Il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, commenta, in un’intervista a “La Repubblica”, la tesi sulla manovra pensionistica del ministro del Welfare, Elsa Fornero, scritta, però, prima della sua nomina a ministro e, dunque, migliorabile o peggiorabile.
Questo, nella sostanza, l’apporto di Confindustria: “Noi vorremmo che l’assegno pieno sia erogato solo a 65 anni. Chi si ritira prima dovrà avere un assegno attuarialmente equivalente a quello di chi resta fino a 65 anni. In questo modo il disincentivo ad anticipare la pensione sara’ maggiore“.
Bene la prima, da capire la seconda, non formulata la terza (che non c’è).
Infatti, è prioritario ripristinare il principio di diritto all’esodo volontario anticipato, specialmente se si sono versati contributi per almeno 20-30 anni.
Come non è corretto non valorizzare chi ha iniziato a lavorare prima dei 25 anni d’età e che, a partire dai 57, si ritrova con quaranta anni della propria esistenza, i migliori, dedicati al lavoro, infimo o megagalattico che sia. Persone che, anzi, andrebbero premiate, se il sistema fosse equo e che, nel frastornante dibattito sulle pensioni, vanno quantomeno menzionate e garantite.
Non è condivisibile, infine, l’idea di continuare a non considerare, neanche in ipotesi, l’idea di toccare i cosiddetti “diritti acquisiti”, di cui andrebbe rivisto, oggi, non il merito, ma certamente l’entità e l’estendibilità.
Se vogliamo applicare il contributivo ai lavoratori “nati tra il 1950 ed il 1962, come propone la Fornero, è necessario applicarlo, senza eccessi, almeno a tutti coloro che sono andati via dal 1998 ad oggi. E’ lo stesso ministro ad aver evidenziato che i “principi sono stati spesso largamente disattesi … in modo particolare con la scelta di tutelare i “diritti acquisiti” dei lavoratori meno giovani, scaricando invece sulle nuove generazioni l’onere dell’aggiustamento”.
Ovviamente, dopo aver cassato le pensioni d’annata ed i privilegi.
L’alternativa sarà quella di costruire un muro tra chi è nato prima/dopo il 1950 e di consegnare al futuro parlamento un’Italia travagliata da una drastica frattura generazionale.
(leggi anche Pensioni, quelle d’annata non si toccano e Pensioni – Fornero, pessime idee)
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