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Senatori, deputati, multinazionali, lobbisti

20 mag

Senatori e deputati a libro paga di multinazionali e lobbisti per cifre che andrebbero dai 1.000 ai 2.500 euro al mese, più qualche ‘fortunato’ che arriva fino a 5.000 mensili di mazzetta. Questa la denuncia di Le Iene, dopo le rivelazioni di un assistente parlamentare, protetto dal segreto.

Pietro Grasso, presidente del Senato e magistrato, esorta: «Chi sa qualcosa sui parlamentari pagati farebbe bene a denunciare questi comportamenti gravissimi». E, in effetti, la denuncia a ‘mezzo stampa’ c’è e qualche magistrato dovrebbe necessariamente aprire un inchiesta d’ufficio.

I ‘cattivi’ sarebbero, sta volta, le lobbies del tabacco e del gioco d’azzardo, che premerebbero per leggi ed emendamenti a loro favorevoli. Nulla di sorprendente, va così in tutto il mondo e spesso sono finanziamenti legali per le campagne elettorali, facilitati da leggi diverse dalla nostra sul finanziamento dei partiti.
Immediate le voci per la rapida approvazione delle norme anticorruzione, ma è la riforma dei finanziamenti ai partiti quel che serve per contrastare la concussione e l’occultamento dei finanziamenti, come è necessaria una nuova visione delle concessioni governative se si vuole risolvere a monte la questione ‘tabacchi, azzardo, accise, demanio marittimo, Equitalia, Caaf’.

Dunque, il punto non sono le eventuali lobbies del tabacco o quelle dell’azzardo – in gran parte estere, si noti bene – dato che il ‘problema’ vero è che se certi nostri parlamentari si dimostrassero ‘permeabili’ per soli 2.000 euro al mese, figuriamoci quali altre ‘lobbies’ possano esserci in grado di promettere ‘premi’ migliori, in soldoni od in carriere per figli e nepoti.

Se si accettano ‘quattro spiccioli’ per sigarette e gioco d’azzardo, quanti altri (denari, favori o ‘immunità’) potrebbero essere ‘graditi’ per tutelare gli interessi della Mafia o della Casta?

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Governo Letta: il PD guarda già alle elezioni

16 mag

Il debito pubblico italiano a marzo ha raggiunto la quota record di 2.034,725 miliardi di euro, dopo i 2.022,7 miliardi raggiunti a gennaio 2013 e, nel 2012, si è avuta una riduzione del 27,5% rispetto al 2011 per i volumi di compravendite delle case (scese a 448.364 transazioni) per un totale di circa 46,4 milioni di metri quadri (-25,4% sul 2011), con una superficie media di circa 104 mq.

Il mercato dell’auto è è al 37 esimo crollo mensile (secondo il Centro Studi Promotor), a fronte di 116.209 immatricolazioni di aprile contro una media mesnsile di 185.086 auto vendute nell’aprile 2009. Intanto, serve oltre un miliardo di ore di cassa integrazione, con mezzo milione di lavoratori a zero ore equivalenti, principalmente nel centro Italia, in Veneto ed in Lombardia.

Intanto di Meridione non se ne parla, anche se lì i disoccupati non cassaintegrati sono a bizeffe, alle scuole si promette ‘stop a tagli’, come se si possa far funzionare un istituto superiore con 15.000 euro annui e basta, nessun allarme per i crediti delle aziende che eccedono ampiamente le disponibilità di Cassa Depositi e Prestiti, niente in programma per i nati dal 1950 al 1960 finiti nel limbo delle pensioni di Elsa Fornero, che la CGIL ritiene intoccabili.

Il PIL ha perso un altro percentuale e si fa spallucce, qui da noi, ‘che tanto già lo si sapeva’, dimenticando che è bastato solo un click, quello dell’annuncio ufficiale, per avviare tutta una serie di ricomputi, di cui ci annunceranno – solo tra qualche giorno, con calma – le ricadute sul peso degli interessi, sui conti UE, sulla perdita di qualche mercato.

In attesa del test elettorale di Roma Capitale, che servirà per ‘pesare’ i giochi interni del Partito Democratico, il governo Letta se la prende comoda, aspettando speranzoso la ripresa economica – che altrove c’è – e potersi attribuire ipotetici risultati e disastrosi benefici.
Peccato che a crescere siano gli USA e il Giappone. La Francia è in recessione, la Germania raccoglie un +0,1%, cioè nulla, mentre è ferma al palo, che c’è da attendere che sia rieletta, in autunno, Angela Merkel, accusata (all’estero ma non in patria) di eccessivo rigore finanziario e di vistoso germano-centrismo.

I nostri media non ‘strillano’ disgrazie a quattro venti, i mercati non scalpitano, il denaro ha raggiunto un tasso di sconto ridicolo, l’euro non vacilla.

E così andando le cose, il nostro Parlamento non trova meglio che occuparsi del decreto intercettazioni e si legge di IMU e CGI approvati, mentre è evidente che non c’è copertura finanziaria, se INPS, INPDAP e Cassa Depositi e Prestiti stanno come stanno e la Corte dei Conti suona l’allarme da mesi e mesi.

Intanto, in televisione si dibatte di sondaggi elettorali, di leggi per l’appunto elettorali, di candidati premier del centrosinistra per le elezioni …

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IMU: Alemanno trova la soluzione?

10 mag

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato che le domande di anticipazione di liquidità superano l’importo delle disponibilità del Fondo dedicato agli Enti locali dalla Cassa depositi e prestiti. Parliamo di un fabbisogno stimato in sei miliardi di euro a fronte di soli quattro distribuiti su due rate per l’esercizio corrente e per quello del 2014.

Dunque, sono ancora aperti i nodi per i quali si dovette intervenire d’urgenza, un anno e mezzo fa, proclamando Mario Monti a salvatore della Patria e lasciando Elsa Fornero libera di usare il Welfare per salvare la cassa.

Se qualcuno cerca il ‘tesoretto di Mario Monti’ è meglio che lasci perdere, anzi sarebbe bene che si preparasse al peggio: la Corte dei Conti ha bocciato il DL Sviluppo, la Legge di Stabilità e, persino, la fiscalità che Monti e chi lo sosteneva hanno voluto.

Le norme di carattere fiscale “risultano prive di clausole di salvaguardia per fronteggiare il minor gettito rispetto alle stime”.  La legge di Stabilità “viene svuotata della sua componente fondamentale, non si realizza la manovra.” Il Decreto Legge per lo Sviluppo costituisce “un provvedimento disorganico, che reca i più disparati interventi; molti emendamenti approvati in sede parlamentare sono privi di relazione tecnica o registrano un visto negativo”.

Per il resto, “coperture improprie”, “gettito non affidabile”: un’ennesima voragine nei conti pubblici?

Intanto, la ‘pacificazione’ passa attraverso il taglio dell’IMU (voluto da Berlusconi) ed il rinnovo della Cassa integrazione speciale (voluta dalla CGIL), mentre è più che evidente che non la copertura finanziaria, andando avanti con questo metodo, non c’è.
L’IVA non aumenta, forse, ma, di sicuro, non cala, eppure c’è recessione. L’Irperf viene lasciata libera di crescere in balia della malasanità e della malagestione, come se non contribuisse ad aumentare il carico fiscale di tutti.

E, per non farsi mancare nulla, anche i parlamentari del Movimento Cinque Stelle scoprono che vivere a Roma con seimila euro al mese è difficile, chissà come faranno i residenti che vanno avanti con 1.000-4.000 euro mensili per nucleo familiare …
Dunque, niente interventi sui costi della Casta o della P.A., i piccoli comuni e le Province son tutti lì, la magistratura ha avuto il periodico aumento stipendiale, i nostri media neanche più ricordano che i mercati e gli stati esteri ci guardano ancora con attenzione, sorpresa e sospetto.

Tornando all’IMU, c’è l’esempio della Giunta di Roma Capitale, presieduta dal sindaco Alemanno, che ha dato il via libera all’esenzione totale dal pagamento dell’Imu sulla prima casa per le famiglie con un reddito Isee non superiore a 15.000 euro.
La copertura finanziaria sarà assicurata dai maggiori introiti garantiti dalla rivalutazione delle rendite catastali degli immobili situati nelle zone di pregio di Roma, che rappresentano il 7,49% delle prime case.  La stima di incremento di gettito derivante dalle nuove rendite in base alle stesse aliquote IMU dello scorso anno è di un gettito di 116,2 milioni di euro. In questo modo, non saranno penalizzate le attività produttive, come, viceversa, sembra prevedere il decreto al vaglio del Governo Letta.

Saranno 376.000 le  famiglie romane, in particolari situazioni di disagio economico-sociale, che beneficieranno di questi provvedimenti di solidarietà sociale.

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Un’ordinaria giornata italiana

9 mag

Mediaset: confermata in appello la condanna per frode fiscale a 4 anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi. Qualcuno già chiede dimissioni od ineleggibilità, si vedrà in Cassazione, Daniela Santanchè commenta: «ieri qualcuno voleva impedire a Berlusconi di governare e pretendeva di sovvertire la volontà popolare degli italiani per via giudiziaria, oggi qualcuno sta operando per fare saltare il governo Letta e l’ipotesi di pacificazione nazionale».

A proposito di pacificazione, mentre la seconda Corte d’appello di Milano emetteva la sentenza, l’ex giudice Francesco Nitto Palma è stato eletto presidente della Commissione Giustizia del Senato solo alla quarta votazione tra polemiche e defezioni del Partito Democratico.
E, più o meno in simultanea, a proposito di pacificazione e anche di processi, il CSM ha eletto Giorgio Santacroce, già a capo della Corte d’Appello di Roma, come nuovo primo presidente della Corte di Cassazione, ma si è spaccato a metà con tredici voti a favore, quattro astenuti e nove contro andati al suo diretto concorrente, il presidente della seconda sezione civile della Cassazione, Luigi Rovelli.

Intanto, la Procura di Milano rinviava a giudizio per associazione a delinquere e corruzione Roberto Formigoni e altre undici persone, tra cui tre ex dirigenti del Pirellone, nell’ambito dell’ inchiesta Maugeri, la struttura pavese favorita, così come l’ospedale San Raffaele, da delibere di giunta per un totale di circa 200 milioni di euro di rimborsi “ulteriori” per prestazioni sanitarie.

E, visto che non può esserci pace senza giustizia, la Corte dei Conti bocciava il governo tecnico, troppo ottimista dal DL Sviluppo alla Legge di Stabilità: le norme di carattere fiscale “risultano prive di clausole di salvaguardia per fronteggiare il minor gettito rispetto alle stime”.  La legge di Stabilità “viene svuotata della sua componente fondamentale, non si realizza la manovra.” Il Decreto Legge per lo Sviluppo costituisce “un provvedimento disorganico, che reca i più disparati interventi; molti emendamenti approvati in sede parlamentare sono privi di relazione tecnica o registrano un visto negativo”. Per il resto, “coperture improprie”, “gettito non affidabile”.

Tutto accaduto nello stesso giorno, l’8 maggio 2013, in cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze comunicava che “Cassa depositi e prestiti, nell’ambito della procedura prevista relativa allo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione, ha ricevuto un totale di oltre 1.500 domande di anticipazione di liquidità, per un importo complessivo di circa 6 miliardi di euro … che superano l’importo delle somme del Fondo dedicato agli Enti locali da 4 miliardi di euro (2 mld per il 2013 e 2 mld per il 2014).”

Per il presidente Giorgio Napolitano “oggi si apre un nuovo ciclo di attività, in corrispondenza con la partenza della 17esima legislatura”. Il capo dello Stato ha inoltre considerato finita la “travagliata” fase d’avvio della legislatura, “ora bisogna affrontare il nodo delle riforme troppo a lungo attese”.
Sarà, ma in casa PD la difficoltà di trovare una qualche intesa – su un “traghettatore” come sul resto – aveva fatto emergere la possibilità di anticipare i lavori a luglio. Tra Bersani, “non devo proporre soluzioni”, e  Renzi, “non pongo nessun tipo di problema”, finirà con il solito “congresso del Pd a ottobre”, l’Italia può aspettare.

E – sempre l’ 8 maggio del 2013 – s’è tenuto il ‘funerale della Prima Repubblica”, quello del divo Giulio Andreotti, e non c’erano nè fischi nè monetine, ma tutta la Roma de’ roma, l’Italia Anni ’60, quella dei tassisti, del pubblico impiego, dei negozianti e della gente qualunque, che il Divo riceveva tutti i sabato mattina nell’ufficio di San Lorenzo in Lucina.

Come è accaduto anche che le Associazioni del comparto ICT (Information and Communication Technology) – tra cui dall’Associazione Aiip aderente a Confindustria, Assoprovider-Confcommercio, ASSINTEL e altre – abbiano scritto una lettera, predisposta dal giurista Fulvio Sarzana, al presidente della Camera e del Senato e al presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per richiedere una pausa di riflessione nell’emanazione del Regolamento su web e diritto d’autore, che darebbe la possibilità all’Agcom di rimuovere contenuti dal web senza l’intervento della magistratura e senza una normativa di copertura da parte del Parlamento.  Una richiesta cui hanno aderito anche un generale della guardia di finanza, Umberto Rapetto, ed i Consumatori di Altroconsumo, come pressoché tutte le piccole e medie aziende del settore dell’informatica e delle telecomunicazioni.

A conferma che fosse un giorno infausto, a Genova accade un nuovo disastro del mare: una nave portacontainer impatta contro una torre portuale che crolla sulla “palazzina piloti”, sette morti e due dispersi.

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Marino e il babbuino: tutta la storia

6 mag
Il ‘buon’ Ignazio Marino, che parla ai giardinetti con la gente ed accarezza cani, potrebbe diventare, a pochi giorni dalle elezioni romane, un ‘asettico’ scienziato, a causa della vivisezione di un babbuino da lui praticata anni addietro.
Un micidiale tallone d’Achille per il candidato sindaco del Partito Democratico – voluto dalle segreterie ed osannato nelle primarie  – che tocca il ventre di una città ‘indifferente a tutto’, ma che insorge se si maltrattano gli animali. Vivisezione che, anche per chi non fosse ambientalista, ricordiamoche è condannata da tutte le religioni, come in generale per tanti esperimenti sulle ‘creature del Signore’.
Al di là delle violente – e biasimabili – proteste degli animalisti, la vivisezione su scimmie praticata da Marino molti anni fa ebbe motivazioni e risultati discutibili, come racconta l’articolo dello stesso Ignazio Marino, su L’Espresso dell’11 maggio 2012, (link) che ribadiva come “Chi è contrario all’uso degli animali da laboratorio va rispettato, ma c’è davvero qualcuno che ritiene possibile testare gli effetti di un farmaco, come un’eruzione cutanea, l’insufficienza epatica o le allucinazioni, su una cellula in provetta? Oppure la proposta è quella di sperimentare le sostanze direttamente sugli uomini e sui bambini?
Secondo l’Eurispes, l’86 per cento degli italiani è contrario alla sperimentazione animale eppure solo il 3 per cento si dichiara vegetariano. La coerenza scarseggia. Oltre a smettere di mangiare carne di animali allevati per finire in padella e a non indossare scarpe di pelle, coloro che chiedono di chiudere gli allevamenti, come nel recente episodio di Green Hill vicino a Brescia, sono pronti a rinunciare anche alle medicine testate sugli animali, sino ad accettare il sacrificio della propria vita o quella dei propri figli, per una leucemia o una polmonite?
In realtà, come denunciano gli antivivisezionisti, solo il 27,5%  degli animali è usato nella ricerca e sviluppo di farmaci, mentre in UE la percentuale è del31%, più un altro 15,4% usato nei test obbligatori per legge specifici per i farmaci (dato in media UE),  piuttosto c’è un 44% degli animali che muore per ricerca di base, quasi il 9% nei test tossicità per la produzione e il controllo di qualità in campo medico e odontoiatrico, il 4,2% per la diagnosi di malattie, didattica e “altro”.

Inoltre, per la “ricerca di base” e della “ricerca e sviluppo” di farmaci non vi e’ obbligo di legge che costringa a usare animali nei test e non si tratta di ‘quattro gatti’, visto che gli animalisti denunciano che “ogni anno nel mondo vengono torturati e uccisi più di 150 milioni di animali, nei 600 laboratori italiani quasi 900’000″. Ridurre del 12% il ‘consumo’ come fatto dalla Germnia nel 2005, significa la vita per circa 100.000 animali nel solo territorio italiano.  Dei circa 10.000 primati usati per esperimenti, in quell’anno nell’UE a 15 membri, oggi ne sarebbero vivi oltre mille.

La differenza c’è.
Il senatore Marino, nel suo articolo, difende una certa ‘ricerca scientifica’ che “alcuni vorrebbero affossare con un articolo della legge Comunitaria in discussione al Senato che, tra le altre cose, vieta in Italia l’allevamento di animali destinati alle sperimentazioni. Con quali conseguenze?
Innanzitutto se questa legge venisse approvata a Roma sarebbe bocciata a Bruxelles perché in contrasto con la direttiva europea. In secondo luogo le aziende farmaceutiche, come gli istituti di ricerca pubblici, dovrebbero trasferire i laboratori all’estero, con inevitabili ricadute sull’occupazione e sulla nostra economia, oppure importare gli animali da altri Paesi“.

In realtà,il testo di legge licenziato dalla Camera cui fa riferimento Marino, contiene un comma – proprio quello che recitava di “vietare l’allevamento di primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione su tutto il territorio nazionale” – che è stato approvato il 1 febbraio 2012 dalla Camera non da alcuni affossatori della scienza, bensì con ben 380 voti a favore, 20 no e 54 astenuti. In quello stesso giorno, in un convegno nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, Carla Rocchi, Presidente dell’ENPA, sottolineò che il testo inviato al Senato va a “vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all’animale”.

La norma, nell’accogliere le direttive UE, garantisce “l’implementazione di metodi alternativi all’uso di animali a fini scientifici, destinando all’uopo congrui finanziamenti”, la formazione di personale esperto nella sostituzione degli animali con metodi in vitro tramite corsi specifici e di approfondimento senza nuovi oneri a carico della finanza pubblica, la presenza di “un esperto di metodi alternativi e un biostatico all’interno di ogni organismo preposto al benessere degli animali e nel Comitato nazionale per la protezione degli animali usati a fini scientifici”.
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Una questione innazitutto etica e, mentre Ignazio Marino ritiene che in Italia si possa proseguire con l’allevamento di animali destinati alle sperimentazioni, Tonio Borg, commissario europeo ad interim per la Salute e le Politiche dei consumatori, si è espresso con fermezza contro un’ulteriore posticipazione del’obbligo di prodotti cosmetici “Cruelty Free”, perché “se non vi è obbligata, l’industria non farà gli sforzi necessari per sviluppare i metodi sostitutivi che permettono di sostituire gli ultimi tre test di tossicità sugli animali tuttora autorizzati“.
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Ma non solo, dato che lo stesso Ignazio Marino fa riferimento al caso mediatico internazionale della Green Hill, un’azienda situata a Montichiari (Brescia) che alleva cani (beagles) da destinarsi ad esperimenti scientifici, coinvolta in inchieste e scandali dopo continue e pressanti manifestazioni di animalisti ed ambientalisti.

Significativo e riassuntivo della vicenda e di cosa accadesse ai cani, è il comunicato della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente: “la nuova linea seguita dalla procura va avanti su questo binario: la soppressione non necessaria di parecchi beagle a Green Hill conferma il sospetto che i cuccioli nell’allevamento non fossero destinati solo alla sperimentazione farmacologica, ma che molti di loro diventassero cavie anche per l’industria cosmetica. E, dopo i controlli sulla documentazione e i primi esami medici, emergerebbe che i cani non perfetti, cioè non corrispondenti agli standard richiesti, venivano eliminati con un’iniezione letale. Molti beagle, come hanno scoperto gli inquirenti, sono stati soppressi per problemi di dermatite. E proprio questa malattia lascia supporre che Green Hill facesse anche test cosmetici.

Un caso mondiale, ormai, visto che il caso Green Hill è diventato la bandiera della Giornata mondiale contro la vivisezione.
Un’attività definita dall’On. Brambilla a Matrix, il 4 Aprile scorso, come ‘non in regola con le nostre coscienze’, ma, a quanto pare, a posto con quella del senatore Ignazio Marino, che non dovrebbe, però, dimenticare che l’Unione Europea, attraverso un Regolamento risalente all’11 marzo 2009 (EC n.1223), ha messo al bando i prodotti cosmetici con ingredienti o combinazioni di ingredienti testati su animali. L’Italia era, come prevedibile, inadempiente fino a pochi giorni fa, nonostante un precedente regolamento del 2004 che già proibiva di testare su animali prodotti cosmetici finiti. “Il divieto definitivo imposto nell’Unione Europea – dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – segnerà una pagina importante a livello mondiale per il superamento dei tanti, troppi, e spesso inutili esperimenti fatti sulla pelle degli animali“.
Cosmetici, tanti test per cosmetici, più tanti altri per ‘ricerca di base’, ‘test tossicologici’, ‘didattica’ – non  leucemia, polmonite, eruzione cutanea, insufficienza epatica, allucinazioni – per i quali, come raccomandano le direttive europee, tanti test sono ampiamente ed efficacemente sostituibili senza sofferenze e morte per tanti animali,  .
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Ritornando alla storia del babbuino ‘ucciso’ dal mite Ignazio, la vera questione di oggi è quella della Green Hill ed i suoi beagle, e della candidatura a sindaco di una città che ama e difende gli animali ed in particolare i cani. Il ventre di Roma non può altro che borbottare, specie se l’impressione è che ci si nasconda dietro un dito, cosa del tutto vietata a qualunque Primo Cittadino.
Infatti, non è in ballo il sacrosanto diritto/dovere alla ricerca scientifica o farmacologica, ma l’uso di migliaia di cani per le ‘esigenze’ dell’industria cosmetica e la sincerità di un ‘afflato umano’ – quello di Ignazio Marino e del suo Partito Democratico – che gli elettori (pro o contro o ìndifferenti che siano) sentono sempre più mancare.
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La questione, però, straborda dall’ambito politico, se si tiene conto che la sperimentazione di cui parla con orgoglio Ignazio Marino era anche ‘sull’uomo’ – il fegato espiantato alla scimmia era destinanto ad un paziente epatico – e girovagando per la Rete è possibile leggere questo articolo di di forte critica etica e medica sul  Riformista Torinese (link)
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Valutare la fondatezza dei rilievi è questione medica, ma l’articolo a firma di Roberta De Antonio appare credibile, quando menziona professore Bruno Fedi, medico primario anatomopatologo, “che gli ricorda (ndr. a Ignazio Marino), in una lettera del 24.05.2012, che già nel 1967 il Direttore della Patologia Chirurgica dell’Università Di Roma, Paride Stefanini, aveva effettuato un trapianto di rene da babbuino ad uomo e aggiunge: Risultato disastroso: paziente morto. Conclusione: Ignazio Marino ci racconta, con orgoglio, di aver ucciso un babbuino, nel 1992, 15 anni dopo l’intervento di Stefanini, senza tener conto dei numerosi risultati infausti, precedenti. Fu un tentativo di salvare la vita ad un uomo, usando un organo incompatibile, sapendo che era incompatibile, ma sperando che, con enormi dosi di farmaci immunosoppressori, venisse tollerato dal ricevente.
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Nella lettera del noto medico e professore universitario – pubblicata integralmente da UNA Cremona (link) – si può anche leggere che:Nell’ambiente dell’università, si criticava pesantemente lo Stefanini, per avere effettuato un intervento che non poteva riuscire: tutti lo sapevano, ma Stefanini aveva voluto tentare. Qualcuno disse che era stato un omicidio, benevolmente tollerato dalle leggi. 
Oggi, Ignazio Marino ci racconta, con orgoglio, di avere ucciso un babbuino, nel 1992, 15 anni dopo l’intervento di Stefanini, senza tener conto dei numerosi risultati infausti, precedenti. Quello descritto da Marino è un caso tipico di sperimentazione sull’uomo (perché, negli animali, si sanno i risultati, ma gli stessi sperimentatori sanno che non sono predittivi). La descrizione di Marino è proprio il caso di un uomo, usato come cavia, anzi, come cavia pagante, perché si sapeva che i risultati negli altri animali non erano stati favorevoli e che, in senso generale, non sono predittivi, dunque si è sperimentato sull’unico animale predittivo per l’uomo: l’uomo stesso.
Questo esperimento, questo tipo di esperimenti, rivelano anche una metodica, una mentalità. Marino procede per “tentativi ed errori”, metodo che i vivisettori hanno tante volte sostenuto giusto. Marino sapeva che la cosa che tentava, non poteva riuscire, ma ci ha provato.”
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Indecifrabili -forse- questioni mediche che lasciamo volentieri -forse- agli stessi medici.
Piuttosto, come si traduca nell’ottica del paziente ed a cosa sia servito il sacrificio del babbuino è, ahimé, semplice, visto che basta leggere qualche statistica, che ci racconta come quasi un trapiantato di fegato su cinque muoia entro tre anni dall’intervento ancora oggi, più o meno come tot anni fa. Un’aspettativa in vita, una reazione immunitaria, che è sempre la stessa da dieci anni, come altre statistiche dimostrano.
SRTR Program Reports – July 2010
In caso di dubbio su cosa sia significato l’esperimento ‘umano’ – se si ha stomaco forte – è possibile anche leggere la cruda pubblicazione scientifica “Baboon-to-human liver transplantation”  che Marino ed altri pubblicarono su Lancet (link).
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Anche se è stato rilasciato dalla terapia intensiva dopo un mese, (ndr. il paziente) ha sviluppato diverse infezioni, che hanno reso necessaria la terapia con anticorpi nefrotossici. La più invalidante di queste è stata mixata da Citomegalovirus, Candida, Esofagite e Duodenite, che sono stati sospettati essere la causa di ricorrenti emorragie gastrointestinali dal giorno 27esimo al 39simo e che hanno richiesto 14 unità di sangue trasfuso (ndr. circa sette litri, praticamente come se avvesse perso tutto il sangue e servisse un ricambio totale).
E’ stato coltivato dal sangue lo Staphylococcus aureus (ndr. provoca infezioni suppurative acute) … Enterococcus faecalis (ndr. provoca infezioni del tratto urinario, endocarditi e sepsi) … Aspergillus (ndr. infezione tracheale).
Altre complicazioni, incluse insufficienza renale e dipendenza da dialisi, hanno avuto inizio il 21esimo giorno, che probabilmente sono il risultato della tossicità da più farmaci (sic!) …  fino al giorno 55esimo quando (ndr. il paziente) è stato riammesso in terapia intensiva dopo una recidiva di ittero … il giorno 61esimo è diventato ipotensivo con rigori, ha richiesto l’intubazione. C’erano tracce di coagulazione intravascolare disseminata ed emolisi con un calo della conta piastrinica (ndr. meno 80%) … un aumento di emoglobina plasmatica libera (ndr. 30 volte il massimo) … e un aumento della bilirubina (ndr. del 400%) … durante le successive 48 ore.
Dai giorni 65esimo al 70esimo, il paziente aveva 5 plasmaferesi che avevano ridotto la bilirubina sierica.  Il 70esimo giorno … c’è stata una perdita improvvisa delle maggiori funzioni del sistema nervoso. La TAC ha mostrato una massiva emorragia subaracnoidea (ndr. i cui sintomi includono la terribile “cefalea a rombo di tuono”, vomito, confusione mentale, abbassamento del livello di coscienza e, talvolta, convulsioni) e 6 ore dopo è stato dichiarato cerebralmente morto.”
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Un vero e proprio calvario.
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Avrebbe sofferto così tanto prima di morire per cause naturali? E, soprattutto, se - come Ignazio Marino oggi afferma di sapere ma che all’epoca evidentemente supponeva all’incontrario – il sistema immunitario degli uomini e quello dei babbuini non sono compatibili, nemmeno utilizzando i farmaci antirigetto più potenti, a quale “terapia che oggi permette di salvare centinaia di migliaia di malati terminali” è servito quell’esperimento dall’esito letale?
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Domande che nella città dei Papi hanno un certo peso anche sugli spiriti semplici … ed una storia che dimostra come non si possano lasciare in mano ai soli medici sia le politiche sanitarie, ma, soprattutto, la bioetica.
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Sottosegretari: Letta getta la maschera

3 mag

Se si voleva dare un segnale preciso al Paese ed ai mercati, il governo Letta/Alfano c’è riuscito: 30 sottosegretari e 10 viceministri declinati secondo lo standard Cencelli della Prima Repubblica, che spesso  hanno se non poche o pochissime competenze negli ambiti di governance cui saranno preposti.
E che, dunque, non si spiega perchè siano lì.

Ad esempio, i sottosegretari all’Istruzione Gabriele Toccafondi, laureato in scienze politiche e dirigente di cooperativa, Marco Rossi Doria, autore di successo, e Gianluca Galletti, politico ‘di professione’ e capogruppo dell’Unione di Centro alla Camera dei deputati.

Ai Beni Culturali ed il Turismo – non all’Ambiente od alle Politiche Agricole – vediamo Simonetta Giordani, biologa, e Ilaria Borletti Buitoni, imprenditrice impegnata nella tutela ambientale. Non a caso alle Politiche Forestali, Agricole e Alimentari troviamo Maurizio Martina e Giuseppe Castiglione, ambedue politici di ‘profesisone’, mentre il sottosegretario all’Ambiente è Marco Flavio Cirillo, che arriva ai vertici dello Stato con  la sola esperienza di sindaco di Basiglio, comune del milanese lambito dal fiume Olona, notoriamente inquinato, di cui pochi giorni fa il Corsera scriveva “cascate di schiuma e melma putrescente. Depuratori ko e scarichi abusivi.”

Il Sottosegretario alla Salute c’è il poco noto Paolo Fadda, di cui la Rete riporta solo che è un “ex-Pidiessino” e, sembra, autore di due testi dal titolo significativo “Alla ricerca di capitali coraggiosi” e “Alberto Castoldi: un’esemplare figura di imprenditore minerario.”

Alle Infrastrutture vediamo Vincenzo De Luca, ex sindaco di Salerno e politico di ‘professione’, Rocco Girlanda, amministratore delegato di alcune società editoriali del Centro Italia e coinvolto (non indagato) nella maxi inchiesta sugli appalti per il G8, ma soprattutto fa scalpore la nomina a sottosegetario di Erasmo De Angelis, presidente di Publiacqua Toscana, per la quale l’ADUC denuncia che “la tariffa idrica piu’ cara d’Italia diventa ancora piu’ cara”, di “so scandalo del conflitto di interessi”, perchè “l’Aato3, che decide gli aumenti proposti da Publiacqua, e’ gestito da persone nominate dai Comuni, che sono gli stessi che detengono al 34,63% le azioni di Publiacqua”, degli “utili che vengono dalle bollette degli utenti devono andare ai Comuni e questi ne fanno l’uso che credono, mentre per l’ammodernamento del sistema idrico si chiedono piu’ soldi agli utenti”.

Alla Difesa, i sottosegretari sono il politico di “professione” Gioacchino Alfano, relatore del famigerato Decreto Milleproroghe, e Roberta Pinotti, ex docente di lettere nei licei.

Agli Esteri, Marco Giro, già Direttore delle Relazioni Internazionali della Comunità Sant’Egidio … alla Funzione Pubblica, quel Gianfranco Miccichè che, nel 1988, interrogato nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga, rispose: “Non sono uno spacciatore ma solo un assuntore di cocaina”, mentre, nel 2001, precisò che “se per fare gli appalti dovessimo aspettare che finisca la criminalità mafiosa allora non partiremmo mai”.

L’acqua è poca e la papera non può galleggiare.

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Napoli: chi non vuole le ZTL … a Roma?

2 mag

Nonostante a Firenze si siano rivelate linfa vitale per il turismo, il commercio e l’artigianato, sebbene a Milano si siano rivelate la bacchetta magica per il capoluogo di una regione di 10 milioni di abitanti, sono forti le polemiche sulle ZTL a Napoli.

Come al solito, quando si legge delle disgrazie di Napoli bisogna diffidare, anche perchè – grazie alla tradizione inagurata da Scarfoglio e Serao – spesso si tratta di ‘chiacchiere e distintivi’ che hanno interessi altrove.

Un’interessante lettera pubblicata da Iustitia, settimanale di informazione on line, chiarisce i termini della questione a Napoli, precisando che “da giorni e giorni su Repubblica Napoli e Corriere del Mezzogiorno si susseguono articoli contro le ZTL, zone a traffico limitato, si riportano in dettaglio le posizioni di commercianti e si intervistano persone che sono contrarie”, nonostante “due sondaggi online promossi proprio da Repubblica Napoli hanno dato una netta maggioranza a favore delle ZTL (Centro Antico e Mare). I risultati di questi sondaggi, però, non sono stati riportati negli articoli pubblicati in questi ultimi mesi.”
Allo stesso modo, “WWF, Italia Nostra, Legambiente, Marco Mascagna, Cicloverdi, Mamme antismog, Associazione Culturale Pediatri, Pediatri per un Mondo Possibile hanno inviato comunicati sulla ztl l’8 aprile, il 10 aprile e l’11 aprile. Su Repubblica Napoli e sul Corriere del Mezzogiorno non è uscito neanche un rigo.”

Secondo l’autore della lettera, il ben documentato Pio Russo Krauss dell’Associazione Marco Mascagna, “chi legge Repubblica Napoli  e Corriere del Mezzogiorno (diretto da Marco Demarco, ndr) crede che sia un dato di fatto che le ZTL hanno aumentato il traffico, hanno messo in ginocchio il commercio, hanno determinato la chiusura di negozi.”

Viceversa, il TomTom Congestion Index 2013 riporta che Napoli è migliorata di 6 posizioni nella classifica della congestione del traffico, la Confcommercio evidenzia che la crisi colpisce soprattutto Roma e Torino e poi Napoli, che la  Confesercenti-Anama non considera allarmante a Napoli la percentuale di negozi chiusi (sfitti)  nei centri storici, a differenza di Cagliari, Rovigo, Catania, Palermo, e che, secondo l’Associazione italiana Confindustria Alberghi ed Il Sole 24 Ore, Napoli è la città italiana che ha registrato l’incremento maggiore di presenze alberghiere (10,5%) tra gennaio 2012 e 2013.

Tra l’altro, Firenze ha il 50% di ZTL in più rispetto a Napoli (3 kmq) e Monaco di Baviera è riuscita alimitare il traffico in ben 44 kmq del proprio territorio.


Dunque, oltre alle eterne faide della sinistra italiana (in tal caso verso il sindaco senza partito Luigi De Magistris) è possibile, visto l’attegiamento delle testate nazionali, l’origine di tante chiacchiere potrebbe risiedere nel fatto che affermare le ZTL a Napoli, dopo Firenze e Milano, funzionano, costringerà anche Roma ad una politica seria di mobilità e di dislocazione delle centralità.
Infatti, Roma destina oggi solo 4,2 kmq alle Zone a traffico limitato, che, però, sono straaffollate ed assediate dalle autovetture di quasi milione di di residenti, dalle decine di migliaia di auto blu e di padroncini e corrieri che svolgono commissioni, l’enorme frammentazione delle sedi istituzionali e l’irrazionalità logistica del Piano regolatore che costringono milioni di romani a trascorrere nel traffico il 10% della loro giornata.

Una città, la nostra capitale, che tra le tante improduttività annovera quella turistica, visto che il Colosseo e i Musei Vaticani raggiungono i 5 milioni di visitatori ciscuno, mentre a Londra ha quattro musei sopra la soglia dei cinque milioni, il Louvre di Parigi stacca 8,5 milioni di biglietti l’anno, Disney Paris raggiunge i 15 milioni di visitatori.
Un centro storico capitolino che, essendo ambito a tanti VIP in cerca di acquisti immobiliari a prezzo ‘politico’, non può derto fare spazio a bed & breakfast, turisti in sandalo ed American Express Oro, grandi investimenti ‘industriali’ nel turismo e nel Made in Italy.
Una città, che fu raccontata da Sordi e Pasolini, dove il mercato immobiliare è talmente anomalo, al punto che, a differenza di qualunque altra città, gran parte dei romani de Roma può permettersi di vivere ancora nei quartieri dei loro nonni, ma a condizione di mantenere le antiche ripartizioni urbanistiche e d’uso degli immobili con un traffico ed una logistica disastrosi.


Una Roma, dove l’Auditorium conta un milione di ingressi l’anno quasi quanti ne conta Rainbow MagicLand, il parco a tema di Valmontone, mentre buona parte del litorale spiaggioso non è assolutamente valorizzato. Una metropoli che rinuncia a creare un passante tranviario lungofiume – come dovunque – per creare piste ciclabili semi-deserte e terrazze per l’elio terapia degne del miglior Ballard. Un sistema locale che non riesce a rendere più appetibili i negozi del centro ai turisti che ormai trovano tutto anche a Shangai od Hong kong a prezzi scontati da balzelli fiscali, tributi e pizzo.

Una follia collettiva, che, in Italia, si traduce in un calo del settore alberghiero-turistico, che “è dovuto ai «prezzi fermi ormai da 3 anni» e ad «accorte politiche tariffarie difficili da sostenere a lungo». Inevitabile un riflesso anche sul mercato dei lavoratori, con un -2,6% di occupati (-2,8% a tempo indeterminato e del -2,5% a tempo determinato)”, come spiega Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, sul Corsera.

Una discrasia che rende, probabilmente, indigeribile che il fatto che Napoli – la città dei cugini disgraziati, caotici e vituperati (non la ‘piccola Firenze’, non la ‘maniacale’ Milano) – si (ri)doti di un’organizzazione industriale e di una qualità turistica invidiabili, lasciando la Capitale sola a ‘combattere la modernità’?

E’ questo il vero problema ZTL a Napoli, di cui i media, anche nazionali, parlano in un modo ingiusto?
E cosa intendono fare, nel dettaglio, gli attuali candidati a sindaco di Roma in fatto di accrescimento dei flussi turistici e ‘solvibilità’ della città, mobilità e trasporti, inquinamento e vivibilità?
Come intendono fare Napoli e Roma intraprendere una strada di crescita, se il loro Medioevo, il loro Barocco, il loro Rinascimento ed il loro primo industrialesimo non diventino un valore aggiunto, sfruttato industrialmente? QUanti edifici pubblici potrebbero essere riconvertiti per la ricettività alberghiera?
Cosa farcene dell’enorme numero di teatri, musei e cinema di cui sono dotate queste città, senza i flussi turistici (e pedonali) che possono essere attratti, visto che Amburgo, per continuare ad attrarre il turismo interno, ha costruito una piccola fortuna, in soli venti anni, nel settore delle Operetten Haus?

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IMU, non IMU ed il paese senza meraviglie

2 mag

Giorni fa, italiani e mercati tiravano un respiro di sollievo: è fatto, l’Italia ha un governo, che, forse, durerà pià di una stagione o di un anno, chissà. Tra l’altro, l’ultima cosa che si poteva pensare di Enrico Letta è che fosse un uomo da passi avventati, come quello del ‘salasso’ per le esauste finanze italiane, che zero IMU e tanta cassa integrazione apporteranno, insieme alle risorse che comunque servono per intervenire in aiuto di tanti esodati e disoccupati, che le politiche del Lavoro dell’ultimo anno hanno dimenticato.

Fermo restante che è ingiusto ed iniquo far pagare l’IMU sulla prima casa a chi rientra nelle fasce ISEE, che i redditi bassi devono pagare tasse locali proporzionate e che se si tratta di attività con ricavi sgravi ed esenzioni vanno ben valutati in funzione della crescita locale, va detto anche che a ‘voler mobilizzare 20 miliardi’ per alleviare la pressione fiscale ed alimentare l’occupazione si potrebbe fare ben altro.

Ad esempio, con previsionalità di minori entrate equiparabili a quella dell’IMU, si potrebbe ridurre l’IVA, almeno in alcuni settori, di un punto – non solo lasciarla così com’è – e rilanciare consumi e produzione . Come anche si potrebbero ‘aggirare’ alcune norme antiprotezionistiche dell’Unione, introducendo norme che consentano ai Comuni di modulare imposte e tributi in modo che abbiano effetti positivi sulle economie locali.

Allo stesso modo, se si vuol far ripartire le grandi aziende, oltre agli sgravi ed aiuti, servono contratti di lavoro molto diversi da quelli di cui si sente parlare dai nostri sindacati, che vogliono mantenere l’organizzazione verticistica che li ha resi parte della Casta ed arbitri dei destini italiani.
Contratti che diano spazio alle scelte ed ai benefit locali, in un quadro nazionale di regole, ma anche di intese che permettano – secondo un modello molto affermato nei paesi ‘veramente’ industriali e sperimentato con successo in Italia dall’Olivetti che fu – a fondazioni ed enti benefici alimentati dalle aziende di sostenere il benessere del territorio dove operano.

Una piccola rivoluzione, che riporterebbe la politica al ruolo ed al livello (alto) che le compete: in nessun paese al mondo, salvo quelli comunisti, esistono dei raprresentanti sindacali che sforino così tanto dal loro ruolo di lobby rappresentativa di interessi di una parte, ormai neanche maggioritaria, dei cittadini che producono.

Un mondo produttivo che è relativamente in crisi nei settori coperti dalle casse integrazione che tanto CGIL-CISL-UIL difendono a spada tratta. I disoccupati di oggi sono manovali, camerieri, banconisti, piccoli artigiani, precari con famiglia a carico, casalinghe con la laurea, giovani con la terza media che stazionano in sala giochi. Ditte individuali.
Dunque, non c’è da prendere atto che oggi come 30 anni fa i nostri sindacati continuano a distinguere tra un’illicenziabile pubblica amministrazione, gli occupati/disoccupati da cassa integrare, gli altri lavoratori.

Anche in questo caso ci si aspettava qualcosa di diverso. Ad esempio, formazione e riconversione professionale, non solo aiuto sociale. Anzi, visto che il reddito minimo è tutto ancora da discutere (abbatterebbe lo sfruttamento del lavoro nero, mettendo nei guai una parte del made in Italy), perchè non condizionare aiuti e sussidi all’inserimento in programmi sociali di riprofessionalizzazione e riqualificazione? Dicono che il turismo è il futuro dell’Italia e lo dicono proprio i vari Monti e Prodi …

E qui arriviamo al dunque: dove trovare i soldi per ripartire.
Certo, ci sono i tagli, ci sono gli sprechi, ci sono le caste, c’è l’evasione fiscale come c’è la mafia. Tutti obiettivi a lungo termine, che solo un governo forte e di longevo può sperare di affrontare con successo. Il buco Sanità? Indiscutibile con quasi 100 parlamentari che arrivano dal settore …

Ma, se parliamo di soldi, c’è il Demanio, con coste e luoghi ameni che attendono solo di essere valorizzati, c’è l’INPS, tirchio con i deboli e benefattore con i potenti, ci sono sedi ministeriali e degli enti locali del tutto inutili, mal dislocate e onerose. C’è Equitalia, che se vale quel che dice di valere – potrebeb essere effettivamente privatizzata privando il MEF di un ignobile ruolo di gabelliere e privando gli esattori del ruolo ‘istituzionale’ e degli accessi ai nostri dati personali di dubbia costituzionalità.
C’è la questione degli interessi maturati sui mutui, specie quelli ultradecennali, e l’evidenza che da un lato sono enormi, con la conseguenza che è crollato il settore, e che anche un’aliquota minima dell’1% sgli utili porterebbe nelle casse dello Stato enormi quantità di liquidità. Una questione che potrebbe essere affrontata nel corso della soluzione del caso Cassa Depositi e Prestiti o nel riparto – che prima o poi avverrà – di Finmeccanica e RAI.

In questo momento, il Governo Letta ha un’ampia maggioranza parlamentare, ma – mettendo insieme il 20% che non ha votato, il 18% che è andato a M5S, il 3% della Lega e di SEL con il 2% di Ingroia – viene fuori che quasi la metà di italiani è molto lontana dal sentirsi rappresentata.
Diciotto milioni di elettori – uno più uno meno – ai quali si aggiungono i tanti che hanno votato PD-Monti-PdL, ma stanno lì, diffidenti, a guardare … come, a guardare, c’è l’Europa, aspettando qualche passo falso del buon Enrico Letta che, forse, è già avvenuto.

Dunque, basta giochi di palazzo, si inizi a parlare di politica economica e del lavoro e, se si vuole placare il malcontento e smetterla con la politica ‘urlata’, si dia al Movimento Cinque Stelle un ruolo importante nella Convenzione per le Riforme, visto che con il 25% alla Camera è fuori da tutte le cariche istituzionali e da tutte le commissioni che contano. A furia di occupare sedie e poltrone, s’è lasciato il trono fuori le mura …
Aggiungere nanismo politico ed altra arroganza all’iniquità e all’incapacità ed all’avidità già dimostrate sarebbe un errore ferale per la politica e la governabilità italiane.

Mario Monti spiegava – giorni fa in televisione – che ‘loro’ prefriscono non confrontarsi con un certo mondo, come se fosse tutto composto da ignoranti od urlatori, ma che, comunque, ‘accettano i suggerimenti’.
Il Professore, a dire il vero, di suggerimenti che arrivavano ‘da noi comuni mortali’ ne ha accettati davvero pochi. Speriamo che Enrico Letta, almeno un’oretta in Rete al giorno, magari anche su siti non italiani, la trascorra e che, ancora quarantenne, non si sia già tagliato fuori dal (caotico, ma spietato) dibattito globale … smettiamola di dimenticare che dietro 100 tweet su una pagina di un politico, ci sono migliaia di ‘popolani’ che borbottano, centinaia di notizie unofficial, studi e statistiche ben accreditati.

Se le folle urlanti sono preludio di fatti infausti, e siam d’accordo, questa Politica preferisce forse vivere in un ‘mondo a parte’ e che si continui a ridergli dietro, visto che Crozza è più seguito dei telegiornali, ormai, e che l’immagine dell’Itala è putualmente deturpata?
Vogliamo continuare a vivere degli spiccioli che forse Angela Merkel concederà ‘per il bene dell’Europa’? E per quanto ancora?

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Spari a Palazzo Chigi, tanti interrogativi

29 apr

Spari a Palazzo Chigi mentre il governo giura, poteva essere una strage, due carabinieri ed una passante colpiti, uno è gravissimo, l’attentatore, un disoccupato: «Volevo colpire i politici».

Scoppia la polemica tra i partiti e nei talk show.
E’ colpa della Rete, della sopravvalutazione dei social network e dei messaggi di ira popolare che veicolano? E’ colpa della politica, che ha dato per mesi uno spettacolo deprimente? E’ colpa dell’eterna campagna elettorale in cui viviamo da decenni e della demonizzazione dell’avversario?

Probabilmente si, è ‘colpa’ sia dei social network e del labile senso di community che alimentano, è colpa della nostra partitocrazia che non riesce ad evolversi da almeno 20 anni, è colpa del berlusconismo e dell’antiberlusconismo, che hanno monopolizzato sentimenti e soluzioni nazionali.
Ma, in primis, è ‘colpa’ di uno Stato Italiano che è nato 150 anni fa promettendo liberalità e riforme, che non sono mai realizzate ‘per il popolo’, con conseguenti trasformismi, statalismi, clientelismi, populismi, fascismi.

Se in Italia è endemico uno status pre insurrezionale – come attestano da decenni studi, esperti e fatti – la causa non può essere contingente, bensì endemica, come le condizioni in cui è tenuto il Meridione, come l’improduttività della nostra Capitale, come la fatiscenza e l’arroccamento di scuola, sanità ed università, come il sistema del lavoro e delle pensioni che prevede doppi, tripli e quadrupli binari.

Se in Italia vogliamo pervenire, dopo 150 anni, ad una effettiva pacificazione è necessario innanzitutto riaprire la ‘questione meridionale’ e chiudere la ‘questione mafiosa’, con interventi ‘preventivi’ che taglino ‘i mercati del malaffare’, come una legge ‘legalizzante’ sulle sostanze stupefacenti, il commissariamento dei poli logistici e grandi mercati all’ingrosso, una legge sulla prostituzione e sui casinò, l’istituzione di porti franchi.

Se in Italia vogliamo elettori consapevoli e non ‘da bar dello sport’, è necessario maggiore decoro delle istituzioni (leggasi manutenzione ordinaria), più aggiornamento del personale pubblico (leggasi pensionamenti), più istruzione e formazione (leggasi finanziamenti alle scuole e interventi per i minori a rischio).

Un reddito di cittadinanza, letale per il lavoro nero, per il caporalato, fondamentale se vogliamo superare le casse integrazione, le pensioni da fame, i veri invalidi non riconosciuti, gli esodati e le casalinghe, il calo delle nascite, la flessione dei consumi …

Un reddito di cittadinanza che avrebbe dato un minimo di dignità alla vita di Luigi Preiti, un cinquantenne senza il lavoro e senza l’affetto che cercava, senza speranza.

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Governo Letta: hic sunt leones

29 apr

 Del Governo Letta, appena nato, hanno già detto tutto le televisioni e le edizioni on line, in questo week end, e già sappiamo che i tosco-emiliani son tanti, forse troppi, e che gli ex democristiani sono ugualmente tanti e, secondo alcuni, troppi, se si voleva andare verso la Terza Repubblica non passando per la Prima.

E, nel dire tutto, i nostri media si sono dimenticati che i ministri sono tanti e basta. Non l’esecutivo da record di Romano Prodi bis, ma sarà da capire se, con l’aggiunta dei sottosegretari e viceministri, questo governo riuscirà a contenersi entro una cinquantina di componenti.

Andando ai nomi, alcuni hanno una loro logica intrinseca e comprensibile, ma non possono non lasciare perplessi altri dei neoministri.

Ad esempio, piaccia o non piaccia, l’incastro è perfetto per il premier Enrico Letta espressione di una generazione post sessantottina moderata come lo è per Angelino Alfano, vicepremier e ministro degli Interni, o per i profondi conoscitori dell’infrastruttura repubblicana come Emma Bonino agli Esteri, Gaetano Quagliariello alle Riforme istituzionali, Filippo Patroni Griffi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Moavero Milanesi agli Affari Unione Europea.

Altrettanto evidenti le motivazioni ‘tecniche’ della scelta di Massimo Bray, un erudito manager editoriale ai Beni culturali e Turismo, Cecile Kyenge, medico di nascita congolese, all’Integrazione, Maria Chiara Carrozza, un rettore all’avanguardia, per Istruzione, Università e ricerca, ai  Rapporti con il Parlamento, l’ex segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, agli Affari regionali il presidente dell’Associazione dei Comuni, sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.

Meno chiare o, forse, del tutto oscure le logiche che hanno portato alla Difesa Mario Mauro, candidato con Mario Monti, già membro del gruppo cattolico Comunione e Liberazione e responsabile nazionale per la scuola e l’università di Forza Italia. O Beatrice Lorenzin, non laureata, al ministero della Salute se non i suoi pregressi  come membro della Commissione Bicamerale per l’Attuazione del Federalismo Fiscale, che è la fonte principale di finanziamento (ad esempio l’IRPERF) degli spreconi Sistemi Sanitari Regionali. Per non parlare del ministero delle Pari opportunità, sport, politiche giovanili affidato a Iosefa Idem, un’ex campionessa mondiale e olimpica nella specialità del kayak individuale, che ha subito commentato “Che sorpresa, partirò dalle scuole elementari”, senza sapere che non rientrano nelle sue competenze.

Fin troppo evidenti le logiche che hanno portato  alla  Giustizia un prefetto, l’ex ministro montiano Anna Maria Cancellieri, od all’Economia Fabrizio Saccomanni, esperto di politiche monetarie e di destatalizzazione e sviluppo del settore privato, alle  Politiche Agricole Nunzia Di Girolamo, moglie del deputato del Partito Democratico Francesco Boccia, già consigliere economico di Enrico Letta al Ministero dell’Industria.

Terribile la constatazione che Lavoro e Politiche sociali siano andati ad uno statistico, Enrico Giovannini, Presidente dell’ISTAT dal 2009 od all’Ambiente ci sia un personaggio di tutt’altra provenienza, Andrea Orlando, una vita come responsabile degli enti locali e dell’organizzazione dell’attuale PD.

Imperscrutabile la decisione di affidare lo Sviluppo a Flavio Zanonato, divenuto famoso come sindaco per la costruzione del “muro” di via Anelli a Padova o come quella di Giampiero D’Alia alla  Pubblica Amministrazione, un parlarmentare distintosi per la produttività (presenza alle votazioni) ma anche per le assenze (ai dibattiti) e noto per la proposta di legge contro l’apologia di reato a mezzo internet, inserita (e poi abrogata) nel così detto ‘Decreto Sicurezza’ che suscitò massicce proteste e numerosi appelli da parte di blogger, gestori ed internauti, che lo ritenevano illiberale.

Evidenti e, forse, inconfessabili le strategie obligue che hanno portato alle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi, ex ciellino ed amministratore delegato di Fiera Milano Congressi, società controllata di Fiera Milano, alle  Politiche comunitarie Anna Maria Bernini, già Ministro per le Politiche Europee di quel governo Berlusconi IV ‘sfiduciato’ dall’Europa,  alla Coesione territoriale il sociologo Carlo Trigilia, membro della Fondazione Italianieuropei, presieduta da Massimo D’Alema e Giuliano Amato.

La sensazione è quella di un governo che poco interverrà su welfare, lavoro, salute, infrastrutture, trasporti, turismo, giovani, ambiente eccetera. E del resto come potrebbe se non c’è una lira in cassa?

Sarebbe, dunque, bastata una compagine ben più ridotta e ben più gestibile, quando ci sarà da votare in Consiglio dei Ministri, ma non è detto che anche gli affari di bottega non possano contribuire a qualche cambiamento necessario al Paese.

Quello che convince meno è il ‘combinato’ Saccomanni – Giovannini – Lorenzin, dove la spinta a superare la recessione tramite politiche di cassa che incrementino la fluidità del denaro potrebbe insabbiarsi, se affiancata da un timido approccio ai nodi irrisolti su lavoro e pensioni lasciati da Elsa Fornero, o rivelarsi disastrosa, se il costo della Sanità e dei servizi che deve garantire verranno affrontati su base regionale.
Non è detto che sia così, al MEF c’è una persona esperta, al Lavoro un nuovo volto della politica, alla Sanità un’appassionata moralizzatrice. Vedremo.

In positivo, il binomio Letta-Alfano con l’esperto supporto di Bonino, Quagliariello e Patroni Griffi appare una scelta ottimale per garantire che questo governo riesca a condurre l’Italia nel biennio che si renderà necessario per studiare, concertare ed attuare riforme profonde e concrete della pubblica amministrazione italiana e del sistema fiscale.

Un governo che non avrà vita facile in rete e nelle piazze, visto che il fronte della protesta (Lega, M5S e SEL) è tutto all’opposizione, ma che proprio per questo potrebbe cavarsela.

Hic sunt leones.

originale postato su demata

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