Beni Comuni: il Sud non ci sta

30 gen

In questo fine settimana si è svolto a Napoli il “Forum dei Comuni per i Beni Comuni”  per il rilancio e il riscatto del Sud nella “consapevolezza che il Sud non può beneficiare in alcun modo dal liberismo economico proposto dai poteri forti del Nord, rappresentati dall’attuale governo Monti e da quello precedente di Silvio Berlusconi e dei suoi alleati della Lega Nord“.

La lotta per il riscatto e per il rilancio del Sud non può essere disgiunta dalla lotta contro il liberismo economico e la politica dei sacrifici che l’attuale governo Monti sta portando avanti.”

Molto applaudito l’intervento di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli ed esponente liberale nell’Italia dei Valori: questo esecutivo è un arroccamento dei poteri forti contro le istanze di cambiamento che provengono dalla società. Le politiche di Monti sono quelle di Berlusconi, mentre da qui, dal nostro esempio di democrazia partecipativa e dal basso, devono nascere modelli economici alternativi al liberismo”.

Anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano del Partito democratico, è stato particolarmente critico: “noi siamo qui e vediamo il mondo da sud.  Ed ascoltare il vice segretario del mio partito che dice che le liberalizzazioni di Monti, ovvero qualche taxi in più e qualche farmacia aperta qualche ore in più, sono ‘l’inizio del risorgimento italiano’, mi fa pensare che forse siamo nella confusione delle parole. Io dico no a un sistema che vuole distruggere meccanismi che abbiamo costruito con lacrime e sangue. E credo che dobbiamo utilizzare un modello di partecipazione diverso da quello penoso dei tesseramenti”.
Secondo Massimo Zedda, sindaco di Cagliari di Sinistra Ecologia e Libertà, “in questo momento c’è al governo un galantuomo che però sta facendo le cose che farebbe Berlusconi, e il solco sociale si accentua”.

Intanto, la protesta dilaga e coinvolge sempre più cittadini di tutte le estrazioni sociali, dagli operai agli agricoltori, dai disoccupati agli imprenditori, fino agli studenti.  Ed è un mistero di come abbiano fatto i nostri media a non accorgersi che, nelle proteste siciliane sono sempre più presenti le bandiere con la Trinacria, mentre in Sardegna gli operai sventolano la bandiera con i Quattro Mori.

L’impressione che ne viene è che i sindacati e i partiti nazionali,  in particolare i partiti della sinistra, sembrerebbero allo sbando al Sud, “forse perché da tanti, troppi anni, manca completamente in questi partiti il tema Sud”.

Non a caso, l’evento, che ha visto l’intervento anche della FIOM di Pomigliano d’Arco, è stato presentato dalla giornalista Norma Rangeri de “il Manifesto”, “che ha evidenziato l’esigenza della nascita d’una nuova formazione progressista che si sostituisca all’inefficienza degli attuali partiti per vincere e incanalare verso una politica più partecipata alle prossime elezioni nazionali.

E lo stesso Nichi Vendola, nel suo intervento, ha detto che ““Abbiamo bisogno di politica, e non di invocare specialismi o tecnici che è un’idea di destra, autoritaria.  È propagandistica l’idea che la liberalizzazioni possano trascinarci fuori dalla crisi, mentre l’Italia precipita in quel buco nero che è il -2,2% di Pil previsto dal Fondo monetario internazionale. Questa giornata è un seme buono che può dare speranza per la costituzione di un processo alternativo.

Al convegno hanno partecipato anche esponenti del Partito del Sud e delle Autonomie siciliane e sarde.

Una curiosità “che connota”.
L’evento, tenutosi al Maschio Angioino e al cinema teatro Politeama, era convocato ed aperto a tutti gli amministratori locali italiani ed era finalizzato a trattare, in una visione di centro sinistra, dei rapporti tra “enti locali e Stato”.
Una questione nazionale, non meridionale.

Ebbene, Giuliano Pisapia (sindaco di Milano), Nicola Zingaretti (presidente della Provincia di Roma), Virginio Merola (sindaco di Bologna) e Giorgio Orsoni (sindaco di Venezia) non sono pervenuti …

originale postato su demata

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