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Europa: più disciplina per la finanza pubblica

10 dic

Dopo circa due mesi di panico italiano, causato dall’urgenza di sanare i nostri sprechi e le nostre prebende in un battibaleno, pena il crollo dell’Eurozona, da Bruxelles arriva un po’ di luce.

Finalmente si parla di Eurozona, di Unione Europea, di European Stability Mechanism, di stability bonds. Come anche sentiamo usare espressioni rassicuranti:  “patto di bilancio”, “procedura di emergenza”, “risorse aggiuntive”, “sanzioni automatiche”, “tetto al deficit”, “unione fiscale”.

La “colpa” del disastro continentale, dunque, non era (solo) della Seconda Repubblica italiana, di Berlusconi o della Casta all’amatriciana, dell’Italietta decandente, indecente ed iniqua, ma (soprattutto) del Sistema Europa e dell’avidità degli speculatori finanziari.

E, non a caso, arriva anche la disponibilità del Governo Monti a modificare l’intoccabile proposta di manovra finanziaria, purchè i conti, alla fine, tornino ugualmente.

Prendiamo atto, per concludere, che una parte del panico finanziario si poteva evitare, che abbiamo rischiato di pagare per Germania e Francia, che solo pochi l’avevano detto in tempi non sospetti e che … non va assolutamente dimenticato l’appoggio “accorato” che UDC e PD hanno frettolosamente dato all’inevitabilità di certe norme e di tal altre misure.

leggi anche Una regola d’oro per l’Europa

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Manovra iniqua, le alternative c’erano

7 dic

Secondo un sondaggio di Repubblica “Per il 70% del campione la manovra “non è equa”. Gli elettori di 4 dei 5 principali partiti (Pdl, Pd, Lega, Idv) la giudicano negativamente con percentuali oscillanti dal 63% (Pd) al 70% (Pdl). Anche coloro che fanno riferimento ad altre forze politiche si esprimono negativamente con percentuali molto elevate (73%).

La Manovra è iniqua, ma anche incerta e, forse, aleatoria, come scritto ieri (Perchè la manovra non funzionerà).

E così andando, il professor Monti inizia a mettere le mani avanti: “Con questa operazione che è di rigore, di equità e di crescita, io ho chiesto agli italiani molti sacrifici, ma c’era il rischio, molto concreto, che lo Stato non potesse più pagare, che gli stipendi non potessero più essere pagati, che le pensioni non fossero più pagate. Non abbiamo da guardare molto lontano: la Grecia è la rappresentazione di che cosa sarebbe potuto accadere in Italia“.

Anche lasciando da parte la questione “equità” che fa acqua da tutte le parti, il discorso dei “professori” è alquanto inesatto e pro domo sua …

Basti dire che l’Italia non può fare la fine della Grecia, avendo 10 volte la popolazione del piccolo stato europeo, ma, soprattutto, un’infrastruttura industriale da G8 ed un PIL enormemente superiore.

E’, viceversa, vero il default della spesa dello Stato, incombente su gennaio prossimo, ma è altrattanto corretto ricordare che erano almeno tre anni che alcuni, inascoltati, esperti avevano prefigurato tale disastro a tale scadenza. Chissà perchè nessuno ne abbia mai parlato tra autorevoli professori, esimi politici e sinceri giornalisti …

Lacrime di coccodrillo, ecco cosa emerge dalla dichiarazione del Presidente del Consiglio che afferma: “quando abbiamo capito che occorreva chiamare a contribuire i pensionati, anche quelli con livelli molto bassi, appena superiori alla fascia minima, be’, lì siamo stati molto in difficoltà” ed è in quel momento “che abbiamo deciso di chiamare a contribuire coloro che avevano usufruito dello scudo fiscale.” (ADN-Kronos)

Se si voleva equità, era il caso di partire dai capitali scudati ed eventualmente arrivare alle pensioni, non viceversa, ma soprattutto incidere sui costi della politica, anche perchè la Fornero, solo sei mesi fa su Sole24Ore, scriveva che “la riduzione, trasparente e controllabile, dei costi della politica, ivi inclusi i privilegi pensionistici, appare perciò una condizione ineludibile affinché queste nuove correzioni, pur tecnicamente valide, siano anche socialmente accettabili.

Una Manovra ampiamente evitabile, come ricordava ieri sera a Porta a Porta, Roberto Napoletano del Sole24Ore, sottolineando che per non intaccare le pensioni più basse sarebbe bastato tassare i capitali scudati del 3% anzichè del 1,5% come propone il pluriministro Passera, eminenza grigia di questo esecutivo.

Come, altrettanto, sarebbe bastato estendere a tutti il sistema contributivo e bloccare i pensionamenti per un anno, magari incidere fiscalmente sui TFR e/o ridurre gli stipendi della Pubblica Amministrazione del 10% oppure, ancora meglio, fissare un tetto alle pensioni d’annata ed oversized, se il problema era il default di gennaio prossimo: tutte le altre misure pensionistiche incidono sul decennio a venire, al momento non servono a nulla, neanche a ridurre gli accantonamenti che l’INPS e il MEF dovrebbero fare e che, come apprendiamo dalle finanziarie da anni, non è detto che vengano sempre e comunque fatti …

Per non parlare della patrimoniale “lineare” che sta passando sotto forma di IMU, anzichè “scalare”, ovvero più pesante per i più abbienti e più lieve per i meno fortunati. Una scelta che poteva essere ben più incisiva e con cui si poteva fare molta “cassa”, senza incidere troppo sulla recessione in corso e sulle istanze sociali finora disattese.

Oppure dell’ICI e dell’esenzione fiscale di cui gode il clero, il cui gettito sarebbe elevato, anche in condizoni di agevolazione, e che nessuno considera oppure delle Provincie e dei piccoli comuni, che sembrava cosa già fatta e che sta prendendo un’altra piega.

Le bugie hanno le gambe corte ed il naso lungo …

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Incredibile: il Vaticano appoggia la Manovra

7 dic

Incredibile ma vero, dal Vaticano arriva anche una benedizione per la Manovra messa a punto dal Governo Monti: “i sacrifici fanno parte della vita”. (ADN-Kronos)

Il cardinale Tarcisio Bertone, infatti, ha auspicato che le misure del governo relative a “famiglie, imprese e giovani”, vengano prese dal governo” con lo stesso impegno con cui è stata fatta la prima parte della manovra”.
La Santa Sede menziona “famiglie, imprese, giovani” … per gli anziani nulla da dire.

Il Segretario di Stato vaticano  è andato oltre, invitando il Parlamento Italiano a “fare bene la sua parte per questo decreto salvezza-Italia”.

Va bene che la Santa Sede è uno stato estero con sovranità su tutto il territorio italiano, come recita la nostra Costituzione, ma lanciare appelli al parlamento è davvero inusuale e questo lascia adito all’ipotesi che anche lo Stato del Vaticano, cosa diversa dalla Conferenza Episcopale Italiana titolata, viceversa, ad intervenire, abbia i propri interessi da difendere come la Casta e non solo.

Un’interferenza internazionale-istituzionale seria e gravosa, visto che l’appello ai nostri politici, non i loro, è che tutti si “prendano la loro quota di responsabilità per sostenere tutti i provvedimenti”.

Tutti facciano la propria parte … ma, riguardo la questione dell’esenzione totale di cui godono le attività clericali, il Segretario di Stato precisa che la Chiesa è impegnata in molte attività di sostegno alle fasce più povere della popolazione …

Tutte le religioni aiutano poveri, malati ed indigenti, ma nessuna si sogna di non pagare tasse su attività commerciali o di non versare tributi per i servizi pubblici di cui si serve.

Peccato che il “fondatore”, Gesù di Betlemme, avesse precisato che “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel regno dei cieli” (Mt 19,24)

Come al solito a San Pietro, quando si tratta di soldi, si predica male e si razzola peggio.

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Perchè la manovra non funzionerà

6 dic

E’ stupefacente come dalla stampa non si levi una lagnanza od una riflessione negativa riguardo la manovra che Monti & co. vogliono imporre agli italiani, oggi, ed ai francesi, domani chissà, vista la “simpatia” che mostrano i poteri forti di Francia per “Mariò”.
Il tutto mentre in televisione, tipicamente consociativa, si ascoltano, viceversa, commenti negativi autorevoli e, talvolta, caustici.

Partiamo dalle aziende per le quali c’è poco, troppo poco, visto che gli sgravi fiscali servono a qualcosa solo se la gente spende ed i lavoratori producono alacremente.
Ovviamente, non c’è da aspettarsi nulla di buono se la recessione sarà aggravata dalle misure che colpiscono duramente le pensioni, come sarà difficile che la collaboratività dei lavoratori aumenti, dopo la batosta annunciata.
Sempre riguardo le aziende, Monti è stato chiaro: sopravviverà solo chi riesce ad espandere i propri mercati all’estero … dove, ovviamente, stanno aspettando noi …

Passando alla Casta, nulla accade e nulla si promette. Di questo passo, i costi della politica, almeno come budget annuale del 2012 restano ipotesi ed il malcontento potrebbe trasformarsi in ira.
Riassetto dei comuni e delle provincie, infatti, significa solo un passo indietro rispetto alla “volontà generale” di cassare le provincie ed i piccoli comuni, valorizzando le comunità montane.
E sempre restando alla Casta, nulla è in vista riguardo sindacati e “sistema giustizia”, che equivale a rimanere impastoiati nelle lungaggini delle procedure e delle contrattazioni.

Infrastrutture e pubblica amministrazione restano anch’esse al palo, nonostante vaghe promesse, e questo significa che sprechi e declino continueranno. Ma non solo, dato che una buona parte delle norme attuative della manovra Monti dovranno superare lo scoglio ed il salasso della Conferenza Stato-Regioni.
Il Sud è come se non esistesse, cinque miliardi sono un’elemosina, neanche si menziona Napoli (e Roma) per la questione discariche, incentivi ed infrastrutture neanche a parlarne. Figuriamoci la lotta alla mafia che richiede grandi investimenti.
Quanto al pubblico impiego, basta rilevare che le norme sulle pensioni non avranno altro effetto che incrementare l’età media del personale.

Arriviamo alle pensioni, il de profundis. La “promessa” è di far cassa per circa 6 miliardi di euro l’anno su un arco decennale, in tutto una sessantina di miliardi. Una somma decisamente infima rispetto all’incertezza sociale che produce. Una somma anche alquanto aleatoria.
Per l’esattezza, di miliardi si conta di risparmiarne solo 3-4 al netto del prelievo fiscale e, così andando, l’apporto effettivo si riduce davvero ad una manciata di spiccioli.
Infatti, dato che parliamo di ultracinquantenni non di rado sofferenti di qualche malattia ormai cronica, non è dato sapere di quanto incrementerà la spesa per tutte le assenze che faranno e, soprattutto, quanto spenderemo in più di sanità, visto che le patologie non potranno che peggiorare.
Per non parlare del fatto che questi lavoratori saranno sempre più lenti e meno flessibili nelle loro mansioni e che non sono più “upgradabili” nè in carriera, ormai.
Secondo i conti della serva, la manovra sulle pensioni potrebbe rivelarsi un boomerang, visto anche che sul contributivo andranno concordati con i sindacati gli incrementi inflattivi “a due cifre” di 30 anni fa.

Per concludere, non si parla di nuova legge elettorale, senza la quale questo governo si ritrova ad incassare un assegno in bianco. Un problema di democrazia effettiva, che si assomma alla scelta dello strumento del decreto legge, che scavalca a pie’ pari il parlamento per 60 giorni, per non parlare dei tanti e seri conflitti di interessi, che affliggono questo esecutivo. Gravi e gravissimi, come quella del Presidente degli editori di giornali che è anche sottosegretario all’editoria.

Forse, è per questo che sui giornali si legge molto poco di quello che apprendiamo dalla televisione dai commenti di tecnici e politici.

Nel consegnare “l’asso di picche” a questa impostazione di governo e di governance,  ricordando che questo esecutivo non ha alcuna esperienza politica e sociale, resta solo da dire una cosa.

Se qualcosa non andasse per il verso giusto, secondo le ipotesi dei professori, noi italiani rischiamo di pagare una parte del default dell’euro che toccherebbe, viceversa, a tedeschi e francesi, come è gia accaduto per la Grecia e per Unicredit sulle quali è stato riversata una parte del flop polacco.

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Il ministro Fornero e la mia vita

4 dic

In pensione con 42 anni di versamenti e senza finestre?

Nel mio caso è probabilmente impossibile: sono malato seriamente, già adesso non dovrei  più lavorare, come non dovrei “combattere” con il Servizio Sanitario Nazionale che non mi garantisce neanche un pronto soccorso adeguato, se non in 3-4 città, nonostante leggi e finanziamenti appositi.

Grazie a Fornero & Monti, va a finire che della mia pensione ne godrà lo Stato.
Oppure, dovrò lasciare il lavoro e tirare avanti con 300 euro di pensione di invalidità per 14 anni, ovvero fino ai 67, pur avendo ben 36 anni di contributi versati o ricostruiti con salati versamenti.

Non è uno scherzo e non sono il solo.

La mia colpa? Essere un italiano nato negli Anni ’50 ed aver creduto nella meritocrazia.

Speranze?

Una sola, che tra sindacati e partiti qualcuno si ricordi che, a 50 anni, una parte degli individui iniziano  ad essere portatori di malattie croniche, anche piuttosto serie, che, purtroppo per i conti da mettere a posto, non sono immediatamente o rapidamente letali.
Persone che addirittura in USA vengono prepensionate.

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Un plan contre les travailleurs et les retraités

4 dic

«Le budget est préparé: 24 milliards de dollars, 20 délégués sans taxe. Il est confirmé que l’objectif d’un budget équilibré en 2013, grâce à «une politique d’austérité, l’équité et le développement”, avec “des interventions solides et structurelles.”
Coupes lourdes sur les pensions sont à venir par l’extension de la contribution, la flexibilité de la production entre 63 et 70 avec des groupes différents pour les hommes et les femmes, une augmentation de la durée de vie active à 42 ans pour les hommes et 41 pour les femmes. Attendus, du côté des entreprises, réduire les coûts du travail par l’impôt. “(ADN-Kronos)

Une politique d’austérité, équité et développement?
«Nous ne sommes pas d’accord. Ce plan financier que sur le fardeau des travailleurs et des retraités. C’est la réaction des syndicats, qui, selon Mario Monti: “. Ce fut une rencontre positive et encouragement»

C’est pourquoi il était si secret et c’est pourquoi les derniers à être informés sont les parlementaires devront approuver le plan financier: plus de privilèges pour certaines catégories de «vieux» retraités, quelques coupes sur les dépenses des politiciens, des allégements fiscaux pour les grandes entreprises, encore des déchets et même banal.

Monti veut apporter à la prochaine législature une ancienne et la plus résignés Italie, moins guéri et moins protégés, plus librist et beaucoup moins libérale, mais … avec les livres bien équilibré, même au prix d’une récession dévastatrice et le chômage plus jeunes.

Pas de problème: pas de Monti, mais les parties, à partir de 2012/2013, devra faire face à la récession et les faillites de petites entreprises, manifestations de rue et de l’exaspération du peuple, de la faim pour ceux qui sont déjà pauvres et le désespoir des familles des personnes malades. Tous d’un gouvernement avec la plus grande densité de catholiques depuis la guerre, qui gouverne avec le soutien indispensable du Parti démocrate …

Pendant ce temps, personne ne parle d’une nouvelle loi électorale, comme d’habitude, … et sans cela, ils peuvent aller sur pendant un bon moment.

Après l’Italie, le jeu continue. Les Français auront soin: Monti est très apprécié en France.

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Una manovra contro lavoratori e pensionati

4 dic

La manovra è pronta. Vale 24 mld, 20 al netto della delega fiscale. E’ confermato l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013, attraverso “una politica di rigore, equita’ e sviluppo”, con “interventi solidi e strutturali”.

Arriva una stretta sulle pensioni, con l’estensione del contributivo per tutti, la flessibilità in uscita fra 63 e 70 con fasce diverse per uomini e donne, un incremento dell’anzianità a 42 anni per gli uomini e 41 per le donne. Previsto, sul fronte delle imprese, il taglio dell’Irap sul costo del lavoro.“  (ADN-Kronos)

Una politica di rigore, equità e sviluppo?
Non siamo d’accordo. La manovra grava solo su lavoratori e pensionati”, questa la reazione dei Sindacati, che secondo Mario Monti: “E’ stato un incontro positivo e di incoraggiamento“.

Ecco perchè era tutto così segreto ed ecco perchè gli ultimi ad essere informati saranno i parlamentari che dovranno approvare la manovra: ancora pensioni d’annata, pochi tagli alla politica, tanti sgravi per le aziende, ancora sprechi e luoghi comuni.

Monti vuole consegnare alla prossima legislatura un’Italia più vecchia e più rassegnata, meno curata e meno tutelata, più libertista ed ancor meno liberale, ma … con i conti a posto, anche a costo di una recessione devastante ed una disoccupazione giovanile da paura.

Tanto saranno i partiti, a partire dal 2012/2013, a dover gestire la recessione ed i fallimenti delle piccole aziende, le proteste di piazza e l’esasperazione della gente, la fame per chi già adesso non ce la fa e la disperazione delle famiglie dei malati. E dire che questo è il governo con la più alta densità di cattolici dal Dopoguerra ad oggi che governa con l’indispensabile appoggio del Partito Democratico …

Intanto, di nuova legge elettorale, come al solito, non se ne parla e, senza quella, possono andare avanti per un bel po’.

Leggi anche Il ministro Fornero e la mia vita

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Draghi, bilancio unico per l’Eurozona

1 dic

Mentre il governo Monti si appresta a sottoporre al Parlamento una finanziaria da 200 miliardi, nonostante la possibilità che la recessione travolga tutto, ecco una voce di buon senso che arriva da Francoforte.

E’ necessaria una “struttura di bilancio unica, come è unica la Bce”, queste le indicazioni che arrivano da Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea.

Uno degli obiettivi è arrivare all’unione fiscale.

Un “segnale importante”, che, come questo blog chiede da tempo, porterà al superamento del sistema ordinativo che caratterizza Italia e Francia, dove rigidità della spesa ed imponderabilità dei bilanci pubblici sono la norma, insieme alla lentezza procedurale nelle fasi di spesa ed attuazione.

Una riforma che toccherà, prevedibilmente, i trattati europei ed il cosiddetto “Patto di bilancio”, ma, soprattutto, inciderà non solo sui sistemi di bilancio nazionali e locali, ma anche sul sistema degli apparati di controllo e di revisione dei conti, come sulla procedura, giudiziale od extragiudiziale, da seguire per disavanzi e crediti pubblici.

Una rivoluzione, se dovesse attecchire nei paesi latini, dove, finora, la discrezionalità data ai pubblici funzionari era sempre “negativa” e non “propositiva”. Un sistema di caste dove chi non spende è premiato e chi fa management deve render conto cento volte, quasi che sia una colpa innovare e migliorare.

(leggi anche Disanima del debito italiano)

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Pensioni, non solo fare cassa

1 dic

Bloccare l’adeguamento delle pensioni alla dinamica dei prezzi non è una riforma strutturale, serve solo a contenere la spesa previdenziale, che rappresenta almeno il 40 per cento della spesa corrente italiana.
Il gettito della misura all’esame di Monti e di Fornero sarà di 3-4 miliardi di euro, se considerato al “netto” del rientro fiscale e, soprattutto, della recessione che provocherebbe.

Una misura poco rilevante, in termini finanziari, e potenzialmente devastante se andassero intaccate le pensioni sotto i 20.000 euro netti, che, secondo CGIL, si ritroverebbero con una contrazione del 5%.

Altro potrebbe dirsi riguardo un provvedimento più “soft”, ma più durevole nel tempo, come la riduzione degli indici di incremento per le pensioni superiori ai 50.000 euro annui (netto dipendente) abbinata alla triennalizzazione della loro re-indicizzazione.

In poche parole, l’intervento infrastrutturale può consistere solo nell’avviare un percorso di contenimento ed adeguamento delle pensioni che abbiano un valore almeno doppio rispetto allo stipendio “medio” di un lavoratore dipendente, mettiamo 1.200 euro al mese netti.

Resta ancora aperta, nonostante il duro intervento della Camusso, l’ipotesi che vengano penalizzati i 140 mila lavoratori, entrati nel mondo del lavoro molto presto, che rappresenteranno i tre quarti delle future uscite per anzianità per maturazione dei 40 anni di contributi, che Mario Monti vuole portare a 43 senza integrazione della pensione.

Come l’idea di portare tutti al contributivo, pur di non toccare le pensioni d’annata, cancellando 10 o 15 anni di lavoro dalla pensione, dato che le 3-500mila lire versate all’epoca oggi non valgono nulla.

Altro che meritocrazia, progettualità ed equità …

Può darsi che, alla fine, Monti e Fornero se ne convincano, mancano ancora 96 ore al Consiglio dei Ministri.
L’importante è insistere.

(leggi anche  Pensioni, quel che propone ConfindustriaPensioni inique, meglio lavorare a vita e Pensioni, quelle d’annata non si toccano e Pensioni – Fornero, pessime idee)

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Pensioni inique, meglio lavorare a vita

30 nov

Il Corriere della Sera annuncia che “potrebbe aumentare la soglia minima dei 40 anni di contributi necessari ora per la pensione indipendentemente dall’età anagrafica. Secondo quanto si apprende tra le ipotesi allo studio del Governo c’è un innalzamento tra i 41 e i 43 anni di contributi per uscire dal lavoro a qualsiasi età.” Eppure, solo pochi giorni fa, avevamo letto che “la riforma delle pensioni va bene così, c’è solo da accelerare i tempi”.

Dunque, se qualcuno aveva dei dubbi, è ormai chiaro a tutti che il governo Monti intende intervenire pesantemente sulle pensioni “del futuro”, senza affatto “moralizzare” il sistema pensionistico italiano, cassando le pensioni d’annata ed uniformando le spettanze.

I diritti acquisiti non si toccano se si tratta di over60, i diritti promessi sono carta straccia se parliamo di under60.

Non è un problema meramente legislativo, non solamente interno al governo Monti ed al Parlamento, dato che la magistratura potrebbe, con le proprie sentenze e contro la volontà popolare eventualmente espressa dalle leggi, annullare qualunque taglio a carico di coloro che sono già pensionati. Costituzionalità …

Cosa fa il governo Monti? Dare battaglia, consegnare il problema ad un governo eletto o trovare un escamotage, seppur vistoso, dato che portare “i nati dal 1950 al 1962″ al contributivo tout court sarebbe particolarmente iniquo?

Da quello che si legge sul Corriere, sembra stia passando la scelta più semplice: violare l’ultimo margine che ci separa dallo schiavismo ed abolire il limite di 40 anni lavorativi per l’ottenimento della pensione.

Così andando, dal 1 gennaio 2012, avremo un rigorosa linea di demarcazione tra gli italiani: i nati prima o dopo il 1950. I primi fruiscono di pensioni, invalidità e case popolari, i secondi “dipende” e per gli under40 anche il lavoro è un optional. Tutto molto costituzionale …

La televisione fa miracoli, è vero, gli imbonitori sono già all’opera, a parlare nei talk show di un governo senza conoscerne il programma, ma è proprio da vedere come potranno convincere i giovani che è nel loro interesse rallentare lo svecchiamento del paese.

Se l’attuale parlamento intende avallare (e soprattutto votare) un provvedimento del genere, è difficile credere che gli stessi partiti (PDL, PD, AN, UDC, IdV) potranno pensare di andare a raccogliere voti tra i nati dopo il 1950 …

(leggi anche Pensioni, quel che propone Confindustria e Pensioni, quelle d’annata non si toccano e Pensioni – Fornero, pessime idee)

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