa possa ”garantire per se stessa” perché ”è chiaro che se questo non avviene può permanere l’incertezza per l’euro”. ”Il portabandiera di questa posizione è la Germania”. Infatti che ci sono ”paesi che danno importanza esclusiva ai conti, il che è giusto, ma è chiaro che il disagio che cresce, soprattutto occupazionale, deve essere fronteggiato con politiche più attive”.  (fonte ADN-Kronos)

Il vento è contrario, l’Europa può fare di più“. Monti e’ il portabandiera della posizione che vuole ”conti in ordine e l’Italia lo sta facendo ma al tempo stesso piu’ attenzione alla crescita e allo sviluppo con politiche piu’ attive”. (fonte ASCA)

Sappiamo anche che questi mesi sono i più difficili – ha anche dichiarato Corrado Passera – perché c’è tutto l’effetto di dieci anni di non crescita, l’effetto delle misure che abbiamo preso per i conti e che adesso mordono nella carne viva, c’è l’effetto di un’Europa che tarda a dare risposte unitarie“. (fonte ADN-Kronos)

Purtroppo, le certezze e gli ottimismi del ministro italiano per le infrastrutture si infrangono dinanzi all’annullamento dell’incontro tra il presidente americano Barack Obama e i leader di Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna e Spagna al termine della cena dei leader del G20. Un funzionario della Casa Bianca ha riferito che in giornata vi potrebbe essere spazio per questo appuntamento.

Dunque, prendiamo atto che la cura Merkel-Monti non piace al G20, come prendiamo atto che è troppo tardi – per Mario Monti e Corrado Passera – prendere le distanze da Angela Merkel, dopo essere ‘unti’ come ‘salvatori dell’Europa’ per aver (e)seguito con palese piaggieria le pretese germaniche.

Infatti, la bozza del documento finale del G20 è piuttosto insoddisfacente e si legge che “di fronte alla ripresa delle tensioni di mercato, i membri del G20 dell’area dell’euro adotteranno tutte le misure necessarie per salvaguardare l’integrità e la stabilità dell’area, migliorare il funzionamento dei mercati finanziari e rompere il circolo vizioso fra fondi sovrani e banche”.

E, non a caso, il G20 aveva accolto positivamente il piano spagnolo di ricapitalizzazione delle banche, grazie ad un prestito di 100 miliardi di euro finanziato dall’Eurozona, ed espresso sostegno ad ulteriori sforzi d’integrazione politica dell’Europa.

Cosa dire, allora, se – pur di salvare l’Unicredit  creata proprio da Corrado Passera e di (ri)creare un polo industriale a Novara – all’Italia è toccata una cura da (ammazzare un) cavallo, mentre alla Spagna – che ha tenuto duro – vengono prestati 100 miliardi per i fallimenti bancari e le borse ‘volano’?

E come non prendere atto anche, dopo questo G20, che questa non è una crisi derivante dall’effettiva situazione patrimoniale degli Stati o dei cittadini: il problema sono solo alcune banche ed i pasticci che hanno combinato.

Basta frottole a reti unificate, please.

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A chi non conviene il Fair Play finanziario?

18 giu

Ormai, l’Europa del calcio è entrata nell’Era del Fair Play finanziario, fosse solo per difendere quel che resta dello sport, che rischia di cedere sotto l’assalto delle centinaia di milioni di dollari che nababbi del petrolio e speculatori finanziari stanno già versando nelle casse di noti club.

Sono sotto gli occhi di tutti le ‘campagne acquisti’ del Paris Saint Germain e del Manchester City, del Chelsea e del Manchester United, come del Real Madrid o del Bayern Monaco. Squadre che somigliano, ormai, più agli Harlem Globetrotter che ad altro, come quel ‘vecchio guarriero’ di Drogba ha dimostrato alle attonite od esaltate platee dei football fans in Coppa dei Campioni.

Fenomeni eclatanti per le vistose spese, che falsano campionati nazionali e coppe internazionali, visto che ‘dette spese’ non rispondono spessissimo ad una effettiva differenza di valori in campo.

Campionati falsati anche da spese ugualmente ingenti – ma meno vistose in quanto ‘passivi’ – come quello italiano, ad esempio, se si vuole considerare il rapporto sui bilanci societari delle Società Calcistiche che La Gazzetta dello Sport redige annualmente e ripubblicata da tuttonapoli.net.

A far due conti della serva, c’è da restare stupefatti, se tifosi delle tre ‘grandi’ (Juventus, Milan, Inter), da sollevarsi indignati, se tifosi delle altre squadre di calcio, e da restarci secchi per la depressione, se si è dei cittadini normali.

Basti dire che Juventus, Milan ed Inter vanterebbero ‘perdite’ sul rendimento netto di circa 250 milioni di euro, ovvero l’80% del ‘buco’ complessivo della Serie A.

E, dunque, se volessimo pensare ad una ‘classifica avulsa’, che tenga conto della effettiva disponibilità finanziaria delle società di calcio – e non dei giocatori comprati e pagati con ‘le cambiali’ – questo sarebbe il quadro.

Se i tifosi di Udinese, Napoli, Lazio, Roma, Parma, Lecce, Novara potrebbero gridare allo scandalo, ben altro che di uno scandalo dovrebbe parlarsi, se volessimo discutere di bilanci societari, di sostenibilità del ‘calcio moderno’, di  diritti televisivi e di distribuzione dei proventi, di stadi nuovi e sicuri.

Infatti, il budget velleitario e catastrofico delle nostrè ‘grandi’ (Juventus, Milan, Inter) ingessa definitivamente il ‘sistema calcio’, già soffocato dall’elevata leva fiscale sui compensi dei calciatori, che rende impossibile dotarsi di giocatori affermati se non sperperando enormi somme: ogni cambiamento sarebbe disastroso per dei brand che tanto sono quotati quanto sono in rosso.

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Una situazione che non può continuare così, bloccando le nuove norme sugli stadi di calcio e congelando i diritti televisivi a favore dei soliti noti, mentre il sistema fa acqua da tutte le parti.

Parlare di gestioni disastrose è un eufemismo, dunque.

Ma quel che è peggio, per chi ama lo sport, è che potrebbe davvero diventare grottesco – di fronte al persistere di questi numeri – parlare, per il futuro, di ‘campionati regolari’.

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Chi ha paura degli omosessuali?

14 giu

Come se agli Europei di Calcio 2012  non bastasse la vergogna del massacro dei cani randagi e dell’afflusso di prostitute in Ucraina, ci si mette anche l’Italia, prima con le frasi di uno dei suoi calciatori più ‘rappresentativi’ e, poi, con la decisione di mantenerlo in squadra.

«Ci sono froci in squadra? Se penso a quello che dico, chissà che cosa vien fuori. Sono froci? Problemi loro, me la sbrigo così, sennò mi attaccano da tutte le parti. Son froci, se la vedessero loro. Mi auguro che non ci siano veramente in Nazionale» (Antonio Cassano, calciatore)

«Onestamente credo che tra i calciatori di gay non ce ne siano. In quarant’anni non ne ho mai conosciuti, né nessuno che ha lavorato con me in tutto questo tempo e in tante squadre me ne ha mai raccontato. Non escluderei un gay, come un nero, dalla Nazionale. Penso che sarebbe difficile, per come siamo fatti noi calciatori, che un giocatore omosessuale possa vivere la sua professione in maniera naturale» (Marcello Lippi, ex allenatore della Nazionale di calcio)

«I gay nel calcio non ci sono. Se ne avessi scoperto uno quando ero direttore generale l’avrei venduto». (Luciano Moggi, ex dirigente Juventus)

«Il calcio e’ un gioco troppo maschio per i gay» (Gianni Rivera ex calciatore, deputato)

«Un bacio tra omosessuali è come fare pipì in strada» (Carlo Giovanardi, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio)

«Matrimoni gay? Allora perché non anche con gli animali, oppure con più di una persona?» (Francesco Perra, Movimento 5 Stelle)

Un problema di omofobia, certamente, di ‘paura dell’omosessualità’ e cos’altro che l’umana compassione può addirsi a chi vive nella paura.

Si potrebbe pensare che la causa (o concausa) di un atteggiamento  – l’omofobia che nulla ha ache vedere cone tica o morale – possa essere la fede cattolica di gran parte degli italiani e/o la presenza della Santa Sede nella penisola italica.

Questo è probabilmente vero, ma non tanto per il catticesimo in se, quanto a causa delle lobby interne al clero italiano ed alla ‘pessima’ politica (Trasformismo, Giolitti, Mussolini, Democrazia Cristiana, duopolio Berlusconi-Prodi) alla quale storicamente si sono affidati.

Una arretratezza culturale – un fattore (atavico) di de-civilizzazione ben alimentato dall’informazione nazionale – che fa della lotta contro i gay o contro le conquiste delle donne un cavallo di troia, indispensabile per aggregare un corpus elettorale intorno a ‘probi homines’ in tanti (altri) affari affacendati.

Quanto andrebbero meglio le cose in Italia è inutile dirlo, se l’Opera di Dio desse priorità ed attenzione a politici ed amministratori meno ‘votati’ alla cleptocrazia e meno sensibili alle grazie delle ‘cortigiane’, piuttosto che strenuamente omofobi o misogini.

E chissà cosa ne sarebbe della ‘pubblica opinione’ italiana, se i nostri media, oltre a pubblicare gli outing di personaggi famosi, pubblicassero anche le dichiarazioni di augusti prelati cattolici?

«La sessualità è un argomento molto complesso, sul quale esiste anche un “conflitto di interpretazioni”. Non è male che due omosessuali abbiano una certa stabilità di rapporto e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili» (Carlo Maria Martini, ex arcivescovo di Milano)

«Credo che noi dovremmo essere d’accordo e di fatto siamo d’accordo che nel giudizio su una tale relazione o un tale rapporto c’è una grande differenza di giudizio quando le persone si assumono la responsabilità l’uno per l’altro, quando vivono e si relazionano in un rapporto omosessuale durevole, come similmente avviene in un rapporto eterosessuale» (Cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Berlino)

«Sono come gli altri e meritano la dignità. Secondo la nostra fede, sono le azioni che rendono buone o meno le persone. La Chiesa Cattolica deve essere aperta a tutte le persone con sentimento religioso» (Cardinale Lluís Martínez Sistach, arcivescovo di Barcellona)

Anche le squadre di calcio e le tifoserie dovrebbero ‘essere aperte’ a tutte le persone con sentimento sportivo. Ma questo, a quanto pare, la Federcalcio non lo sa.

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European Football Championship: a stray dogs slaughter in a big brothel

9 giu

Pictures and videos on the Web are unequivocal and it is probably underestimated the number of 10,000 exterminated stray dogs – since 2007 in Poland and, especially, in the Ukraine (30,000?) – after those Countries had been assigned the organization of Euro 2012, the European Football Championship for National Teams.
All this despite UEFA (Union of European Football Associations) gave to Ukraine funds to sterilize stray dogs and build kennels. Of which there is no trace.

WARNING: THE FOLLOWING PICTURES SHOW ANIMALS BRUTALLY KILLED.

It is no coincidence that on his website in November 2011, Uefa headlined against the extermination of stray dogs in Ukraine, stating that only “after repeated meetings between UEFA and the Ukrainian authorities, the Environment Minister, Mykola Zlochevsky, has announced an immediate ban to exterminate stray dogs”.

So, up to six months ago, nothing had been done and municipalities exterminated stray dogs with brutal or inhumane methods … that the Ukrainian law prohibits since 2006.

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  Just 22 Members of European Parliament – including the Italian Andrea Zanoni – had formally protested to the President of Ukraine Victor Yanokovych and Prime Minister Mykola Azarov.

“The killing of stray dogs and cats in Ukraine has reached dimensions of holocaust, in recent months. This is an unacceptable situation and exacerbated by the fact that all this could be aimed to ‘clean up’ the streets in view of the European Football Championship 2012 “.

In Germany, many football players have joined the protests and the powerful environmental organization PETA has released this video.

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Not only that, what follows is a widespread service from ARD, the first public network in Germany.

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In Italy, just few football players seems to have joined the dissent and few photos were published by medias.

And, now, we go for the worst.

In fact, if tens of thousands ‘friends of man’ had to find a horrible death for the glories of European football, there will certainly be many more the women who, for Euro 2012, will offer their ‘services’ to ‘sport fans’.

For years, the Ukrainian Women’s organization FEMEN denounced the project to transform the country into a sort of plenty for sex tourism, which is certainly having his exploits in those days, while hundreds of thousands of ‘fans’ and tens of thousands of ‘football employees’ are flowing there for Euro 2012.

Yet, as reported yesterday Italian newspaper ‘Secolo XIX’: “prostitution and AIDS are among the most painful wound that afflict the Ukraine and, according to some observers, the arrival of about 800,000 football fans – from all over the continent for Euro 2012 – could further aggravate the situation.
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Ukraine is the European country where the HIV virus is more widespread. According to data published in 2007, UNAIDS, HIV-positive people in the former Soviet republic are about 410,000, ie 1.46% of the adult population. The percentage, according to a survey of the Institute of Sociology in Kiev, even though arrive to 9% among prostitutes, estimated in Ukraine to be between 63 000 to 93 000″.

And in fact, the spokesman FEMEN, Inna Shevchenko, complains that “Ukraine has become a big brothel. Everyone knows that in this country is easier for men to satisfy their sexual urges. It’s like fast food”.

“They are organizing the championship in this country because here they can earn money very easy. Here there are beautiful women but also very poor and poorly educated who have no alternative other than being slaves at home, at work or in prostitution”.

Hard to cheer for a goal, an athletic gesture or a victory knowing what they have spent tens of thousands of our ‘best friends of man’ … and how tens of thousands of Ukrainian women spend the night … and what causes this.

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Europei a rischio AIDS?

9 giu

Se non hanno fatto ‘effetto’, sull’opinione pubblica europea, le decine di migliaia di cani randagi sterminati in Ucraina (30.000?), per ‘l’organizzazione’ di Euro 2012, lo faranno, molto probabilmente i danni che arriveranno dallo sfruttamento delle donne, che, ricordiamolo non sono dei cani od un ‘oggetto commerciabile’. (leggi Euro 2012: una storia da cani ed anche peggio + video)

Infatti, se decine di migliaia di ‘amici dell’uomo’ hanno dovuto trovare una atroce morte per i fasti del calcio europeo, non saranno certamente da meno – anzi molte di più – le donne che offriranno per Euro 2012 i loro ‘servigi’ ai turisti ‘sportivi’.

Da anni, l’organizzazione ucraina FEMEN denuncia il progetto di trasformare il paese in una sorta di Bengodi per il turismo sessuale, che sta certamente avendo il suo exploit in questi giorni, mentre le centinaia di migliaia di ‘tifosi’ e le decine di migliaia di ‘operatori del calcio’ stanno confluendo lì per Euro 2012.

Di tutto questo, larga parte degli italiani non sa nulla o, comunque, non abbastanza. Come sembrano non saperne nulla Angela Merkel, Hollande, Mario Monti, Raioy, speranzosi che l’ipnosi mediatica ed un’eventuale vittoria riportino un po’ di consenso tra i loro ‘sudditi’.

Eppure, come riportava ieri il Secolo XIX, “prostituzione e Aids sono tra le piaghe più dolorose che affliggono l’Ucraina e, secondo alcuni osservatori, l’arrivo di circa 800 mila appassionati di calcio da tutto il continente con Euro 2012 potrebbe aggravare ulteriormente la situazione.

L’Ucraina è il Paese europeo in cui il virus dell’Hiv è maggiormente diffuso. Secondo i dati pubblicati nel 2007 dall’Unaids, i sieropositivi nella repubblica ex sovietica sono circa 410.000, cioè l’1,46% della popolazione adulta. La percentuale, secondo un’indagine dell’istituto di sociologia di Kiev, toccherebbe però addirittura il 9% tra le prostitute, che in Ucraina si stima siano tra le 63 mila e le 93 mila.”
Verosimilmente, in base a questi dati, saranno 30.000 – considerando anche l’afflusso di donne, ancor meno cnsite, dai paesi viciniori – le prostitute che entreranno in contatto con i ‘tifosi’, e se solo duemila fossero sieropositive sarà una mattanza.
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La portavoce di FEMEN,  Inna Shevchenko, denuncia che “l’Ucraina si è trasformata in un grande bordello. Qui ci sono donne molto belle ma anche molto povere e poco istruite che non hanno alternative diverse dall’essere schiave a casa, al lavoro o nel mercato della prostituzione. Stanno organizzando il campionato in questo Paese perché qui si possono guadagnare soldi in maniera molto facile. È come un fast food.”
Quanto all’AIDS, sarà da vedersi se si tratta di allarmismo e sensazionalismo oppure le statistiche – ahimé a tal punto postume – confermeranno un incremento di contagi, in Ucraina come altrove.
Il buon senso avrebbe suggerito una maggiore attenzione ai ‘preparativi’ dell’Euro 2012 che avrebbero prevedibilmente lasciato ‘a desiderare’, in un paese corrotto, povero e fortemente condizionato dalle oligarchie post-sovietiche.
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Dunque, preso atto della indifferenza europea verso i diritti universali (cani o donne di questo si tratta) e speriamo di non ritrovarci, tra qualche anno con qualche focolaio di infezione.
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Intanto, ringraziamo l’Uefa e l’Unione Europea per la sconcezza dello spettacolo.
Difficie esultare per un goal, un gesto atletico od una vittoria sapendo cosa hanno passato decine di migliaia di nostri ‘amici dell’Uomo’ prima di morire o  … come passeranno la notte decine di migliaia di donne ucraine … e per quali miserie sono indotte a farlo.

originale postato su demata

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